Italia

Scuola, 46% diplomati pentito della scelta fatta a 14 anni

Diplomati pentiti delle scelte fatte a 14 anni: se tornassero ai tempi dell’iscrizione alla scuola superiore 46 ragazzi su 100, cioè quasi uno su due, cambierebbero l’indirizzo di studio e/o l’istituto: 11 su 100 ripeterebbero il corso ma in un’altra scuola, 7 su 100 sceglierebbero un diverso indirizzo/corso della propria scuola e 27 su 100 cambierebbero sia scuola che indirizzo

Il 46% degli studenti, se potesse tornare indietro, cambierebbe l’indirizzo di studio e/o la scuola scelta mentre 54 diplomati su cento ripeterebbero lo stesso corso. È quanto emerge nel nuovo profilo dei diplomati 2014 presentato a Roma da Almadiploma e Almalaurea in occasione del convegno “Orientamento in e per la scuola. Le linee guida per l’autovalutazione degli Istituti secondari”.

Studio su 40mila diplomati
Lo studio ha indagato caratteristiche di studio, giudizi e prospettive di circa 40mila diplomati a luglio 2014 di più di 300 istituti scolastici, in particolare di Lazio, Puglia, Lombardia, Emilia Romagna, Liguria.
«Autovalutazione e orientamento sono gli elementi distintivi di questo rapporto, basato prima di tutto sulla convinzione che un Paese come il nostro debba dotarsi degli strumenti necessari per evitare di dissipare un bene prezioso come il proprio capitale umano», ha spiegato Andrea Cammelli, direttore del Consorzio Interuniversitario AlmaLaurea.

I motivi del “pentimento”
Il focus indica anche le ragioni espresse dai diplomati che cambierebbero: il 41% di essi lo farebbe principalmente per studiare materie diverse, il 22% per compiere studi che preparino meglio al mondo del lavoro, il 15% per compiere studi più adatti in vista del successivo impegno universitario.

Stage e lavoro
Tra gli altri aspetti indicati nello studio spicca come appena il 52% dei diplomati abbia svolto uno stage previsto dai programmi scolastici. Lo svolgimento di queste attività formative, sia per diffusione sia per durata, risente ovviamente del fatto che negli indirizzi professionali tali attività formative sono praticamente obbligatorie. In ogni caso, gli stage sono relativamente rari (18% degli studenti) solo nei programmi didattici del liceo classico. Il 32% dei diplomati ha compiuto esperienze di studio all’estero, metà dei quali partecipando a programmi organizzati dal proprio Istituto (tali esperienze sono fondamentali per gli indirizzi linguistici, quali liceo linguistico e tecnico per periti aziendali e corrispondenti in lingue estere). Per le esperienze di studio all’estero organizzate dalla scuola, che nella maggior parte dei casi hanno durata al più settimanale, i Paesi di destinazione più frequenti risultano il Regno Unito (42% delle esperienze), la Francia (15%), l’Irlanda (12) e la Spagna (11).

In chiaroscuro anche le esperienze di “lavoro”. Il “lavoro” nel corso degli studi – che ha carattere prevalentemente stagionale o saltuario – ha coinvolto il 58% dei diplomati (il 71% dei diplomati negli indirizzi professionali, il 63% nei tecnici e solo il 50% nei licei). Elevata la quota dei diplomati professionali (18%) che nel corso degli studi superiori ha svolto attività di lavoro continuative – diverse dallo stage – durante il periodo scolastico (settembre-giugno).

Perdita studenti
Cammelli ha ribadito che «occorre tornare a investire per ridare loro un futuro. Il nostro è un Paese che sta ‘perdendo’ (a causa di mancate nascite) giovani a una velocità impressionante».
Negli ultimi 30 anni la contrazione della popolazione diciannovenne è stata del 40% (-389 mila tra ragazzi e ragazze).

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *