Diritto

Scelta del genitore con cui vivere: il figlio va ascoltato

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L'audizione dei figli capaci di discernimento è un diritto-dovere anche nel procedimento sulla scelta del genitore collocatario
L’audizione dei figli capaci di discernimento è un diritto-dovere anche nel procedimento sulla scelta del genitore collocatario

L’audizione dei figli capaci di discernimento è obbligatoria anche nel procedimento sulla scelta del genitore collocatario. Al minore va sempre garantito il diritto di essere ascoltato nei giudizi che lo riguardano. Lo precisa il tribunale di Varese, prima sezione civile, con decreto del 24 gennaio 2013.
Al centro della vicenda, la controversia per il collocamento del figlio quattordicenne di una coppia. Secondo le contestazioni della madre, il ragazzo sarebbe stato indotto ad allontanarsi dalla figura materna, cui era in realtà molto legato, solo per i condizionamenti subìti dal padre. Avviato il procedimento per individuare la collocazione genitoriale più idonea, il tribunale rileva che per arricchire gli elementi di giudizio, è «imprescindibile» procedere all’audizione dell’adolescente, «tenuto conto della sua età e delle ricostruzioni fattuali opposte, offerte dall’uno e dall’altro genitore».
Una soluzione diversa, per i giudici, sarebbe in contrasto con l’apparato, sovranazionale e interno, previsto per assicurare al minore un vero e proprio diritto all’ascolto, nelle procedure giudiziarie o amministrative che lo interessano. Si pensi all’esigenza, invocata dall’articolo 6 della convenzione di Strasburgo sull’esercizio dei diritti del fanciullo del 1996 – ratificata in Italia con la legge 77/2003 – di tenere conto dell’opinione dei minori, nell’adozione delle statuizioni che li riguardano. Posizione garantista, su cui si assestano, inoltre, l’articolo 12 della convenzione di New York sui diritti del fanciullo del 1989 (ratificata in Italia con Legge 176/91), e l’articolo 24 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.
La rilevanza dell’ascolto del minore è ribadita – secondo il tribunale di Varese – anche dalle «Linee guida del Consiglio d’Europa per una giustizia a misura di bambino», adottate dal Comitato dei ministri il 17 novembre 2010, ove si enuncia, in maniera «particolarmente cogente, il diritto del minore di essere ascoltato». Tornando all’Italia, la legge 54/2006 ha introdotto nel Codice civile l’articolo 155-sexies, sul dovere di disporre, nei procedimenti di affidamento e mantenimento, l’audizione della prole, purché dodicenne, o anche di età inferiore, se capace di discernere. Il tribunale lombardo sottolinea anche l’innesto nel Codice civile, con la legge 219/2012, dell’articolo 315-bis, che oggi sancisce non solo l’obbligo giudiziale di procedere all’audizione, ma anche un concreto diritto del minore a «essere ascoltato dal giudice, così guardando al fanciullo non come semplice oggetto di protezione ma come vero e proprio soggetto di diritto, a cui va data voce nel momento conflittuale della crisi familiare».
Il collegio si allinea, dunque, a una consolidata rete di protezione degli interessi del minore, recepita, tra le altre, dalla sentenza 22238/09, emessa dalla Cassazione a sezioni unite. La Corte, ribadendo l’obbligatorietà dell’audizione del fanciullo, evidenziò anche l’urgenza di motivarne «l’eventuale assenza di discernimento», ove ritenuta idonea a giustificarne l’omesso ascolto. Ben si comprende, allora, la scelta del giudici di Varese di acquisire l’opinione del ragazzo sul luogo ove trascorrere il proprio tempo, delegandone l’ascolto ad un esperto in psicologia infantile.

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