Italia

Scuola-lavoro: al via l’obbligo negli istituti tecnici e professionali

Obbligo dell’alternanza scuola-lavoro negli ultimi tre anni degli istituti tecnici ed estensione di un anno negli istituti professionali con un monte ore dei percorsi di almeno 200 ore l’anno: questo è uno dei 12 punti qualificanti il piano di lavoro "La Buona Scuola" del Governo che dovrebbe essere presentato al Consiglio dei Ministri nelle prossime settimane. Altri due punti qualificanti del Piano la "Bottega scuola" e "Apprendistato sperimentale", al centro del prossimo decreto del Ministro per l'Istruzione
Obbligo dell’alternanza scuola-lavoro negli ultimi tre anni degli istituti tecnici ed estensione di un anno negli istituti professionali con un monte ore dei percorsi di almeno 200 ore l’anno: questo è uno dei 12 punti qualificanti il piano di lavoro “La Buona Scuola” del Governo che dovrebbe essere presentato al Consiglio dei Ministri nelle prossime settimane. Altri due punti qualificanti del Piano la “Bottega scuola” e “Apprendistato sperimentale”, al centro del prossimo decreto del Ministro per l’Istruzione

La “Buona Scuola” di Renzi, programma presentato già qualche mese fa, intende migliorare la scuola, sia per quanto concerne il personale ivi impiegato (e da impiegare) che la qualità delle materie e dei percorsi di studio.
Ma non solo, fra i 12 punti qualificanti del programma il punto 11 riguarda direttamente il mondo del lavoro.
Infatti, il Governo fa riferimento ad una scuola “fondata sul lavoro”. Che cosa significa questo?
Secondo quanto si legge nel programma l’idea è quella di introdurre l’obbligo dell’Alternanza Scuola-Lavoro (ASL) negli ultimi tre anni degli Istituti Tecnici ed estenderlo di un anno nei Professionali, prevedendo che il monte ore dei percorsi sia di almeno 200 ore l’anno. Alle ore di alternanza partecipano anche i docenti (compreso ovviamente il nuovo organico funzionale), che dovranno essere formati come tutor dei ragazzi in azienda, e che insieme all’azienda costruiscono il progetto formativo dei ragazzi.
Inoltre, gli istituti di istruzione superiore, e di istruzione e formazione professionale possono commercializzare beni o servizi prodotti o svolgere attività di “Impresa Formativa Strumentale”, utilizzando i ricavi per investimenti sull’attività didattica. A tale scopo, è necessario incoraggiare l’uso della doppia contabilità, al momento diffusa soprattutto negli gli istituti agrari, a tutti i tipi di scuole e generalizzare la possibilità di produzione in conto terzi. Questo è particolarmente rilevante se consideriamo che sempre più scuole avranno l’opportunità di sviluppare prototipi, ad esempio attraverso la stampa 3D.

Bottega scuola” e “Apprendistato sperimentale” sono altri due punti qualificanti del Piano.
Con “Bottega scuola” si intende definire i principi per disseminare (specialmente al Centro-Sud) esperienze di inserimento degli studenti in contesti imprenditoriali legati all’artigianato, al fine di coinvolgere più attivamente anche imprese di minori dimensioni o tramandare i “mestieri d’arte.
E con l'”Apprendistato sperimentale” si intende diffondere attraverso protocolli ad hoc il programma sperimentale di apprendistato negli ultimi due anni della scuola superiore, lanciato nel 2014 in attuazione dell’articolo 8-bis del D.L. n. 104/2013 (Decreto Carozza).

Durante l’ultima parte dell’anno è stata poi lanciata la consultazione (dal 15 settembre al 15 novembre) il cui scopo è stato quello di migliorare, integrare e rafforzare la Buona Scuola. I contributi portati attraverso la consultazione sono stati analizzati in modo scientifico durante le due settimane successive al giorno della chiusura e poi presentati al pubblico (per i risultati della consultazione si veda questa pagina).

I “numeri” del fenomeno
Il Piano del Governo presentato in autunno riporta che in Italia abbiamo 700mila disoccupati tra i 15-24enni, e 4 milioni 355 mila ragazzi che non studiano, non lavorano, non sono in formazione (c.d. NEET), in grossa parte alimentati da una dispersione scolastica tra le più alte d’Europa (17,6%). Per questi giovani il Piano intende rendere la scuola la più efficace politica strutturale a nostra disposizione contro la disoccupazione – anzitutto giovanile, rispondendo all’urgenza e dando prospettiva allo stesso tempo. Così si legge sempre ne Piano presentato dal Governo.

