Fisco

Scontrini detraibili per combattere l’evasione. Torna il contrasto d’interessi fiscale

Se gli scontrini fossero detraibili nella dichiarazione dei redditi, ogni contribuente avrebbe interesse a richiederli a commercianti, artigiani e professionisti. Questi a loro volta sarebbero costretti a
Se gli scontrini fossero detraibili nella dichiarazione dei redditi, ogni contribuente avrebbe interesse a richiederli a commercianti, artigiani e professionisti. Questi a loro volta sarebbero costretti a “registrare” l’incasso avvenuto

Se gli scontrini (di un’ampia gamma di spese) fossero detraibili nella dichiarazione dei redditi, ogni contribuente avrebbe interesse a richiederli a commercianti, artigiani e professionisti. Questi a loro volta sarebbero costretti a “registrare” l’incasso avvenuto.
Su questo principio si basa il cosiddetto “contrasto di interessi” fiscale, ovvero la contrapposizione dell’interesse del venditore con quello del compratore, uno strumento che potrebbe essere introdotto in Italia per sostenere la lotta al “nero”.

L’introduzione di questo meccanismo, di cui si parla da anni, è attualmente in esame da parte della Commissione Finanze della Camera, chiamata a concludere la discussione sul testo del disegno di legge delega fiscale. La misura sul “contrasto di interessi” era stata inserita durante il passaggio del ddl alla Commissione finanze del Senato, dove si è arenato nel corso della precedente legislatura.

L’approvazione definitiva del pacchetto dovrebbe essere resa nota entro la fine del mese o al massimo all’inizio di agosto. Toccherà poi al governo darne attuazione concreta, nella cornice della delega parlamentare, stabilendo esattamente quali spese saranno detraibili e quali no.

Un’arma vincente contro l’evasione. Se posso scaricare lo scontrino lo richiedo. Il meccanismo è elementare: bisogna in sostanza trattare le famiglie e i contribuenti privati come le imprese. Ogni azienda paga le tasse sul proprio utile, cioè sui ricavi meno i costi. Quando le famiglie potranno, allo stesso modo, abbattere il proprio carico fiscale detraendo (dall’imposta) o deducendo (dal reddito imponibile) alcune spese di base, anche parzialmente, avranno tutto l’interesse a richiedere scontrini e ricevute quando pagano.

Il fisco compenserebbe la perdita di gettito per i maggiori sgravi con l’emersione di un’enorme quantità di operazioni. Si recupererebbe, per esempio, buona parte dell’Iva evasa (che attualmente in Italia è stimata attorno ai 28 miliardi) senza l’impiego di un solo finanziere. E’ un meccanismo già funzionante con ottimi risultati in alcuni paesi, tra cui gli Stati Uniti.

Le spese detraibili potrebbero essere ad esempio quelle legate alla gestione della casa (riparazioni, acquisti significativi) e dell’auto (meccanico) o alla cura della persona. Starà poi al Governo prevedere “opportune fasi applicative” ed “eventuali misure di copertura”. Si spera senza vanificare lo spirito del provvedimento.

Meglio le sanzioni a clienti e commercianti. Ma c’è anche chi esprime forti dubbi sull’efficacia della misura, come la Cgia di Mestre, che ritiene il meccanismo troppo oneroso e privo della copertura economica necessaria. Giuseppe Bortulussi si chiede “Dovremmo agevolare il cliente finale per far emergere base imponibile facendo perdere allo Stato il mancato gettito sottratto attraverso l’applicazione delle detrazioni? E poi, siamo sicuri che nel lungo periodo l’imponibile emerso supererebbe il mancato gettito?”  Il “contrasto di interessi” , torna a sottolineare la Cgia, nei Paesi dove è stato sperimentato non ha dato i frutti sperati. In Turchia, a Cipro Nord, in Bolivia e in Grecia, non solo l’evasione fiscale non è stata debellata, rimanendo a livelli molto elevati, ma ha prodotto un forte incremento dei costi burocratici e amministrativi. In altre parole, il contrasto si è rilevato un sistema tanto costoso quanto fallimentare.
Inoltre, va sfatata anche la tesi di coloro che sostengono che negli Usa, ad esempio, è possibile “scaricarsi” tutto. Non è così. I contribuenti americani possono scegliere se dedursi alcune spese in maniera analitica o forfetaria. In generale le seconde sono più convenienti delle prime.
In alternativa – conclude il segretario della Cgia – si torni a multare, come succedeva fino a qualche anno fa, il cliente finale sprovvisto di scontrino o di ricevuta e coloro che non li emettono“.

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