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Segreto bancario, addio a tappe verso lo scambio automatico

Segreto bancario, addio a tappe verso lo scambio automatico
Sette punti ben definiti per dirimere le questioni ancora aperte sul tavolo dei due governi: dallo scambio automatico delle informazioni, ai termini di partecipazione alla voluntary disclosure; dall’imposizione dei lavoratori frontalieri, alle black list italiane fino ad arrivare alla cooperazione transfrontaliera per l’accesso ai mercati finanziari, ma anche la gestione del trattamento fiscale dell’enclave di Campione d’Italia e il perseguimento degli istituti finanziari e dei loro collaboratori per i reati fiscali commessi dai clienti italiani

Una roadmap per mettere la parola fine al segreto bancario e all’evasione internazionale. Proseguirà secondo un percorso ben definito il cammino verso la trasparenza fiscale della Svizzera, intrapreso il 23 febbraio 2015 con la firma del protocollo di modifica della Convenzione per evitare le doppie imposizioni tra Berna e Roma datato 1976. Sette punti ben definiti per dirimere le questioni ancora aperte sul tavolo dei due governi: dallo scambio automatico delle informazioni, ai termini di partecipazione alla voluntary disclosure; dall’imposizione dei lavoratori frontalieri, alle black list italiane fino ad arrivare alla cooperazione transfrontaliera per l’accesso ai mercati finanziari, ma anche la gestione del trattamento fiscale dell’enclave di Campione d’Italia e il perseguimento degli istituti finanziari e dei loro collaboratori per i reati fiscali commessi dai clienti italiani. Tanta carne al fuoco, dunque, che il ministro del Tesoro italiano, Pier Carlo Padoan, e la consigliera federale, Eveline Widmer-Schlumpf, si sono presi in carico andando a fissare valori di riferimento vincolanti o disponendo un piano di lavoro sull’ulteriore modo di procedere.

«L’attuazione del recente programma italiano di autodenuncia, deciso dal Parlamento, sarà facilitato mediante l’accordo, mentre la certezza del diritto per i contribuenti italiani che detengono un conto in Svizzera verrà decisamente migliorata», hanno dichiarato i due ministri a margine della firma del protocollo. «Questo permetterà un passaggio ordinato al futuro scambio automatico di informazioni secondo lo standard Ocse senza massicce fughe di capitali». Un passaggio essenziale della strategia di distensione nelle relazioni fiscali tra i due Paesi, tanto da conquistare l’articolo 1 all’interno della roadmap siglata a Milano: «in futuro la Svizzera e l’Italia adotteranno lo standard dell’Ocse tramite una nuova base legale. Sono attualmente in corso negoziati con la Commissione europea per introdurre lo scambio automatico di informazioni con i Paesi membri dell’Ue».

