Lavoro

Sempre più donne italiane tra le colf: giovani e laureate

Sempre più donne italiane tra le colf: giovani e laureate
A Roma in due anni le colf italiane contrattualizzate sono triplicate. Ma il fenomeno è in crescita in tutta Italia: assunzioni aumentate dal 3,73% al 9,26%

Nell’economia del Paese, e in particolare in quella della famiglia, il lavoro domestico sta diventando sempre più rilevante. In un welfare che lo Stato non riesce più a garantire in modo universale, si vuole evidenziare che l’assistenza a soggetti non autosufficienti, bambini e anziani, rende gravoso per le famiglie, anche dal punto di vista economico, l’onere dell’autogestione. L’indagine Censis del 2013, condotta presso un campione di 1.500 collaboratori domestici individuati su tutto il territorio nazionale, consente di approfondire le caratteristiche di questo universo sempre più rilevante di lavoratori.

Prevalentemente donne (82,4%) e di età intermedia, tra i 36 e 50 anni (56,8%), la maggioranza dei collaboratori che lavora presso le famiglie sono migranti (77,3% del totale), sebbene la loro presenza sul territorio sia abbastanza diversificata. Mentre infatti al Nord e al Centro è quasi esclusiva (al Nord sono stranieri l’81,4% dei collaboratori e al Centro l’81,7%), al Sud si registra una significativa incidenza di italiani, pari al 35,7%.

Se n’è discusso durante il 30° anniversario dalla fondazione di ASSINDATCOLF, Associazione Nazionale tra i Datori di Lavoro Domestico: il convegno ha analizzato tutti i temi legati al lavoro domestico, con uno sguardo complessivo ad una realtà molto più complessa di quanto possa apparire. Il convegno – che ha il Patrocinio della Camera dei Deputati – si è tenuto a Roma presso Palazzo Montecitorio.

Nell’ultimo decennio tutta l’area dei servizi di cura e assistenza per le famiglie ha costituito per il nostro Paese un incredibile bacino di crescita occupazionale. Il numero effettivo dei collaboratori che, con formule e modalità diverse, prestano la loro attività presso le famiglie è passato da poco più di un milione del 2001 agli attuali 1 milione 655 mila (+53%). Nel 2011 quasi 2 milioni 600 mila famiglie (il 10,4% del totale) si sono rivolte al mercato, per acquistare servizi di collaborazione, di assistenza ad anziani o altre persone non autosufficienti e di baby sitting (Fonte CENSIS).

La maggior parte dei collaboratori familiari presta assistenza ad almeno una persona adulta bisognosa di cure (60,2%), in massima parte anziani al di sopra dei 75 anni. Nelle attività di assistenza alla persona sono molto più coinvolti i collaboratori stranieri (68,1%) rispetto ai loro colleghi italiani che lo fanno nel 33,3% dei casi. La maggioranza proviene dai paese dell’Est Europa (complessivamente il 55,4%), e il particolare dalla Romania (primo paese di origine) e dall’Ucraina (primo paese di provenienza dei collaboratori che operano al Sud). Ma anche le Filippine costituiscono un bacino importante di offerta di lavoro, visto che ben il 7,8% proviene da quest’area.

“E’ questa la realtà in cui oggi ASSINDATCOLF nel trentesimo della Sua fondazione si trova ad operare”, afferma il Presidente Renzo Gardella, “ed è proprio per questo aspetto che abbiamo pensato ad un convegno, non impostato sul ricordo del cammino percorso, bensì proiettato a immaginare il futuro di quel settore del lavoro che tanta importanza ha nella vita quotidiana di tutti. Per quanto ci riguarda, quindi, questo Convegno lo vogliamo considerare non un punto di arrivo, ma un vero e proprio punto di partenza per i prossimi anni, da cui scaturiranno soluzioni, proposte e idee per lo sviluppo di sicuro interesse”.

I dati rivelano che l’83,4% degli assistenti familiari svolge attività di governo della casa (pulizie, spesa, piccole commissioni, ecc.), il 54,8% assistenza semplice alla persona, il 29,4% assistenza di base a persone non autosufficienti, il 18,3% accudisce i bambini e il 15,3% effettua invece un’assistenza più specialistica alla persona, che potremmo definire “avanzata”. I collaboratori di origine straniera, inoltre, non solo sono più versatili, ma sono anche molto più presenti nell’assistenza alle persone. Mediamente, i collaboratori familiari svolgono questo lavoro da 8 anni e hanno intrapreso il percorso professionale all’età di circa 34 anni. Nel 2009, l’esperienza media era pari a 7 anni.

