Diritto

Scivola sui calcinacci, il condominio deve risarcire anche se non ci sono testimoni

Scivola sui calcinacci, il condominio deve risarcire anche se non ci sono testimoni
In presenza di materiale caduto dal soffitto e dalle pareti della scala condominiale, la domanda risarcitoria di un condomino caduto e infortunatosi non può essere rifiutata per assenza di testi, ritenendo non provato il nesso causale

In presenza di materiale caduto dal soffitto e dalle pareti della scala condominiale, la domanda risarcitoria di un condomino caduto e infortunatosi non può essere rifiutata per assenza di testi, ritenendo non provato il nesso causale. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza 9140/2013, accogliendo sotto questo aspetto la doglianza della donna.

Quando vale la presunzione. Secondo la Cassazione, infatti, in casi come questo la causa va «sempre individuata presuntivamente in relazione al contesto». «Così, ad esempio – prosegue la Corte -, se un’autovettura slitta in un punto della strada dov’è presente del brecciolino, la causa dello slittamento ben potrà essere attribuita alla presenza di quel materiale anche se non vi siano stati testi che abbiano assistito alle modalità del fatto». E, aggiunge la Corte: «lo stesso vale per le cadute su pavimento bagnato, o lungo scale con gradini sconnessi e così via».

L’errore del tribunale. Dunque, l’errore del giudice di primo grado stava «nell’aver escluso la sussistenza di nesso causale solo perché non v’erano testi che avessero assistito alle modalità della caduta (il che dipende esclusivamente dal caso)», senza indagare se a diverse conclusioni si potesse pervenire grazie «a fatti idonei ad ingenerare presunzioni, così consentendo di inferire la ricorrenza del fatto ignoto (causa della caduta) da quello noto (presenza di materiali di risulta)», alla luce della comune esperienza.

Il possibile concorso di colpa. Anche se, conclude la Corte, il giudice di merito avrebbe ben potuto considerare che la qualità di condomina della persona caduta faceva pensare anche che ella fosse a conoscenza «della pericolosità del contesto», cosa che la obbligava ad «una particolare cautela nell’affrontare la discesa delle scale», al punto da poter ravvisare un concorso di colpa.

Corte di Cassazione – Sentenza N. 9140/13

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *