Italia

Sigarette elettroniche: il Fisco mette in riga i rivenditori e si prepara a incassare quasi il 60% di imposte dalla vendita

Sarà necessaria un'autorizzazione da chiedere all'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli per vendere le sigarette elettroniche e le ricariche
Sarà necessaria un’autorizzazione da chiedere all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli per vendere le sigarette elettroniche e le ricariche

Il Fisco mette i paletti sulle sigarette elettroniche. Sarà necessaria un’autorizzazione da chiedere all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli per vendere le e-cig e le ricariche. Le regole attuative delle norme previste dal D.L. Iva-lavoro della scorsa estate (D.L. n. 76/2013) sono ormai in dirittura d’arrivo. Il Ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, ha firmato il decreto attuativo che ora dovrà solo essere pubblicato in «Gazzetta Ufficiale».

L’attuazione viaggia quasi in contemporanea con l’aumento delle accise sul fumo elettronico. In pratica l’imposta di consumo sarà del 58,5% del prezzo di vendita. Dunque su un incasso di 100 euro ben 58,5 saranno destinate a finire nelle casse del Fisco. Ecco che così oltre a disciplinare i requisiti per l’accesso alla rivendita il decreto attuativo fissa anche un protocollo entro cui muoversi nei prezzi praticati e nelle eventuali variazioni.

L’autorizzazione. Il via libera alla rivendita di sigarette elettroniche e ricariche (o «all’esercizio di deposito di prodotti succedanei al tabacco» come li definisce il decreto) è condizionato alla richiesta di una domanda all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Oltre all’anagrafica del rivenditore e del luogo del deposito (con planimetria), sarà necessario indicare anche una cifra presuntiva delle accise sulla vendita da versare nei primi due periodi d’imposta. Sono previsti anche altri requisiti come, per esempio, l’assenza di provvedimenti cautelari, rinvii a giudizio o condanne per reati finanziari.

A quel punto la palla passerà all’Agenzia, che avrà sessanta giorni di tempo per effettuare la verifica sui locali dalla data indicata dal richiedente e altri trenta giorni per dare il via libera o stoppare l’attività di rivendita.

In caso di via libera, però, il rilascio formale dell’autorizzazione è già condizionato comunque al pagamento di un congruo anticipo. In pratica, il rivenditore dovrà versare come cauzione di quanto presume di incassare come imposta di consumo nei primi due anni di attività. E comunque dal terzo anno in poi l’importo dovrà essere adeguato per non risultare inferiore a quello dei due precedenti.

I prezzi praticati. La stretta connessione tra accise e incassi sarà mantenuta anche con un controllo del Fisco sui prezzi di vendita praticati. In pratica, ogni “commerciante” autorizzato dovrà comunicare a Dogane-Monopoli il listino praticato su sigarette elettroniche (comprese le monouso), le ricariche e le parti di ricambio. Stesso discorso anche per le eventuali variazioni tariffarie (al rialzo o al ribasso). Il tariffario dovrà essere approvato e il provvedimento con il «sì» sarà adottato dall’amministrazione finanziaria entro 60 giorni dal ricevimento della richiesta e poi pubblicato sul sito dell’Agenzia.

Tutto registrato. I rivenditori dovranno appuntare tutto minuziosamente in un registro che dovrà riportare le bollette di carico e scarico relative alle sigarette elettroniche vendute. Registri che dovranno essere preventivamente vidimati dall’Agenzia, conservati per dieci anni ed esibiti in caso di controlli dell’amministrazione finanziaria.

Accise pronto cassa. Le accise sulle e-cig (o sulle ricariche e i pezzi di ricambio) andranno versate con il modello F24 quasi contestualmente: entro la fine del mese se la commercializzazione è avvenuta nei primi 15 giorni oppure entro i 15 giorni del mese successivo se la vendita è avvenuta nella seconda parte del mese precedente.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *