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Service Tax, inquilini contro: troppi costi per gli affittuari, in vista un boom degli sfratti

La nuova Service Tax che sostituirà l'IMU dal 2014 accende non poche polemiche: tra qualche mese saranno gli inquilini dell'immobile a doversi fare carico della tassa
La nuova Service Tax che sostituirà l’Imu dal 2014 accende non poche polemiche: tra qualche mese saranno gli inquilini dell’immobile a doversi fare carico della tassa

La Service Tax è ancora tutta da scrivere, ma già scoppia la bagarre su effetti negativi e categorie danneggiate dall’annunciato riassetto della tassazione degli immobili, a cominciare dagli inquilini. Di stangata media da circa mille euro che dal prossimo anno rischia di abbattersi sugli affittuari parla ad esempio l’Unione Inquilini, il cui presidente, Walter De Cesaris, avverte: «Più che un piano casa sembra un piano sfratti che travolgerà oltre tre milioni di inquilini». In vista un «rischio tsunami degli sfratti per morosità».

I possibili effetti sulla morosità delle famiglie in affitto. La nuova imposta comunale federale a carico sia del proprietario che dell’occupante l’immobile, destinata dal 2014 a sostituire l’Imu accorpando quanto dovuto per la tassa sui rifiuti (Tari) e per i servizi cosiddetti indivisibili (Tari) preoccupa perché tra pochi mesi «saranno a carico degli inquilini la maggior parte degli oneri relativi alla nuova tassa che, di fatto, anche negli importi, sostituirà sostanzialmente l’Imu oggi pagata dai proprietari». Il Governo «fa finta di non sapere che l’80% degli inquilini ha un reddito lordo inferiore ai 30mila euro, che già oggi il 90% delle circa 70.000 sentenze annue di sfratto sono per morosità ed infine che in Italia sono 650mila le famiglie che hanno diritto ad una casa popolare avendone i requisiti certificati dai Comuni».

Non scaricare i costi dell’operazione stop all’Imu sugli inquilini. Sulla stessa linea anche Sunia, Sicet e Uniat, altre sigle di associazioni di rappresentanza degli inquilini: «È inaccettabile scaricare sugli inquilini la Service Tax, si rischia di moltiplicare gli sfratti per morosità». Pur soddisfatte per alcune delle misure sugli sfratti per morosità incolpevole, sul fondo di sostegno all’affitto e sulle agevolazioni ai contratti concordati deliberate ieri dal Consiglio dei ministri, le associazioni si scagliano contro il decreto legge che introduce la Service Tax perché «Scaricare, anche parzialmente, i costi dell’operazione Imu sugli inquilini è inaccettabile. Questa misura, se attuata, avrebbe un effetto moltiplicatore del costo dell’abitazione con il risultato di aumentare in maniera esponenziale gli sfratti per morosità che lo stesso decreto tenta di arginare».

Fassina (Economia): ancora in essere la tassazione sulla prima casa. A fronte della levata di scudi, tra i più solleciti a difendere lo stop all’Imu che non elimina la tassazione per i proprietari c’è il viceministro all’Economia Stefano Fassina (Pd), che in un intervento pubblicato sull’Huffington Post chiarisce che sì, l’«Imu è stata abolita», ma ricorda anche che «non è stata cancellata la tassazione sulla prima casa». E spiega che la Service Tax «tratteggiata nel documento allegato al verbale del Consiglio dei ministri va nella direzione di un impianto pienamente federale dell’imposta, indica la rendita catastale come base imponibile, fissa, nel caso di abitazioni affittate, il contributo prevalente a carico del proprietario e impegna il legislatore a tutelare le abitazioni di minor valore (oggi esenti dall’Imu grazie alla detrazione)».

Studenti fuori sede, possibile un aumento degli affitti in nero. L’arrivo di un criterio di tassazione condiviso tra inquilini e proprietari, già utilizzato in altri paesi come la Francia, mette in allarme anche una particolare categoria di affittuari, quella degli studenti fuori sede. Per l’associazione studentesca Rete della Conoscenza la nuova Service Tax «graverà maggiormente su decine di migliaia di universitari fuorisede, per cui moltissimi studenti saranno spinti ad accettare affitti in nero per non risultare occupanti di uno stabile, aumentando l’illegalità e riducendo l’esigibilità dei diritti degli inquilini. Qualora uno studente accettasse un contratto, segnala la Rete, si ritroverebbe a dover pagare tasse di cui non si sanno ancora gli importi e che varieranno da Comune a Comune». In questo scenario, l’associazione sollecita Governo e Comuni a non «indebolire ulteriormente un settore svantaggiato come quello degli studenti fuori sede, già schiacciati da affitti e spese che, in molte città, sono diventati esorbitanti».

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