Diritto

Se lo Stato non eccepisce nulla, è regolare la somma versata per il condono

Se lo Stato non eccepisce nulla, è regolare la somma versata per il condono
L’entità della somma pagata a titolo di condono fiscale si presume adeguata, in mancanza di qualsiasi riscontro contrario dell’Amministrazione finanziaria

L’entità della somma pagata a titolo di condono fiscale si presume adeguata, in mancanza di qualsiasi riscontro contrario dell’Amministrazione finanziaria. E’ quanto si evince dalla ordinanza della Corte di Cassazione n. 7154 del 26 marzo 2014.

IL FATTO

Il caso trae origine dal ricorso proposto dall’Agenzia delle Entrate nei confronti di un contribuente, avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale del Lazio, con la quale, rigettato l’appello della medesima contro la decisione di quella provinciale, relativa alla cartella di pagamento inerente all’Irpef, Irap ed accessori per il 2002, veniva ritenuta fondata. In particolare il giudice di secondo grado osservava che l’atto esecutivo non indicava il responsabile del relativo procedimento, sicché, ancorché esso non potesse ritenersi nullo per mancanza della relativa previsione, tuttavia era annullabile, e quindi andava tal senso.

Nelle more del giudizio il contribuente ha presentato domanda di condono, risultata regolare, avendo egli provveduto al versamento della somma dovuta, come risultante dalla ricevuta della banca con Modello F24.

L’Avvocatura dello Stato, sollecitata dalla Cassazione a trasmettere la attestazione di regolarità del procedimento, non vi ha ottemperato.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE

Secondo gli Ermellini, il principio della tutela del legittimo affidamento del cittadino, reso esplicito in materia tributaria dall’art. 10, comma primo, della legge 27 luglio 2000, n. 212 (Statuto dei diritti del contribuente), trovando origine nei principi affermati dagli artt. 3, 23, 53 e 97 Cost., espressamente richiamati dall’art. 1 del medesimo statuto, è immanente in tutti i rapporti di diritto pubblico e costituisce uno dei fondamenti dello Stato di diritto nelle sue diverse articolazioni, limitandone l’attività legislativa ed amministrativa.

Di conseguenza, la Suprema Corte ritiene che l’entità della somma pagata sia stata adeguata, in mancanza di qualsiasi riscontro contrario della parte pubblica, con la conseguente declaratoria di estinzione del giudizio.

In definitiva, la Corte dichiara l’estinzione del giudizio, per cessazione della materia del contendere per intervenuto condono.

Art. 10 L. 212/2000 - Tutela dell'affidamento e della buona fede. Errori del contribuente

1. I rapporti tra contribuente e amministrazione finanziaria sono improntati al principio della collaborazione e della buona fede.
2. Non sono irrogate sanzioni nè richiesti interessi moratori al contribuente, qualora egli si sia conformato a indicazioni contenute in atti dell’amministrazione finanziaria, ancorchè successivamente modificate dall’amministrazione medesima, o qualora il suo comportamento risulti posto in essere a seguito di fatti direttamente conseguenti a ritardi, omissioni od errori dell’amministrazione stessa.
3. Le sanzioni non sono comunque irrogate quando la violazione dipende da obiettive condizioni di incertezza sulla portata e sull’ambito di applicazione della norma tributaria o quando si traduce in una mera violazione formale senza alcun debito di imposta. Le violazioni di disposizioni di rilievo esclusivamente tributario non possono essere causa di nullità del contratto.
Corte di Cassazione – Ordinanza N. 7154/2014

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