Diritto

Settore edile: sospensione del rapporto di lavoro e contribuzione

Con riferimento alla contribuzione dovuta dai datori di lavoro del settore edile, se la sospensione del rapporto lavorativo deriva da una libera scelta del datore di lavoro e costituisce il risultato di un accordo tra le parti, permane l’obbligo contributivo, dovendosi escludere la possibilità di una interpretazione analogica della norma che fissa la retribuzione minima imponibile nel settore edile, in quanto la disposizione ha natura eccezionale e regola espressamente la possibilità e le modalità di un ampliamento dei previsti casi d’esonero da contribuzione, che può essere effettuato esclusivamente mediante decreti interministeriali

In tema di contribuzione dovuta dai datori di lavoro esercenti attività edile, ove la sospensione del rapporto lavorativo derivi da una libera scelta del datore di lavoro e costituisca il risultato di un accordo tra le parti, permane il relativo obbligo contributivo, dovendosi escludere la possibilità di una interpretazione analogica della norma che fissa la retribuzione minima imponibile nel settore edile, in quanto la disposizione ha natura eccezionale e regola espressamente la possibilità e le modalità di un ampliamento dei previsti casi d’esonero da contribuzione, che può essere effettuato esclusivamente mediante decreti interministeriali. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 3096 del 13 febbraio 2015.

IL FATTO
Il caso trae origine da una sentenza con cui la Corte di Appello di Catanzaro, rigettando il gravame dell’Inps, confermava la pronuncia di primo grado che aveva accolto l’impugnazione di un verbale ispettivo proposta dal titolare di una ditta edile ed aveva dichiarato non dovuta la somma di € 88.67358 pretesa dall’Istituto, accertata “a titolo di mancato adeguamento alle cadenze contrattuali della paga da corrispondere alla manodopera, di inosservanza nel versamento del parametro della c.d. retribuzione virtuale con conseguente decadenza dal diritto agli sgravi contributivi, di restituzione degli sgravi applicati ai sensi della legge n. 448/98 (per insussistenza dell’incremento delle unità lavorative precedentemente occupate)”.

In particolare, per quello che interessa in questa sede, la Corte territoriale confermava la sentenza di primo grado laddove questa aveva ritenuto, sulla base dell’istruttoria orale e documentale (DM 10), che vi era un implicito accordo tra il datore di lavoro ed i lavoratori per la sospensione dell’attività in periodi determinati, debitamente comunicata di volta in volta all’Inps, sicché per tali periodi di sospensione dell’attività lavorativa, non era dovuta alcuna contribuzione.

Contro la sentenza d’appello proponeva ricorso per cassazione l’Inps, in particolare sostenendo che i giudici di secondo grado avrebbero violato la normativa (art. 29 del D.L. 23 giugno 1995, n. 244, conv. in legge 8 agosto 1995 n. 341), che impone alle ditte edili di ragguagliare la retribuzione imponibile non a quella effettivamente corrisposta, ma a quella “commisurata ad un numero di ore settimanali non inferiore all’orario di lavoro normale stabilito dai contratti collettivi nazionali”, senza che tale principio possa essere derogato in ipotesi di sospensione concordata del rapporto di lavoro, atteso che le ipotesi di deroga sono elencate dal legislatore e non sono suscettibili di interpretazione estensiva o analogica, ma sono di stretta interpretazione.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso presentato dall’Inps. In particolare, la norma che regola la materia è il D.L. n. 244 del 1995, art. 29, comma 1, convertito nella legge n. 341 del 1995 (retribuzione minima imponibile nel settore edile), che indica la retribuzione sulla quale si calcolano i contributi fissando la regola che si considera a tal fine la “retribuzione commisurata ad un numero di ore settimanali non inferiore all’orario di lavoro normale stabilito dai contratti collettivi nazionali stipulati dalle organizzazioni sindacali più rappresentative su base nazionale e dai relativi contratti integrativi territoriali di attuazione”. La finalità è chiaramente antielusiva. La medesima norma prevede poi una serie di eccezioni a tale regola (“con esclusione”) nel caso in cui il lavoratore sia stato assente “per malattia, infortuni, scioperi, sospensione o riduzione dell’attività lavorativa, con intervento della cassa integrazione guadagni, di altri eventi indennizzati e degli eventi per i quali il trattamento economico è assolto mediante accantonamento presso le Casse edili”. Sancisce, infine, che questa lista di esclusioni può essere integrata con decreto interministeriale (“altri eventi potranno essere individuati con decreto del ministro del lavoro e della previdenza sociale, di concerto con il ministro del tesoro, sentite le organizzazioni sindacali predette”).

