Lavoro

Sicurezza sul lavoro nelle strutture giudiziarie: le novità del regolamento

Istituzione di un servizio di prevenzione e protezione (SPP) dai rischi ed elaborazione del Documento unico di valutazione dei rischi da interferenze (DUVRI) nelle strutture giudiziarie e penitenziarie: queste le novità contenute nel nuovo regolamento recante norme per l'applicazione, nell'ambito dell'Amministrazione della giustizia, delle disposizioni in materia di sicurezza e salute dei lavoratori nei luoghi di lavoro
Istituzione di un servizio di prevenzione e protezione (SPP) dai rischi ed elaborazione del Documento unico di valutazione dei rischi da interferenze (DUVRI) nelle strutture giudiziarie e penitenziarie: queste le novità contenute nel nuovo regolamento recante norme per l’applicazione, nell’ambito dell’Amministrazione della giustizia, delle disposizioni in materia di sicurezza e salute dei lavoratori nei luoghi di lavoro

Il decreto 18 novembre 2014 n. 201 del Ministro della Giustizia, concertato con il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, il Ministro della Salute e il Ministro per la Semplificazione e la Pubblica Amministrazione, ha finalmente armonizzato le norme in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro, da applicare alle strutture dell’Amministrazione della Giustizia, coerentemente con le regole generali di prevenzione disposte dal “Testo Unico” (D.Lgs. n. 81/2008 e s.m.i.).

Le nuove norme, in vigore dal 4 febbraio 2015, costituiscono infatti diretta attuazione del “Testo Unico” in materia di tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, per disciplinare l’organizzazione e le attività dirette ad assicurare la tutela della salute e sicurezza del personale operante negli ambienti di lavoro dell’Amministrazione della giustizia, tenuto conto delle particolari esigenze connesse ai servizi istituzionali espletati e alle specifiche peculiarità organizzative e strutturali delle strutture giudiziarie e penitenziarie.

Le disposizioni emanate, che non dovranno comportare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica in quanto saranno attuate nei limiti delle risorse umane, finanziarie e strumentali vigenti, superano, abrogandole, quelle contenute nel regolamento del 29 agosto 1997.

Particolari esigenze dell’Amministrazione della giustizia
Al fine di garantire la compatibilità della normativa di sicurezza e salute nei luoghi di lavoro con le misure strutturali e organizzative atte a soddisfare il fine istituzionale dell’ordine e della sicurezza nell’ambito degli immobili e delle aree di pertinenza dell’attività giudiziaria e penitenziaria, le regole prevenzionistiche devono essere applicate tenendo conto delle particolari esigenze che caratterizzano le attività dell’Amministrazione della giustizia, in particolare quelle per:

  • realizzare la vigilanza e la gestione della convivenza della popolazione detenuta e degli internati sottoposti a misura di sicurezza;
  • garantire l’ordinato esercizio della funzione giurisdizionale;
  • attuare la tutela dell’incolumità del personale e degli utenti contro pericoli di attentati, aggressioni, introduzioni di armi ed esplosivi, sabotaggi di sistemi, soprattutto nelle sedi di uffici giudiziari;
  • evitare il rischio di evasioni e di aggressioni e prevenire atti di autolesionismo o di suicidio, soprattutto negli edifici penitenziari.

Siffatte esigenze vanno coniugate, in un’ottica di salute e sicurezza complessiva degli ambienti di lavoro, alle caratteristiche strutturali, organizzative e funzionali dell’Amministrazione della giustizia, preordinate ad assicurare:

  • la direzione funzionale delle attività;
  • la capacità operativa e la prontezza d’impiego del personale dipendente;
  • la tutela della riservatezza e della sicurezza delle telecomunicazioni e dei trattamenti dei dati per la tutela dell’ordine e della sicurezza;
  • le particolarità costruttive e d’impiego di equipaggiamenti speciali, armi, materiali di armamento, mezzi operativi, quali unità navali, aeromobili, mezzi di trasporto e relativo supporto logistico, nonché di specifici impianti quali poligoni di tiro, laboratori di analisi, palestre e installazioni operative, addestrative e di vigilanza.

Come esempio di convivenza e coordinamento fra norme prevenzionistiche e norme dell’ordinamento della giustizia, si può citare il fatto che l’applicazione delle norme in materia di sicurezza dei luoghi di lavoro non deve comunque determinare la rimozione o riduzione dei sistemi di controllo, anche ai fini della selezione degli accessi al pubblico e dei sistemi di difesa ritenuti necessari, pur assicurando idonei percorsi per l’esodo, adeguatamente segnalati, e verificando preventivamente e periodicamente l’innocuità dei sistemi di controllo adottati.
Così come le sbarre delle celle non devono costituire di per sé pericolo per i detenuti, nei casi di pericolo antropico o di eventi calamitosi, vanno anche predisposti idonei piani di evacuazione degli ambienti, che, nel caso di ambienti penitenziari, prevedano aree di sicurezza localizzate all’aperto, all’interno della cinta di protezione perimetrale.

Organizzazione della sicurezza
Relativamente all’organizzazione “aziendale” della sicurezza nell’ambito dell’Amministrazione della giustizia, è necessario che:

  • sia istituito un servizio di prevenzione e protezione (SPP) dai rischi, espletato da personale dell’Amministrazione in possesso dei requisiti professionali di norma, anche di tipo unitario nelle strutture ove insistono più uffici;
  • sia garantita l’operatività dei rappresentanti per la sicurezza del personale di Polizia penitenziaria nonché dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza (RLS) del personale dell’Amministrazione giudiziaria, eletti o designati secondo le disposizioni del “Testo Unico” e nel rispetto degli accordi collettivi nazionali tra le organizzazioni sindacali e l’ARAN; viceversa, nei confronti dei detenuti e degli internati lavoratori non si applicano le disposizioni in materia di RLS;
  • sia elaborato da parte del datore di lavoro committente il Documento unico di valutazione dei rischi da interferenze (DUVRI), fra le attività svolte dall’Amministrazione della giustizia con quelle svolte dalle imprese appaltatrici di servizi, lavori, opere o forniture, tenendo conto della riservatezza delle informazioni di cui sia vietata o ritenuta non opportuna la divulgazione, nell’interesse della tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica; in particolare il documento può non essere allegato al contratto di appalto, subappalto o somministrazione, ma venir custodito, con misure finalizzate a salvaguardare le informazioni in esso contenute, presso il luogo del datore di lavoro committente, dandone menzione nel contratto, con la possibilità di essere visionato, senza estrazione di copia, solo dal personale autorizzato (compresi l’RLS) dall’Amministrazione della giustizia e dal datore di lavoro appaltatore (e dai suoi RSPP e RLS);
  • sia effettuata la sorveglianza sanitaria da parte del medico competente in possesso dei titoli e requisiti previsti di norma, con possibilità, qualora siano richiesti accertamenti clinici e strumentali non effettuabili con personale e mezzi dell’Amministrazione della giustizia, di avvalersi di enti esterni;
  • sia istituito, con riferimento alle strutture penitenziarie, il servizio di vigilanza interno al quale vengano attribuite, in via esclusiva, le funzioni di vigilanza preventiva, tecnico amministrativa e di vigilanza ispettiva sull’applicazione della normativa in materia di sicurezza e salute;
  • sia garantito, nelle altre strutture della giustizia, l’esercizio delle funzioni di vigilanza preventiva, tecnico amministrativa e di vigilanza ispettiva da parte dei servizi delle Aziende Sanitarie Locali, in costante coordinamento con il servizio di vigilanza interno.

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