Lavoro

Sicurezza sul lavoro, sanzionato il «medico competente» che non prende iniziative

Il medico aziendale per valutare i rischi non deve basarsi solo sulle informazioni del datore di lavoro ma agire di propria iniziativa raccogliendo notizie sul posto
Il medico aziendale per valutare i rischi non deve basarsi solo sulle informazioni del datore di lavoro ma agire di propria iniziativa raccogliendo notizie sul posto

Il medico aziendale per valutare i rischi non deve basarsi solo sulle informazioni del datore di lavoro ma agire di propria iniziativa raccogliendo notizie sul posto. La Corte di Cassazione (sentenza n. 1856) prende le distanze dalla dottrina che riserva al medico competente un ruolo di collaborazione a “traino” dell’imprenditore e afferma la necessità di interpretare in maniera amplia la funzione consultiva.

Un criterio di cui fa le spese la ricorrente, punita con l’ammenda per non aver dato suggerimenti su un’efficace prevenzione del rischio derivante dai materiali e dall’esposizione ai materiali lavorati. Un compito dal quale la diretta interessata prendeva le distanze affermando che, essendo priva sia di poteri coercitivi sul datore sia di un obbligo di segnalazione per eventuali inadempienze alle autorità, non aveva alcun dovere di essere propositiva.

A rendere impossibile un ruolo più attivo era anche l’impossibilità di ottenere informazioni diverse da quelle fornita dall’imprenditore. Meno “pigra” l’interpretazione del ruolo fornita dalla Cassazione. I giudici ricordano che l’attività del medico competente che il Dlgs 626 del ’94 limitava «alla predisposizione dell’attuazione delle misure per la tutela della salute e dell’integrità psico-fisica dei lavoratori» è stata ampliata dal Dlgs 81 del 2008 che, con l’articolo 25, la estende, se necessario, anche alla programmazione della sorveglianza sanitaria, oltre che alla formazione e informazione dei lavoratori e all’organizzazione del primo soccorso.

A riprova della maggiore “responsabilità” è stata introdotta, con il Dlgs 106/2009, anche una sanzione penale, originariamente non prevista, che colpisce, per la mancata collaborazione, proprio il medico competente facendo salvo il responsabile del servizio di prevenzione e protezione a cui è attribuito un ruolo ausiliario. L’invito che la Cassazione rivolge al professionista è quello di assumere elementi di valutazione, da tradurre poi in azioni, che vanno acquisiti vistando gli ambienti di lavoro e parlando direttamente con i lavoratori.

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