Diritto

Si alla restituzione delle agevolazioni contributive se l’assetto proprietario è “coincidente”

Si alla restituzione delle agevolazioni contributive se l’assetto proprietario è "coincidente"
Quando l’impresa presenta un assetto proprietario sostanzialmente coincidente ovvero sia collegata con l’impresa precedente, il rapporto di lavoro non viene considerato nuovo agli effetti contributivi; trattasi, peraltro, di un’indagine in fatto, mediante la quale il giudice accerta se tra impresa che ha proceduto al licenziamento e impresa che ha assunto la forza lavoro, sussista o meno una sostanziale diversità

Quando l’impresa presenta un assetto proprietario sostanzialmente coincidente ovvero sia collegata con l’impresa precedente, il rapporto di lavoro non viene considerato nuovo agli effetti contributivi; trattasi, peraltro, di un’indagine in fatto, mediante la quale il giudice accerta se tra impresa che ha proceduto al licenziamento e impresa che ha assunto la forza lavoro, sussista o meno una sostanziale diversità. E’ quanto stabilito dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 16485 del 18 luglio 2014.

IL FATTO
Il caso trae origine da una sentenza con cui la Corte d’Appello accertava il diritto di una società alle agevolazioni contributive previste dall’art. 8 della L. n. 223 del 1991 per i datori di lavoro che assumono lavoratori iscritti nelle liste di mobilità. La Corte, recependo le conclusioni della disposta consulenza tecnica, rilevava che non sussistevano i presupposti per la richiesta di ripetizione delle agevolazioni contributive avanzata dall’Inps, in quanto la società, contrariamente a quanto ritenuto dall’Istituto previdenziale, non versava nella condizione ostativa alla fruizione dei suddetti benefici prevista dal comma 4-bis del richiamato art. 8, non presentando assetti proprietari sostanzialmente coincidenti con quelli delle società che avevano collocato i lavoratori in mobilità, né risultando con queste in rapporto di collegamento o controllo.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
La Cassazione ha accolto il ricorso dell’Istituto. Occorre premettere che l’art. 8, comma 4-bis, prevede che “il diritto ai benefici economici di cui ai commi precedenti è escluso con riferimento a quei lavoratori che siano stati collocati in mobilità, nei sei mesi precedenti, da parte di impresa dello stesso o di diverso settore di attività che, al momento del licenziamento, presenta assetti proprietari sostanzialmente coincidenti con quelli dell’impresa che assume ovvero risulta con quest’ultima in rapporto di collegamento o di controllo. L’impresa che assume dichiara, sotto la propria responsabilità, all’atto della richiesta di avviamento, che non ricorrono le menzionate condizioni ostative”. La norma ha lo scopo non solo di ostacolare le operazioni messe in atto esclusivamente per lucrare fraudolentemente e indebitamente le agevolazioni contributive ed economiche previste dal legislatore al fine di facilitare il collocamento dei lavoratori coinvolti da provvedimenti di riduzione di personale, ma anche di evitare che i benefici relativi a dette agevolazioni finiscano per incentivare operazioni coordinate di ristrutturazione produttiva che – pur eventualmente non giustificate esclusivamente dall’intento di lucrare il beneficio di legge – siano impropriamente influenzate da tale prospettiva, determinando così un’utilizzazione dei benefici in questione per finalità ben diverse da quelle per cui essi sono stati concepiti e calibrati nella loro particolare consistenza.

In considerazione della formulazione e della ratio della normativa richiamata, la Suprema Corte nell’interpretare l’inciso “assetti proprietari sostanzialmente coincidenti” ha in più occasioni ribadito che possono ritenersi tali tutti quelli che facciano presumere la presenza di un comune nucleo proprietario, in grado di ideare e fare attuare un’operazione coordinata di ristrutturazione, comportante il licenziamento di taluni dipendenti da una azienda e la loro assunzione da parte dell’altra (Sez. 6 – L, Ordinanza n. 16288 del 2011, Sez. L, Sentenza n. 9532 del 01107/2002). Gli assetti proprietari sostanzialmente coincidenti sono pertanto qualcosa di più e di diverso rispetto al concetto di “proprietà”, avendo il legislatore volutamente utilizzato un’espressione atecnica che facesse riferimento a tutte le ipotesi in cui l’impresa che assumeva non fosse del tutto estranea a quella che aveva licenziato (Cass. sez. lav., 4.7.2008 n. 8988; Cass. sez. lav., 25.7.2008 n. 20499). La norma richiede quindi un’indagine sostanziale, per cui quando l’impresa presenti un assetto proprietario sostanzialmente coincidente – nel senso sopra indicato – ovvero sia collegata con l’impresa precedente, il rapporto di lavoro non viene considerato nuovo agli effetti contributivi.

Trattasi di indagine in fatto, mediante la quale il giudice accerta se tra impresa che ha proceduto al licenziamento e impresa che ha assunto la forza lavoro, sussista o meno una sostanziale diversità (Cass. sez. lav., 28.1.2009 n. 2164).

Corte di Cassazione – Sentenza N. 16485/2014

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