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Scuola, l’allarme precariato nelle aule: professori dal 1990 senza cattedra

Scuola, l'allarme precariato nelle aule: professori dal 1990 senza cattedra
L’odissea degli insegnanti italiani iscritti alle graduatorie ad esaurimento ha scavalcato i due decenni di storia: professori senza cattedra dal 1990

C’è chi li chiama ancora «concorsisti», 14 o 23 anni dopo l’abilitazione che li ha resi professori. Di fatto. L’odissea degli insegnanti italiani iscritti alle «GaE», le graduatorie ad esaurimento, ha scavalcato i due decenni di storia. Cumulando curricula e titoli senza sbocchi in contratti a tempo indeterminato. In archivio tre concorsi (1990, 1999, 2012) e migliaia di studenti esaminati dall’altro lato della cattedra. Nel presente, l’ingorgo burocratico tra posizioni scoperte e quasi 120mila supplenti. E la bolla di instabilità continua a gonfiarsi, senza distinzioni tra anni di anzianità o disciplina insegnata.

Alcuni hanno vinto il posto nel 1990 e atteso per anni un contratto definitivo, “scontrandosi” con le immissioni dei concorsi successivi. Solo due, in realtà: uno nel 1999 e uno nel 2012. Pochissimi, in un meccanismo fluido di turn over. Ma quanto basta per infoltire vere e proprie liste d’attesa che accavallano docenti di greco e matematica, diritto ed educazione fisica. Tanto che gli idonei di generazioni diverse, «valorizzati» dall’immissione in ruolo ad accesso pubblico, hanno finito per sovrapporsi: quelli del ’90 scalzati da quelli del ’99, quelli del ’99 in conflitto d’interessi con quelli del 2012. «E così via, se pubblicassero altri bandi» sottolinea chi è in ballo da anni, senza l’illusione di stabilizzarsi in un istituto. Per ora si ragiona a ritroso: i buchi del cosiddetto concorsone 2012 saranno tamponati dagli insegnanti selezionati tredici o ventitrè anni fa.

Le cattedre ci sono, se è vero – come denunciano alcuni sindacati – che le posizioni scoperte oscillano tra le 20 e le 30mila unità. E allora, cosa non quadra? La distribuzione degli insegnamenti. E degli insegnanti: «Non c’è nessuna intenzione di chiudere le porte ai nuovi professori, anzi. Ma non ha senso continuare a sfornare concorsi su concorsi, quando i professori già ci sono e attendono di lavorare» denuncia un docente di Milano, che preferisce non essere citato, in coda ai provveditorati per sapere dove e se eserciterà la professione che ha scelto da quasi 20 anni. «E non se ne può più – rincara la dose – dei continui cambiamenti: prima la Siss, poi il Tfa… Ci sentiamo trattati come dei barattoli, da sistemare dove si preferisce».

L’allusione è ai cambi di rotta continui nella formazione del corpo docenti per le scuole secondarie, licei e istituti. In principio la Siss, la scuola di specializzazione all’insegnamento secondario che ha abilitato docenti dal 1999 al 2009. Poi i tirocini formativi attivi, i Tfa introdotti dal Miur nel 2010. Gli insegnanti di ruolo, in cattedra dagli anni ’80, riconoscono la portata «devastante» del fenomeno. Ma sottolineano l’urgenza di una riqualificazione.

«Questi colleghi devono essere assorbiti. Ma è importante capire i criteri della qualità dell’insegnamento. Perché non si parla mai di educazione? Non è la funzione primaria della scuola?» si chiede una professoressa di liceo a Roma. Le campanelle d’inizio anno suoneranno dal 5 al 17 settembre. Due settimane di rodaggio, e 23 anni d’attesa dei «concorsisti» del ’90.

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