Diritto

Se la guardia giurata perde un plico pieno di valori il datore di lavoro non è responsabile

Se la guardia giurata perde un plico pieno di valori il datore di lavoro non è responsabile
E’ responsabile la guardia giurata che omette di annotare un plico non consegnato, impedendo di riscontrare immediatamente la mancanza di esso e rendendo estremamente più difficoltosa l’indagine

Confermata dalla Corte di Cassazione, con la sentenza n. 7833 del 3 aprile 2014, la condanna emessa dai giudici di merito nei confronti di una guardia giurata con mansioni di portavalori, il quale, incaricato del trasporto dei due plichi contenenti denaro per 32.000,00 euro, era stato ritenuto responsabile per avere omesso l’annotazione relativa al plico non consegnato. Esclusa la responsabilità della società di vigilanza di cui egli era dipendente.

IL FATTO

Il caso trae origine da un contenzioso intercorso tra una guardia giurata, dipendente di una società di vigilanza, e la società datrice di lavoro.

La Corte di Appello, in riforma della decisione di primo grado del Tribunale, ha ravvisato nella vicenda in esame (mancata consegna o perdita di un plico contenente la somma di € 32.000,00) a carico della guardia giurata, dipendente di una S.p.A. con mansioni di portavalori ed incaricato del trasporto dei due plichi, una sua responsabilità, per avere omesso l’annotazione relativa al plico non consegnato, impedendo di riscontrare immediatamente la mancanza di esso e rendendo estremamente più difficoltosa l’indagine avviata solo giorni dopo, quando l’istituto di credito destinatario del plico aveva richiesto il denaro mancante.

La stessa Corte, ribaltando la decisione di primo grado, ha osservato che le presunte carenze organizzative della datrice di lavoro non potessero giustificare o in qualche modo aver favorito l’evento, giacché il dipendente non aveva posto in essere un adempimento procedurale prescritto, che avrebbe potuto agevolmente consentire la “tracciabilità” del plico scomparso.

Con riguardo alla deduzione del lavoratore circa la non adeguatezza della formazione ed istruzione sulle mansioni di portavalori da parte dell’azienda la Corte ne ha evidenziato l’inconsistenza, atteso che questi aveva una anzianità trentennale e aveva ricoperto incarichi sindacali, per cui era perfettamente al corrente delle procedure prescritte per quel tipo di prestazioni. Quanto al profilo del concorso di colpa della società datrice ai fini della limitazione del danno la Corte di Appello ha puntualizzato sulla base delle dichiarazioni di un teste che la società non aveva trascurato l’esistenza di un contratto di assicurazione ai fini della copertura del sinistro, ma che il danno non era rimborsabile in relazione alla franchigia prevista nella relativa polizza.

Ricorrendo in Cassazione, lo sfortunato dipendente aveva sostenuto l’insussistenza di elementi tali da escludere la sua responsabilità. In particolare, veniva contestata la sentenza nel punto dell’idonea formazione e/o informazione da parte della datrice di lavoro, senza alcuna considerazione della situazione caotica in cui versava la stessa società.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE

La Corte Suprema ha, però, respinto il ricorso, osservando come i giudici di merito avessero tenuto nella dovuta considerazione la condotta della società sia nella causazione dell’evento (pretesa insufficiente organizzazione ed insussistenza di formazione ed informazione) sia nella causazione del danno (omessa richiesta di copertura assicurativa).

Da un lato, ha osservato come il dipendente svolgesse l’attività di guardia giurata con mansioni di piantonamento e portavalori da circa trenta anni e ricoprisse anche incarichi sindacali, sicché lo stesso era perfettamente a conoscenza delle procedure prescritte relative alte attività svolte.

Dall’altro, ha precisato che la stessa società non era venuta meno all’obbligo di correttezza per ridurre o elidere il danno, e sul punto ha richiamato la deposizione di un teste circa la non operatività della polizza di assicurazione in ragione della franchigia, il cui importo non consentiva il rimborso del danno in questione.

Di rilievo le conseguenze pratiche della sentenza, in quanto il principio affermato dalla Cassazione, è nel senso che il lavoratore non può imputare al datore di lavoro la non adeguatezza della formazione sulle sue mansioni, se ha svolto la stessa attività per un periodo sufficiente a ritenerlo perfettamente a conoscenza delle procedure prescritte relative al suo lavoro.

Corte di Cassazione – Sentenza N. 7833/2014

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