“Già dal 2009 le Sezioni ASSINDATCOLF del Nord-est, Treviso, Udine, Venezia, ci sottolineavano l’incremento di assunzioni di manodopera italiana – spiega la Dr.ssa Teresa Benvenuto, Segretario nazionale di ASSINDATCOLF – come risultato del reinserimento di molte donne, che erano state licenziate o messe in mobilità dalle fabbriche nelle quali avevano lavorato da sempre. Tale fenomeno in seguito è stato evidenziato anche in Lombardia, riguardando soprattutto persone che avevano perso il lavoro negli uffici, quindi con qualifiche spesso impiegatizie.

Negli ultimi due anni anche la sede di Roma ha avuto modo di conoscere questa realtà, ma il dato qui risulta ancora più eclatante poiché verso il settore si sono rivolte anche quelle persone con un titolo di studio elevato. Infatti, molte donne il cui reddito familiare si è contratto drasticamente per la perdita del proprio lavoro o di quello del proprio coniuge hanno trovato nell’impiego nel settore domestico la soluzione momentanea ai loro problemi. Se nel Nord-Est si è rilevata la presenza maggiormente nell’assistenza agli anziani e alle faccende domestiche, a Milano e a Roma le lavoratrici italiane hanno preferito dedicarsi all’assistenza di neonati o di bambini in età scolare. Mentre un dato rimane costante ed è l’età che queste donne hanno: la maggior parte di loro si colloca nella fascia di età tra i 40 e i 59 anni. I dati dell’indagine hanno riguardato le assunzioni effettuate negli anni 2011-2012 e 2013, registrando un trend di crescita delle lavoratrici italiane soprattutto tra il 2011 ed il 2012. Si precisa tuttavia che i dati sono riferiti alle nuove assunzioni e non a tutti i rapporti di lavoro in essere in quel momento”.

Dall’analisi dei dati pervenuti dalla sede di Roma, l’associazione rileva che se nel 2011 le assunzioni di dipendenti domestiche italiane riguardavano il 3,73% del totale delle assunzioni, nell’anno 2012 tale dato si è quasi triplicato: l’8,62% delle assunzioni effettuate durante l’anno riguardava lavoratrici italiane. Il trend si è mantenuto nell’anno 2013, dove fino a settembre, l’ASSINDATCOLF ha registrato che sul totale delle assunzioni il 9,26% era per personale di nazionalità italiana. L’idea che per molte di queste lavoratrici l’ingresso nel settore non è momentaneo, ma con carattere di stabilità, lo si riscontra nella richiesta di partecipazione delle stesse a corsi di formazione organizzati a vario titolo sia per le mansioni domestiche sia per il lavoro di cura agli anziani e ai bambini.

Sempre più donne italiane tra le colf: giovani e laureate
Al Nord l’inadempienza totale si limita al 9,9% dei lavoratori e in quasi la metà dei casi le famiglie rispettano per intero le regole esistenti (47,3%). Al Sud la percentuale del lavoro in nero sale al 53,9%, al Centro al 33,9%

La variabile della regolarità contrattuale divide l’Italia in due: nel Nord, dove l’inadempienza totale si limita a casi marginali (riguarda il 9,9% dei lavoratori) e in quasi la metà dei casi le famiglie rispettano per intero le regole esistenti (47,3%); dall’altro, il Centro e il Sud, accomunati dalla scarsa percentuale di rapporti di lavoro “totalmente regolari” (interessano il 23,3% dei collaboratori al Centro e il 23,7% al Sud) e entrambi caratterizzati dalla presenza di un sommerso molto diffuso. In particolare, al Sud c’è una percentuale altissima di “nero” totale (nel 53,9% dei casi non c’è alcun pagamento di contributi), al Centro questa è più bassa (33,9%) ma si aggiunge a un’area altrettanto ampia di irregolarità parziale (35,6%), casi nei quali le famiglie versano solo parte dei contributi.

“Quello del lavoratore domestico non è più un lavoro di scorta – afferma il Dr. Zini – Vice Presidente ASSINDATCOLF – ma non è nemmeno un lavoro completamente riconosciuto. Non parlo delle dinamiche contrattuali che, anche con le mitigazioni esistenti, sono estremamente onerose per le famiglie che non sono organizzate come imprese e quindi subiscono maggiormente tutta la burocrazia del settore lavoro. Il lavoro nero è stimato pari se non superiore al lavoro regolare. Ma oggi questa situazione non si può più tollerare perché parliamo di 2.000.000 di lavoratori (è certamente tra i primi 5 CCNL a livello Italiano se consideriamo anche il sommerso e rientra tra i primi 10 in ogni caso) che presto o tardi, tra 10-20-30 anni, saranno anziani e chiederanno una prestazione pensionistica, tutta o in parte a carico dello Stato. Occorre affrontare oggi il problema e, soprattutto, affrontarlo in modo che sia “logico” essere in regola, altrimenti non emergerà mai il lavoro nero del settore”.

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