Il Piano per la “Buona Scuola”
Prima di affrontare il punto 11 del Piano e i contenuti del testo che dovrebbe essere presentato in CDM nelle prossime settimane, giova inquadrare brevemente il tema dell’alternanza scuola-lavoro nel più ampio disegno del Piano.
La Camera, dunque, così riassume il contenuto del Piano che prevede:

  • un piano straordinario per l’assunzione, a settembre 2015, di tutti i docenti presenti nelle graduatorie ad esaurimento, nonché dei vincitori del concorso del 2012 non ancora assunti e degli idonei dello stesso concorso (complessivamente, in base allo stesso Piano, 148.100 unità), in modo da poter disporre di un team di docenti che possa garantire le supplenze e il tempo pieno;
  • dal 2016, l’ingresso nel mondo della scuola solo per concorso;
  • una modifica del meccanismo di avanzamento di carriera per i docenti, basato su valutazione e merito, e la formazione continua per gli stessi;
  • il rafforzamento del collegamento fra scuola e lavoro, fra l’altro attraverso l’obbligatorietà dell’alternanza negli ultimi 3 anni degli istituti tecnici e professionali;
  • la stabilizzazione del Fondo per il miglioramento dell’offerta formativa (che dal 2013 è confluito nel Fondo per il funzionamento delle istituzioni scolastiche) e l’attrazione di investimenti privati;
  • maggiore attenzione a musica, sport, storia dell’arte, lingue straniere, competenze digitali; la diffusione di banda larga e wi-fi in tutte le scuole;
  • la pubblicità, dal 2015, dei dati relativi ad ogni scuola.

Verso il CDM di fine febbraio
Ora siamo al giro di boa. Infatti, a fine febbraio il Ministro per l’Istruzione porterà al Consiglio dei Ministri il testo del decreto. Il Premier, all’inizio dell’anno, aveva infatti dichiarato che entro il 28 febbraio ci sarebbe stata la Riforma della Scuola.
Ma vediamo cosa sta trapelando in questi giorni rispetto al testo che il Ministro Giannini presenterà.
Si fa riferimento in prima battuta ai periodi di alternanza scuola-lavoro che avranno una durata di 200 ore l’anno con possibilità di essere svolti anche nei periodi estivi. Dovrebbero essere interessati gli studenti delle classi quarta e quinta.
Si riprenderanno poi le previsioni contenute nel Decreto Carozza, del settembre 2013, portando a regime la possibilità prevista in tale sede – per gli alunni degli ultimi due anni – delle superiori di poter apprendere in azienda attraverso la stipula di contratti di apprendistato di alta formazione.
Altra misura riguarderà il potenziamento dei laboratori (apertura di un bando per i laboratori consortili aperti al territorio e co-progettati da reti di scuole, università, realtà produttive, terzo settore ed enti locali) e contestualmente si prevederà che le imprese non dovranno più occuparsi dello svolgimento di corsi di formazione su salute e sicurezza nei luoghi di lavoro in favore degli studenti in alternanza, in quanto dovranno provvedervi direttamente le scuole e le Asl.

«Stiamo lavorando ad una policy sull’alternanza – così ha dichiarato il Ministro per l’Istruzione Giannini – che ci aiuti a curare la patologia della dispersione scolastica e anche a dare una risposta alle imprese che, in un momento storico in cui la percentuale di disoccupati fra i giovani è molto alta, non trovano personale specializzato. Fra scuola e aziende è andato in scena finora un dialogo fra sordi. Dobbiamo invertire questa situazione, creare un legame più forte fra queste due realtà. E dobbiamo farlo con l’alternanza, ma anche dando ai nostri ragazzi le competenze di cui hanno bisogno per entrare nel mondo del lavoro, sicuramente quelle linguistiche e digitali».

In chiusura si ricorda, infine, che la legge di Stabilità ultima ha previsto l’istituzione del Fondo “La buona scuola”, unitamente ad alcune misure di razionalizzazione della spesa.

Tags

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Close