Diritto

Sgravi contributivi: spetta all’impresa dimostrare il diritto al beneficio

Sgravi contributivi: spetta all’impresa dimostrare il diritto al beneficio
Grava sull’impresa che vanti il diritto agli sgravi contributivi l’onere di provare la sussistenza dei necessari requisiti

Grava sull’impresa che vanti il diritto agli sgravi contributivi l’onere di provare la sussistenza dei necessari requisiti. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 25818 del 5 dicembre 2014, ha affermato tale principio decidendo sul contenzioso instaurato tra una società e l’INPS in merito al suo inquadramento nel settore industriale e al conseguente diritto agli sgravi e alle agevolazioni previste per le imprese industriali.

IL FATTO
Il caso trae origine da una sentenza con cui il Tribunale di Siracusa aveva riconosciuto la natura industriale dell’attività svolta da una società, con conseguente diritto agli sgravi e alla restituzione da parte dell’INPS delle somme versate a titolo di contributi secondo l’aliquota commercio per il periodo fino alla data del 19 novembre 1995, data dell’accertamento ispettivo dell’Istituto.

Il Tribunale aveva ritenuto invece ostativo al riconoscimento dell’inquadramento nel settore industriale per il periodo successivo al 31 dicembre 1996 l’applicazione dei diversi criteri, rispetto al parametro dell’art. 2195 del codice civile, di cui all’articolo 49 della legge n. 89 del 1988 ed inoltre aveva ritenuto il difetto probatorio della ricorrenza degli ulteriori presupposti per il diritto agli sgravi a fronte delle irregolarità riscontrate con l’ispezione del 27 novembre 2000 che aveva accertato omissioni contributive nei confronti di tre dipendenti.

In sede di gravame la Corte d’Appello di Catania, in parziale riforma della decisione del Tribunale, ha riconosciuto il diritto della società all’inquadramento nel settore industriale fino al 31 dicembre 1996 nonché il diritto agli sgravi e alle agevolazioni previste per le imprese industriali limitatamente al periodo precedente l’entrata in vigore della legge n. 88 del 1989 con condanna dell’Istituto alla restituzione delle somme versate secondo l’aliquota commercio in relazione ad una domanda di condono.

La Corte territoriale ha in primo luogo confermato la natura industriale della società escludendo che l’attività svolta fosse riconducibile alla mera commercializzazione delle materie prime trattate e acquistate da terzi ed ha precisato che tale inquadramento non poteva essere valido che fino al 31 dicembre 1996 in forza della norma transitoria di cui all’articolo 49, terzo comma, della legge n. 88 del 1989.

Quanto agli sgravi contributivi ha precisato che il diritto agli sgravi non conseguiva automaticamente dall’accertata natura industriale dell’attività.

La Corte territoriale da un lato ha condiviso la tesi della società secondo la quale la decadenza del beneficio degli sgravi operava con riferimento soltanto alla posizione dei singoli lavoratori in ordine ai quali erano state accertate dall’Istituto irregolarità. Dall’altro lato la Corte ha rilevato che era onere della società provare la sussistenza di tutti i presupposti del diritto agli sgravi e cioè non solo la natura industriale dell’impresa, ma anche la collocazione spaziale della stessa, il luogo in cui materialmente erano impiegate le maestranze e anche dal 1989 in poi il rispetto dei contratti collettivi nazionali e l’effettiva erogazione dei compensi minimi al personale per il quale si chiedeva lo sgravio, onere che la società non aveva rispettato a fronte della contestazione dell’Inps.

Contro la sentenza ha proposto ricorso per cassazione la società censurando, per quanto qui di interesse, la decisione dei giudici nella parte in cui hanno ritenuto che il diritto agli sgravi previsto per le imprese industriali cessasse al 1989 non avendo la società comprovato i requisiti di legge. Ha rilevato, cioè, che la prova di tali cause ostative dovesse essere fornita dall’ente previdenziale. Inoltre, la società ha osservato che comunque, anche nel caso in cui si ritenesse di affermare che l’onere della prova delle cause ostative facesse carico al datore di lavoro, tale prova poteva essere ricavata dal verbale ispettivo prodotto dall’INPS a sostegno della contestazione del diritto a fruire degli sgravi.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della società. Osservano gli Ermellini come la Corte d’Appello ha escluso che la società avesse fornito la prova del rispetto dei minimi retributivi previsti dal CCNL e dunque ha ritenuto non sussistente il diritto agli sgravi. Circa l’onere probatorio della sussistenza dei requisiti per usufruire degli sgravi, infatti, deve richiamarsi la giurisprudenza consolidata della Cassazione che ha affermato reiteratamente il principio secondo cui, in tema di sgravi contributivi, grava sull’impresa che vanti il diritto al beneficio l’onere di provare la sussistenza dei necessari requisiti.

Corte di Cassazione – Sentenza N. 25818/2014

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