Diritto

Sicurezza dei lavoratori: il datore deve verificare che le direttive siano osservate

Sicurezza dei lavoratori: il datore deve verificare che le direttive siano osservate
Il datore di lavoro deve non solo predisporre le idonee misure di sicurezza ed impartire le direttive da seguire a tale scopo ma anche e soprattutto controllarne costantemente il rispetto da parte dei lavoratori, di guisa che sia evitata la superficiale tentazione di trascurarle

Al fine di escludere la responsabilità per reati colposi dei soggetti obbligati a garantire la sicurezza dello svolgimento del lavoro, non è sufficiente che tali soggetti impartiscano le direttive da seguire a tale scopo, ma è necessario che ne controllino con prudente e continua diligenza la puntuale osservanza. Lo ha ribadito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 30349 del 14 luglio 2015.

IL FATTO
Il caso trae origine da una sentenza con cui la Corte d’Appello di Bologna, in parziale riforma della decisione del giudice di primo grado, ha dichiarato non doversi procedere nei confronti di un datore di lavoro, per essere il reato ascrittogli (lesioni colpose gravi aggravate dalla violazione della normativa antinfortunistica) estinto per prescrizione, confermando le statuizioni civili.

In particolare l’imputato, nella qualità di titolare dell’officina meccanica, aveva cagionato con colpa consistita in imprudenza, negligenza, imperizia e violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro, lesioni personali gravi ad un proprio dipendente, segnatamente ferita perforante al bulbo oculare sx, da cui derivava indebolimento permanente dell’organo della vista e malattia giudicata guaribile in oltre quaranta giorni (mentre stava effettuando lavorazioni avvalendosi di un trapano a colonna, la punta dello stesso si spezzava colpendo in viso l’infortunato).

Oltre a profili di colpa generica, risultava anche la violazione di norme volte a prevenire infortuni sul lavoro (violazione dell’art. 4 del D.P.R. n. 626/1994), per non avere messo a disposizione adeguati mezzi di protezione individuali e controllato sull’utilizzo di quelli esistenti e per essere la macchina priva di chiusura o schermo idoneo ad evitare che il lavoratore addetto potesse essere colpito da schegge (violazione dell’art. 75 del D.P.R. n. 547/1955).

Contro la sentenza proponeva ricorso per cassazione l’imputato, sostenendo che l’adozione degli occhiali antinfortunistici sarebbe stata confortata dalla produzione delle fatture di acquisto di detti strumenti, idonei a salvaguardare i lavoratori in quanto capaci di poter resistere all’urto di una sfera di acciaio di sei millimetri con massa di 0,86 gr proiettata ad una velocità fino a 162 km orari, mentre nella specie il frammento della punta del trapano che aveva colpito l’infortunato all’occhio non superava la velocità di 1.13 km orari. La circostanza, dunque, di aver fornito gli idonei d.p.i. e di aver impartito direttive al lavoratore per il loro utilizzo, ne avrebbe escluso la responsabilità penale, in quanto non poteva imporsi al datore di lavoro l’obbligo di controllare che il dipendente li utilizzasse.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell’imputato. Secondo il consolidato indirizzo affermatosi nella giurisprudenza della Suprema Corte, “le prescrizioni poste a tutela del lavoratore sono intese a garantire l’incolumità dello stesso anche nell’ipotesi in cui, per stanchezza, imprudenza, inosservanza di istruzioni, malore od altro, egli si sia venuto a trovare in situazione di particolare pericolo”. Il compito del datore di lavoro è molteplice e articolato, e va dalla istruzione dei lavoratori sui rischi di determinati lavori – e dalla conseguente necessità di adottare certe misure di sicurezza – alla predisposizione di queste misure (con obbligo, quindi, ove le stesse consistano in particolari cose o strumenti, di mettere queste cose, questi strumenti, a portata di mano del lavoratore), e, soprattutto, al controllo continuo, pressante, per imporre che i lavoratori rispettino quelle norme, si adeguino alla misure in esse previste e sfuggano alla superficiale tentazione di trascurarle. Il datore di lavoro deve avere la cultura e la forma mentis del garante del bene costituzionalmente rilevante costituito dalla integrità del lavoratore, e non deve perciò limitarsi ad informare i lavoratori sulle norme antinfortunistiche previste, ma deve attivarsi e controllare sino alla pedanteria, che tali norme siano assimilate dai lavoratori nella ordinaria prassi di lavoro. Sul punto ebbero modo di intervenire anche le Sezioni Unite della Suprema Corte enunciando il principio secondo cui “al fine di escludere la responsabilità per reati colposi dei soggetti obbligati ex art. 4 del D.P.R. 27 aprile 1955, n. 547 a garantire la sicurezza dello svolgimento del lavoro, non è sufficiente che tali soggetti impartiscano le direttive da seguire a tale scopo, ma è necessario che ne controllino con prudente e continua diligenza la puntuale osservanza“.

Nel caso di specie, correttamente i giudici di merito hanno accertato, oltre alla circostanza che sul trapano a colonna utilizzato dal lavoratore non era applicato al momento dell’infortunio alcuno schermo di protezione, che il lavoratore comunque non indossava gli occhiali protettivi, pure presenti presso la ditta.

Al fine di escludere la responsabilità per reati colposi dei soggetti obbligati a garantire la sicurezza dello svolgimento del lavoro, non è sufficiente che tali soggetti impartiscano le direttive da seguire a tale scopo, ma è necessario che ne controllino con prudente e continua diligenza la puntuale osservanza.
Corte di Cassazione – Sentenza N. 30349/2015

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