Lavoro

Si al lavoro intermittente per necrofori e portantini, no ai call center

Possibile instaurare rapporti di lavoro di natura intermittente in relazione alle figure dei necrofori e dei portantini addetti ai servizi funebri
Possibile instaurare rapporti di lavoro di natura intermittente in relazione alle figure dei necrofori e dei portantini addetti ai servizi funebri

Possibile instaurare rapporti di lavoro di natura intermittente in relazione alle figure dei necrofori e dei portantini addetti ai servizi funebri. E’ quanto chiarito dal Ministero del Lavoro rispondendo, con l’interpello n. 9 del 25 marzo 2014, all’istanza avanzata dal Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro in merito alla possibilità di instaurare rapporti di lavoro di natura intermittente in relazione alla figure dei necrofori e dei portantini addetti ai servizi funebri.

In particolare, il Consiglio Nazionale chiedeva se il personale impiegato presso aziende operanti in questo specifico settore potesse essere assimilato alle categorie degli “operai addobbatori o apparatori per cerimonie civili o religiose”, indicate al n. 46 della tabella allegata al R.D. n. 2657/1923, così come richiamata dall’art. 40, D.Lgs. n. 276/2003 e dal D.M. 23 ottobre 2004 di questo Ministero.

Dalla lettura del n. 46 della tabella allegata al R.D. n. 2657/1923, tra le attività a carattere discontinuo con riferimento alle quali è possibile stipulare contratti di lavoro intermittente risulta contemplata quella espletata dagli “operai addobbatori o apparatori per cerimonie civili o religiose”, comprensiva dunque di tutte le prestazioni strumentali alla preparazione e allo svolgimento delle celebrazioni civili e dei riti religiosi.

Secondo il Ministero, sulla base di tale nozione, non sembra possa negarsi una equiparazione tra tali figure e quelle dei necrofori e portantini impiegati dalle aziende di servizio funebre nelle attività preliminari ed esecutive del trasporto, della cerimonia e della connessa sepoltura.

Pertanto, in risposta alla questione sollevata dal Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro si ritiene che, a prescindere dai requisiti anagrafici ed oggettivi di cui all’art. 34 del D.Lgs. n. 276/2003, la tipologia di contratto di lavoro intermittente sia configurabile anche nei confronti delle categorie pocanzi richiamate, in quanto rientranti nell’ambito delle figure declinate al n. 46 della tabella allegata al citato R.D.

Si al lavoro intermittente per necrofori e portantini, no ai call center
Non sono equiparabili le figure dell’operatore di call center e addetto ai centralini telefonici privati pertanto il lavoro intermittente può essere instaurato se in possesso dei requisiti richiesti dalla legge o se previsto dalla contrattazione collettiva

Non sono invece equiparabili le figure dell’operatore di call center e addetto ai centralini telefonici privati. Pertanto, il lavoro intermittente può essere instaurato solo se in possesso dei requisiti richiesti dalla legge o se previsto dalla contrattazione collettiva. E’ quanto chiarito sempre dal Ministero del Lavoro rispondendo, con l’interpello n. 10 del 25 marzo 2014, alla successiva istanza presentata dal Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro in merito al possibile utilizzo della tipologia contrattuale del lavoro intermittente in relazione al personale addetto alle attività di call center in bound e/o out bound, operando un rinvio alle figure degli “addetti ai centralini telefonici privati”, contemplate al n. 12 della tabella allegata al R.D. n. 2657/1923, così come richiamata dall’art. 40, D.Lgs. n. 276/2003 e dal D.M. 23 ottobre 2004 del Ministero.

In via preliminare, il Ministero sottolinea che le ipotesi in cui risulta ammissibile la stipulazione di contratti di lavoro intermittente, in assenza del requisiti soggettivi ovvero oggettivi individuati dall’art. 34 del D.Lgs. n. 276/2003, sono declinate nell’elenco contenuto nella tabella allegata al Regio Decreto citato, il quale contempla al n. 12 le prestazioni svolte dagli “addetti ai centralini telefonici privati”.

Le figure richiamate genericamente dal Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro, secondo il Ministero, non sembrano equiparabili a quelle indicate al n. 12 della tabella citata.

Va infatti evidenziato che l’attività degli “addetti ai centralini telefonici privati” ha una sua specifica connotazione, in quanto consiste esclusivamente nello smistamento delle telefonate. La prestazione svolta invece dagli operatori di call center è sicuramente una prestazione più articolata in quanto si inserisce normalmente nell’ambito di un servizio o di una attività promozionale o di vendita da parte dell’impresa.
Ciò peraltro è esplicitamente confermato dal Legislatore laddove ammette il ricorso a contratti di collaborazione a progetto per attività di call center out bound quando trattasi di “attività di vendita diretta di beni e di servizi” (art. 61, D.Lgs. n, 276/2003).

Il semplice utilizzo dello strumento telefonico non sembra quindi consentire l’equiparazione delle categorie in questione.
Resta ferma la possibilità di instaurare un rapporto di lavoro di natura intermittente anche per tali attività laddove il lavoratore sia in possesso dei requisiti anagrafici di cui all’art. 34 citato o qualora ciò sia previsto dalla contrattazione collettiva.

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