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Scuola, via libera a 12mila assunzioni

Scuola, via libera a 12mila assunzioni
Via libera dal Governo all’assunzione, a settembre, di 11.268 docenti e 672 presidi (557 vincitori del concorso 2011 e 115 trattenimenti in servizio)

Via libera dal Governo all’assunzione, a settembre, di 11.268 docenti e 672 presidi (557 vincitori del concorso 2011 e 115 trattenimenti in servizio). Mentre la necessità di ulteriori approfondimenti tecnici su alcune norme, che hanno però valenza politica, frenano l’esame del pacchetto “pubblico impiego”, che torna di nuovo sul tavolo del Consiglio dei ministri già convocato per lunedì.
Le operazioni per assumere il nuovo personale nella scuola dovranno concludersi entro agosto; e per i professori si dovrà procedere pescando il 50% dalle graduatorie a esaurimento (dove ci sono circa 160mila precari) e il restante 50% dal concorso. Resa nota anche la ripartizione per ordine di scuola degli 11.268 prof. immessi in ruolo: 3.136 saranno alle superiori; 2.919 alle medie; 2.161 alla scuola primaria; 1.274 all’infanzia. Al sostegno andranno 1.648 posti; si assumeranno anche 68 educatori e 62 insegnanti “statalizzati” delle scuole di Firenze, Genova e Ferrara.

Se per l’assorbimento del precariato scolastico si fa quindi un piccolo passo avanti (è il terzo anno consecutivo che si procede a nuove assunzioni) per gli altri precari della Pa continua l’attesa. Diversi sono infatti i nodi ancora da sciogliere nel pacchetto D’Alia soprattutto sui fronti del precariato, appunto, e dei concorsi. Ma anche sulla futura Agenzia per la coesione territoriale, che, nelle intenzioni del Governo, dovrà gestire la nuova programmazione dei fondi Ue 2014-2020 (circa 30 miliardi). La disposizione che punta a istituirla ha bisogno di ulteriori chiarimenti sul fronte delle coperture (circa 200mila euro, ancora da reperire) e c’è necessità anche di correggere l’articolato per rispettare le competenze regionali (e chiarire quindi meglio il ruolo del nuovo ente).

Il sottosegretario Filippo Patroni Griffi evidenzia come comunque nel corso del Cdm di ieri sia stato raggiunto «un accordo tecnico e politico sul contenuto» dei due provvedimenti sul lavoro pubblico: «L’approfondimento – aggiunge – si è reso necessario per distribuire queste norme tra il decreto legge, dove verranno concentrate le misure più urgenti, e il disegno di legge, dove invece andranno le altre disposizioni per un più approfondito dibattito parlamentare».
Da quanto si apprende si lavorerà ininterrottamente fino a lunedì; ma dalle dichiarazioni dei partiti di maggioranza le posizioni restano distanti; con il capogruppo Pdl alla Camera, Renato Brunetta, che critica le selezioni riservate ai precari, chiedendo invece priorità nelle assunzioni ai vincitori di concorso e, più in generale, la necessità di puntare su un reclutamento per concorso pubblico: «Non ci deve essere nessuna sanatoria. Non si può da un lato bloccare il turn over e dall’altro avere mano libera nella stabilizzazione del personale». Ma per il presidente della commissione Lavoro della Camera, Cesare Damiano, «le norme sulla stabilizzazione dei precari vanno nella giusta direzione. Un concorsificio è molto costoso, e non serve bandire nuove selezioni per gli stessi posti». Per Damiano sono poi positive le disposizioni sulla tutela, nei casi di crisi, dei lavoratori delle aziende partecipate (che passano per processi di mobilità del personale). A premere per l’approvazione del dl e del ddl è il sindacato: «I testi vanno approvati – sottolinea il coordinatore dei settori pubblici della Cgil, Michele Gentile – ed è importante non aprire una guerra tra poveri, tra vincitori di concorso idonei e precari».

Del resto, nella bozza del decreto legge, è previsto un monitoraggio da parte della Funzione pubblica sui vincitori idonei di concorso e sui precari con contratto a tempo determinato (che hanno maturato 3 anni di servizio negli ultimi 5 anni), prima di procedere alle selezioni riservate (fino al 2015, poi con concorsi con riserva del 50% dei posti per i precari).
In conferenza stampa, al termine del Cdm di ieri, Patroni Griffi, ha ricordato come nel pacchetto di misure, oltre al nuovo taglio ad auto blu, consulenze e alla proroga dei termini per la gestione degli esuberi, è presente anche una stretta sull’utilizzo del lavoro flessibile, che è consentito «per rispondere a esigenze di carattere esclusivamente temporaneo o eccezionale» (non sarebbe più consentito nella Pa sottoscrivere contratti privi di causale). C’è poi il divieto di convertire i rapporti a termine a tempo indeterminato. In caso di violazioni si sancisce la nullità del rapporto e al dirigente responsabile dell’irregolarità nell’uso del lavoro flessibile può non essere erogata la retribuzione di risultato.

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