Diritto

Sempre vietato diffondere mail private: soprattutto se si tratta di parlamentari – Acquisiti illecitamente dati personali di esponenti del Movimento Cinque Stelle

Il Garante per la privacy ha preso una posizione netta, dura e precisa in relazione al
Il Garante per la privacy ha preso una posizione netta, dura e precisa in relazione al “furto” di mail private a danno di alcuni esponenti del movimento 5 Stelle

Acquisiti e diffusi illecitamente dati personali all’insaputa e contro la volontà degli interessati, esponenti del Movimento Cinque Stelle. La violazione determina una lesione del diritto alla riservatezza e alla protezione dei dati personali non solo dei parlamentari intestatari degli indirizzi di posta elettronica, ma di tutti coloro che sono entrati in contatto con essi attraverso tale mezzo di comunicazione, nonchè eventualmente di terzi citati all’interno delle comunicazioni. L’illiceità ab origine del trattamento di dati personali estende i suoi effetti anche ai successivi trattamenti, rendendo illecita ogni altra successiva operazione di raccolta, conservazione e ulteriore utilizzo dei medesimi dati.
Il Garante per la privacy ha preso una posizione netta, dura e precisa in relazione al “furto” di mail private a danno di alcuni esponenti del movimento 5 Stelle.

Il Garante ha disposto, ai sensi degli artt. 143, lett. c) e 154, comma 1, lett. d), del Codice in materia di protezione dei dati personali:

  1. il divieto di ogni eventuale ulteriore trattamento delle mail dei deputati del Movimento 5 Stelle diffuse sulla rete con conseguente obbligo, in capo a chi le detiene, di provvedere alla loro cancellazione;
  2. dispone che l’Ufficio curi la più ampia pubblicità del presente provvedimento, anche mediante la sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana, al fine di rendere edotti coloro che dispongono delle suddette mail del divieto di ogni loro ulteriore trattamento e del conseguente obbligo di provvedere alla loro cancellazione.

Ai sensi degli artt. 152 del Codice e 10 del d.lg. n. 150/2011, avverso il presente provvedimento può essere proposta opposizione all’autorità giudiziaria ordinaria, con ricorso depositato al tribunale ordinario del luogo ove ha la residenza il titolare del trattamento dei dati, entro il termine di trenta giorni dalla data di comunicazione del provvedimento stesso, ovvero di sessanta giorni se il ricorrente risiede all’estero.

In data 3 maggio 2013 una delegazione di parlamentari del Movimento 5 Stelle sollevava la questione direttamente negli uffici dell’Autorità.

Il Garante rilevava l’effettiva reperibilità sulla rete internet di mail riconducibili a taluni deputati del Movimento 5 Stelle.

L’attività descritta configura una grave violazione di una diritto fondamentale tutelato dall’art. 15 della Costituzione il quale garantisce l’inviolabilità della libertà e segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione.

Il Garante sottolinea inoltre le particolari garanzie poste dall’art. 68 della Costituzione a tutela delle comunicazioni e della corrispondenza dei membri del Parlamento.

La vicenda in esame può determinare innanzitutto responsabilità di natura penale (artt. 616 e ss. cod. pen.) il cui accertamento, per il caso di specie, è già al vaglio dell’autorità giudiziaria.

In particolare che, ai sensi del citato art. 616 cod. pen., è punibile penalmente «chiunque prende cognizione del contenuto di una corrispondenza chiusa, a lui non diretta, ovvero sottrae o distrae, al fine di prendere o di farne da altri prendere cognizione, una corrispondenza chiusa o aperta, a lui non diretta…» (comma 1); è punito più gravemente «se il colpevole senza giusta causa, rivela, in tutto o in parte, il contenuto della corrispondenzase dal fatto deriva nocumento… » (comma 2).

Qualora la corrispondenza abbia «carattere confidenziale o si riferisca alla intimità della vita privata», trova applicazione anche l’art. 93 della legge 22 aprile 1941, n. 633, il quale prevede che è necessario il consenso dell’autore e del destinatario della corrispondenza stessa affinchè questa possa essere «pubblicat(a), riprodott(a) od in qualunque modo portat(a) alla conoscenza del pubblico».

La vicenda assume rilievo anche sotto il profilo della vigente disciplina in materia di protezione dei dati personali (Codice in materia di protezione dei dati personali, decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, di seguito “Codice”), configurandosi quale trattamento di dati riferibili a persone identificate e che il trattamento medesimo è da ritenersi illecito in quanto avvenuto in violazione della legge (art. 11, comma 1, lett. a) e b) del Codice).

Esso ha comportato l’acquisizione e la diffusione di dati personali all’insaputa e contro la volontà degli interessati.

Tale violazione determina una lesione del diritto alla riservatezza e alla protezione dei dati personali non solo dei parlamentari intestatari degli indirizzi di posta elettronica, ma di tutti coloro che sono entrati in contatto con essi attraverso tale mezzo di comunicazione, nonchè eventualmente di terzi citati all’interno delle comunicazioni.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *