Diritto

Separazione: niente affido condiviso per il genitore che pretende una spartizione chirurgica dei tempi e della presenza del figlio

Like
Love
Haha
Wow
Sad
Angry
Hai lasciato una reazione al post "Separazione: niente affido condiviso per il gen..." Adesso
La spartizione chirurgica dei tempi e della presenza di un figlio auspicata da un genitore è sintomo della propria siderale distanza dalla sufficiente capacità di immedesimazione nelle esigenze di maggior stabilità e tranquillità di vita del bambino
La spartizione chirurgica dei tempi e della presenza di un figlio auspicata da un genitore è sintomo della propria siderale distanza dalla sufficiente capacità di immedesimazione nelle esigenze di maggior stabilità e tranquillità di vita del bambino

Niente affido condiviso se il papà pretende una «spartizione chirurgica dei tempi e della presenza della bambina» presso ciascun genitore. Una tale richiesta dimostra, infatti, l’incapacità di immedesimarsi nelle esigenze della figlia, che ha diritto a una residenza preferenziale, che le eviti un palleggio “ping-pong” tra due diverse abitazioni. Lo ha precisato il tribunale per i minorenni di Trieste, con la pronuncia del 20 febbraio 2013.
La questione è stata aperta dal ricorso presentato da un padre, che voleva ottenere la modifica delle condizioni di affidamento e mantenimento della figlia, decise con un precedente decreto. In particolare, la decisione di cui l’uomo ha chiesto la revisione ha disposto l’affidamento esclusivo della bimba alla madre, con la collocazione presso di lei.
Non soddisfatto, l’uomo si è rivolto al tribunale per chiedere la modifica delle condizioni di affidamento della figlia: non si è opposto circa la residenza della minore, prevalentemente fissata presso l’abitazione della madre, ma ha chiesto al tribunale di disporre l’affidamento condiviso, impegnandosi a offrire la massima disponibilità e collaborazione nella gestione della figlia, sotto il profilo educativo e di crescita. Nell’istanza, inoltre, il padre ha manifestato la disponibilità a coordinarsi con la sua ex, per garantire alla piccola un ambiente di vita sereno ed equilibrato. E, nel dettaglio, ha chiesto, in via principale, di tenere con sè la figlia a settimane alterne o, in via subordinata, a giorni alterni.
Ma la madre, con autonomo ricorso, ha insistito perché venisse mantenuto l’affidamento esclusivo.
Nella pronuncia del 20 febbraio, il tribunale di Trieste abbraccia le ragioni della donna, sostenendo che gli interessi della minore impongono la conferma dell’affidamento esclusivo. Occorre prendere atto, affermano i giudici, che i genitori, nel cessare la loro convivenza, avevano raggiunto un accordo sulla regolamentazione dei rapporti con la figlia, che comprendeva l’affidamento alla madre, ritenuto conforme al benessere della bambina. I giudici ricordano nella pronuncia anche la vicenda penale che ha riguardato il padre, chiusa con la sua condanna per maltrattamenti contro familiari e conviventi (articolo 572 del Codice penale), ma affermano che per decidere si può prescindere da questo: secondo il tribunale, la soluzione più opportuna è dettata dalle stesse richieste del padre.
È evidente, infatti, puntualizzano i giudici, come la «spartizione chirurgica dei tempi e della presenza della bambina» presso ciascun genitore, auspicata dall’istante, sia di per sé sintomo della «siderale distanza» dell’uomo «dalla sufficiente capacità di immedesimazione nelle esigenze di maggior stabilità e tranquillità di vita della figlia, capacità che invece si devono pretendere dal genitore di una bimba che ha da poco compiuto i due anni d’età».
La piccola – conclude il tribunale – non può essere «considerata e trattata come un oggetto da possedere e da palleggiarsi, anziché come un essere umano con diritti propri». Del resto, la giurisprudenza ha sempre ribadito l’esigenza di «non consentire, nemmeno nei casi di residenza di entrambi i genitori in enti separati di un medesimo edificio, il palleggio ping-pong della prole», irrispettoso della dignità personale del minore.
Accogliendo le istanze del ricorrente, pertanto, si rischierebbe di recare un serio danno alla serenità della piccola, cui va garantita una residenza preferenziale.
Di qui, la convinzione dei giudici che la formula dell’affidamento condiviso sia, nel caso esaminato, pregiudizievole per la minore, perché l’atteggiamento egoistico del padre non consentirebbe una coerente gestione delle future occasioni in cui sarebbe «chiamato a prendere – insieme alla madre – le decisioni ordinarie e straordinarie di potestà, nell’interesse superiore della bambina».
È per queste ragioni che il tribunale, nel rigettare la richiesta del padre di affido condiviso, lascia immutato il precedente provvedimento di affidamento esclusivo in favore della genitrice.

Like
Love
Haha
Wow
Sad
Angry
Hai lasciato una reazione al post "Separazione: niente affido condiviso per il gen..." Adesso
Print Friendly, PDF & Email
Tags

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Close