Lavoro

Si alla sottrazione alle istanze di accesso delle dichiarazioni rese dai lavoratori in sede ispettiva

Si alla sottrazione alle istanze di accesso delle dichiarazioni rese dai lavoratori in sede ispettiva
E’ da ritenersi legittima la sottrazione alle istanze di accesso delle dichiarazioni rese dai lavoratori in sede ispettiva

E’ da ritenersi legittima la sottrazione alle istanze di accesso delle dichiarazioni rese dai lavoratori in sede ispettiva. E’ quanto ha comunicato il Ministero del Lavoro con lettera circolare n. 37/0008051 del 02 maggio 2014, che allega la sentenza del Consiglio di Stato in cui si approfondisce la materia sulla legittimità della sottrazione delle dichiarazioni rese dai lavoratori in sede ispettiva alle istanze di accesso inoltrate dai datori di lavoro o dagli altri coobbligati in solido.

Il Consiglio di Stato, ritenendo di dover stabilire un orientamento uniforme in materia di accesso alle dichiarazioni rese dai lavoratori in sede di accesso ispettivo, affronta con maggiore ampiezza la questione nella sentenza n. 863 del 24 febbraio 2014, confermando la legittimità della sottrazione delle dichiarazioni rese dai lavoratori in sede ispettiva alle istanze di accesso inoltrate dai datori di lavoro o dagli altri coobbligati in solido. In particolare, si afferma nella sentenza che “Nell’ottica di un corretto bilanciamento fra contrapposte esigenze costituzionalmente e legislativamente garantite, non può ritenersi sussistente una recessività generalizzata della tutela della riservatezza delle dichiarazioni rese dai lavoratori in sede ispettiva rispetto alle esigenze di tutela degli interessi giuridicamente rilevanti delle società che richiedono l’accesso agli atti relativi, ma deve al contrario ritenersi in via generale prevalente, se non assorbente, la tutela apprestata dall’ordinamento alle esigenze di riservatezza delle suddette dichiarazioni, contenenti dati sensibili la cui divulgazione potrebbe comportare, nei confronti dei lavoratori, azioni discriminatorie o indebite pressioni.
Le predette conclusioni – relative alle istanze di accesso promosse da società datrici di lavoro dei soggetti che hanno reso le dichiarazioni ispettive – per il principio di non contraddizione devono ritenersi estensibili anche nei confronti delle richieste di accesso avanzate da società non datrici di lavoro dei soggetti che hanno reso le citate dichiarazioni, ma alle medesime legate da un vincolo di coobbligazione solidale”.

IL FATTO

Una società chiedeva, con ricorso, l’accesso agli atti e documenti contenuti nel fascicolo del procedimento concluso con il “verbale di obbligazione solidale” redatto nei confronti di un’altra ditta e di un Consorzio con cui era legata da un contratto di appalto dei servizi e chiedeva l’annullamento del diniego espresso dall’INPS. Con sentenza n. 742/2013 il Tar per il Lazio accoglieva il predetto ricorso annullando il diniego di accesso. Successivamente il Ministero del Lavoro e delle politiche sociali presentava una memoria di costituzione dove rilevava l’infondatezza della censura proposta dalla società appellante in merito alla decisione del giudice sulla compensazione delle spese di giudizio ed un appello incidentale avverso l’impugnata sentenza del Tar per il Lazio perché presentava una serie di errori. In particolare l’amministrazione riteneva che il giudice avrebbe dovuto ritenere prevalenti le tutele costituzionali poste a difesa dei lavoratori (artt. 4, 32 e 36 Cost.) rispetto alla tutela del diritto alla difesa della società.

LA DECISIONE DEL CONSIGLIO DI STATO

Nella causa in specie, la documentazione richiesta non è stata ritenuta “strettamente indispensabile” al fine di curare o difendere interessi giuridicamente rilevanti, innanzi tutto per la prevalenza del diritto di riservatezza dei lavoratori che è a sua volta teso a garantire anche l’interesse pubblico all’acquisizione di ogni possibile informazione per finalità di controllo della regolare gestione dei rapporti di lavoro che, in caso contrario, sarebbe pregiudicato. Consentire inoltre l’accesso alle notizie ad imprese terze, genererebbe disparità di trattamento garantendo una tutela inferiore al datore di lavoro.
Il Consiglio di Stato ha ritenuto dunque, di dover accogliere l’appello incidentale del Ministero del Lavoro confermando la legittimità della sottrazione delle dichiarazioni rese dai lavoratori in sede ispettiva alle istanze di accesso inoltrate dai datori di lavoro o dagli altri coobbligati in solido.

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