Come affermato da Cass. n. 21700 del 2009 e numerose altre successive (v, tra le altre, Cass. n. 16601 del 2010, n. 9805 del 2011, n. 13047 del 2013), in tema di contribuzione dovuta dai datori di lavoro esercenti attività edile, l’art. 29 del D.L. n. 244 del 1995, convertito nella legge n. 341 del 1995, nel determinare la misura dell’obbligo contributivo previdenziale ed assistenziale in riferimento ad una retribuzione commisurata ad un numero di ore settimanali non inferiore all’orario normale di lavoro stabilito dalla contrattazione collettiva, prevede l’esclusione dall’obbligo contributivo di una varietà di assenze, tra di loro accomunate dal fatto che vengono in considerazione situazioni in cui è la legge ad imporre al datore di lavoro di sospendere il rapporto. Ne consegue che, ove la sospensione del rapporto derivi da una libera scelta del datore di lavoro e costituisca il risultato di un accordo tra le parti, continua a permanere intatto l’obbligo retributivo, dovendosi escludere, attesa l’assenza di una identità di “ratio” tra le situazioni considerate, la possibilità di una interpretazione estensiva o, comunque, analogica, e ciò tanto più che la disposizione ha natura eccezionale e regola espressamente la possibilità e le modalità di un ampliamento dei casi d’esonero da contribuzione, che può essere effettuato esclusivamente mediante decreti interministeriali.

Dunque, il legislatore, con il D.L. n. 244 del 1995, art. 29, dopo aver dettato le eccezioni alla regola prevista dalla prima parte, si pone il problema della possibile estensione ad altri casi e lo risolve conferendo tale potere di ampliamento ad un decreto interministeriale. In questo modo, quindi, implicitamente ma nettamente, esclude che la medesima operazione possa essere effettuata da altri atti (atti di autonomia privata collettiva o individuale; circolari, anche se provenienti dallo stesso Inps) (v., in tal senso, Cass. n. 3969 del 2011).

Né tale disciplina può essere sospettata di incostituzionalità. Come osservato da Cass. n. 7590 del 2011, in tema di contribuzione dovuta dai datori di lavoro esercenti attività edile, è manifestamente infondata la questione di legittimità in relazione agli articoli 3 e 53 Cost. dell’art. 29 della legge n. 341 del 1995 – che disciplina la misura dell’obbligo contributivo ed assistenziale in riferimento a quanto stabilito dalla contrattazione collettiva, escludendo le sole assenze per le quali il rapporto di lavoro è sospeso “ex lege” e non anche quelle per le quali la sospensione è concordata tra le parti – in quanto costituisce norma di carattere generale nell’ambito dell’ordinamento pensionistico ed infortunistico che il principio di corrispondenza tra retribuzione e contribuzione include l’esistenza di un limite inferiore, onde la relativa previsione non crea alcun “vulnus” al principio di capacità contributiva, né irragionevoli disparità di trattamento tra datori di lavoro.

In tema di contribuzione dovuta dai datori di lavoro esercenti attività edile, ove la sospensione del rapporto lavorativo derivi da una libera scelta del datore di lavoro e costituisca il risultato di un accordo tra le parti, permane il relativo obbligo contributivo, dovendosi escludere la possibilità di una interpretazione analogica della norma che fissa la retribuzione minima imponibile nel settore edile, in quanto la disposizione ha natura eccezionale e regola espressamente la possibilità e le modalità di un ampliamento dei previsti casi d’esonero da contribuzione, che può essere effettuato esclusivamente mediante decreti interministeriali.
Corte di Cassazione – Ordinanza N. 3096/2015

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