Diritto

Sequestro preventivo da rapportare al profitto accertato

Il sequestro preventivo funzionale alla futura adozione della confisca per equivalente di beni per un importo corrispondente al prezzo o profitto del reato può essere disposto solo per l’intera entità del profitto accertato. La misura, poi, può interessare indifferentemente ciascuno degli associati a patto però che l’espropriazione non venga duplicata e ecceda nel quantum l’ammontare complessivo dell’accertato profitto. Questo il principio espresso dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 26721 del 25 giugno 2015.

IL FATTO
Alla base della vicenda un sodalizio criminale che aveva organizzato l’importazione di prodotti petroliferi senza versare accise e Iva. Di qui l’imputazione di associazione a delinquere di carattere transnazionale finalizzata a commettere una serie indeterminata di reati diretti a sottrarre i prodotti a imposta. Ciò aveva indotto il Tribunale della libertà di Salerno a confermare il sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente fino a un valore corrispondente alla somma prossima ai 4 milioni di euro a carico di numerosi soggetti. Il provvedimento è stato impugnato dagli indagati che hanno eccepito come per determinare la misura cautelare fosse stato eseguito un calcolo senza tenere presente un criterio soggettivo. Senza tenere presente cioè quali soggetti avessero commesso questo tipo di illecito imputando il tutto direttamente all’associazione e quindi con successiva ripetibilità nei confronti di ciascuno. Come se non bastasse i ricorrenti hanno eccepito che l’ammontare della somma era stato determinato su criteri non certi ma presuntivi e indiziari.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso presentato dagli indagati. In particolare, la Suprema Corte, sulla base di quanto disposto dall’art. 173, comma 2, delle disposizioni attuative del codice di procedura penale ha precisato che: «il delitto di associazione per delinquere è idoneo a realizzare profitti illeciti sequestrabili ai fini della successiva confisca per equivalente nei casi espressamente previsti dalla legge in via del tutto autonoma rispetto a quelli conseguiti attraverso i reati-fine perpetrati in esecuzione del programma di delinquenza e la cui esecuzione è agevolata dall’esistenza di una stabile struttura organizzata e dal comune progetto criminale, con la precisazione che la determinazione del profitto confiscabile corrisponde alla sommatoria dei profitti conseguiti dall’associazione nel suo complesso per effetto della consumazione dei singoli reati-fine, che vanno pertanto accertati (e non presunti) e attribuiti sia pure nelle forme provvisorie tipiche della fase cautelare a uno o a più associati (…) senza che ciò possa comportare una duplicazione anche parziale del profitto confiscabile e senza che il conteggio dell’imposta evasa avvenga sulla base di elementi presuntivi o indiziari».

Corte di Cassazione – Sentenza N. 26721/2015

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