L’Italia è stata tra i Paesi «early adopter» del nuovo standard Ocse, e rientra quindi tra le giurisdizioni che si sono impegnate ad adottarlo a partire dal 2017 con riferimento alle attività finanziarie detenute nel 2016. Più cauta la posizione della Svizzera che di fronte ai 52 Paesi firmatari si è impegnata ad adottare lo scambio automatico di informazioni a partire dal 2018, con riferimento all’annualità 2017. E poiché lo standard prevede reciprocità, il primo scambio automatico di informazioni di carattere finanziario tra Italia e Svizzera avverrà entro settembre 2018 con riferimento all’anno 2017. Ma soltanto per i conti di custodia, di deposito e i contratti di assicurazione con contenuto finanziario. Ma è in realtà attorno all’articolo due che si gioca il futuro delle relazioni fiscali tra Italia e Svizzera: regolarizzazione del passato e scambio delle informazioni su richiesta. Si sancisce così che i contribuenti italiani che detengono un conto in Svizzera hanno la possibilità di partecipare al programma di voluntary disclosure alle stesse condizioni di quelle applicate a Paesi che non figurano sulla lista nera italiana relativa allo scambio d’informazioni su domanda. Non solo. Entrambi gli Stati possono inoltrare domande raggruppate per identificare le persone che intendono dissimulare valori patrimoniali non dichiarati applicando, in questo caso, lo standard dell’Ocse ed escludendo la possibilità di trasformare questa modalità in una cosiddetta fishing expeditions, ovvero una richiesta di nominativi indiscriminati in assenza di reali indagini sottostanti. Così facendo, l’Italia si impegna a stralciare il nome della Svizzera dalle proprie liste nere di Paesi non collaborativi sotto il profilo fiscale.
«Con l’entrata in vigore del Protocollo di modifica della Convenzione sulle doppie imposizioni la Svizzera sarà tolta dalle liste, che considerano come criterio unicamente l’assenza di scambio di informazioni su domanda», si legge al punto 2.2.3 della roadmap. «Gli attuali regimi fiscali privilegiati per le imprese che figurano sulle liste nere italiane saranno stralciati da queste liste quando saranno aboliti o resi conformi con gli standard internazionali». Ma è il punto successivo quello che ha sollevato maggiori polemiche nel mondo della finanza svizzera. «Con la partecipazione al programma di voluntary disclosure, il contribuente italiano è responsabile di fornire tutte le informazioni necessarie alle autorità italiane. Per beneficiare di una riduzione delle sanzioni amministrative, il programma prevede la possibilità per il contribuente italiano di autorizzare il proprio istituto finanziario estero a divulgare su richiesta la sua identità e specifiche informazioni finanziarie alle autorità italiane. Con l’autorizzazione individuale dei propri clienti, gli istituti finanziari svizzeri potranno rivelare su richiesta alle autorità italiane l’identità e specifiche informazioni finanziarie di questi clienti, per consentire all’Agenzia delle Entrate di verificare la correttezza e la completezza delle informazioni fornite dal contribuente italiano. Finché gli istituti finanziari svizzeri divulgheranno solamente le informazioni per cui hanno ricevuto autorizzazione da parte dei propri clienti, non violeranno l’art. 271 del codice penale svizzero e di conseguenza non è richiesta una norma autorizzativa per la sua applicazione. Le autorità italiane, in linea con il principio di proporzionalità, faranno uso della possibilità di richiedere queste informazioni soltanto nei casi per cui esistono fondati elementi di rischio e ragioni concrete per supporre che le informazioni fornite dal contribuente risultano erronee o incomplete».
Per compensare i malumori generati da questo articolo, i governi di Roma e di Berna hanno deciso di introdurre un articolo che solleva la responsabilità degli istituti di credito in relazione alle frodi fiscali perpetrate dalla propria clientela sancendo che «gli istituti finanziari e i loro collaboratori non sono di principio responsabili dei reati fiscali commessi dai loro clienti». E ancora: «Si terrà conto positivamente del comportamento cooperativo degli istituti finanziari ai fini della regolarizzazione dei loro clienti».

La roadmap ha poi delineato con chiarezza il percorso per la revisione dell’accordo sui frontalieri. L’accordo attualmente in vigore riguarda solamente i frontalieri italiani e prevede la tassazione esclusiva in Svizzera con il ristorno del 40% dei gettito ai Comuni italiani della zona di confine. Il nuovo accordo prevede innanzitutto la reciprocità: anche i frontalieri svizzeri che lavorano in Italia saranno compresi nell’accordo. I lavoratori frontalieri saranno assoggettati a imposizione sia nello Stato in cui esercitano l’attività, sia nello Stato di residenza. La quota spettante allo Stato del luogo di lavoro ammonterà al massimo al 70% del totale dell’imposta normalmente prelevabile alla fonte. Il Paese di residenza dei lavoratori applicherà l’imposta sul reddito delle persone fisiche tenendo conto delle imposte già prelevate nell’altro Stato ed eliminando l’eventuale doppia imposizione.

Non solo. Secondo i termini del nuovo accordo, non ci sarà più alcuna compensazione finanziaria tra i due Stati. Nella roadmap Italia e Svizzera si sono impegnate anche a individuare le migliori soluzioni pratiche per Campione d’Italia, enclave italiana circondata dal territorio svizzero.

Infine, l’accesso ai mercati finanziari. «Entrambe le parti ribadiscono la propria volontà di cercare soluzioni per migliorare la cooperazione transfrontaliera e l’accesso ai mercati finanziari e per questo a breve saranno avviati colloqui tecnici», si legge nella roadmap italo-svizzera.

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