Italia

Sanità: ticket fascia max dal 1° luglio se il Sistema non sa i redditi

Dal 30 giugno scatta l'obbligo di verificare con le Asl la presenza nel sistema digitale (Sistema TS) per non finire d'ufficio nella fascia di reddito più alta prevista i ticket
Dal 30 giugno scatta l’obbligo di verificare con le Asl la presenza nel sistema digitale (Sistema TS) per non finire d’ufficio nella fascia di reddito più alta prevista i ticket

Secondo gli ultimi dati della Corte dei Conti si è registrato un aumento generalizzato del costo dei ticket, saliti in media del 25% negli ultimi 3 anni con casi limite, la Regione Lazio, dove si è registrato un aumento del 65%.
E attenzione, dal 30 giugno avremo l’obbligo di verificare con le Asl la nostra presenza nel sistema digitale (Sistema TS) per non finire d’ufficio nella fascia di reddito più alta prevista per i ticket stessi.

Ticket e superticket colpiscono molto diversamente i cittadini a seconda di dove abitano. I dati emergono da un’inchiesta di Altroconsumo sulla sanità italiana, che ha “sondato” il grado di soddisfazione dei cittadini italiani e raffrontato i costi nelle diverse aree del Paese, evidenziando una sostanziale disomogeneità: discreta soddisfazione al Nord, soprattutto al Nord Est, massima insoddisfazione al Sud, sebbene la prevista chiusura di 72 mini-ospedali abbia riguardato l’intero territorio italiano.

Dal 1° luglio possibili ulteriori aumenti
A partire dal 1° luglio entra in vigore il nuovo sistema dematerializzato della sanità, che introduce – tra altre novità – la prescrizione farmaceutica digitale.
Il sistema comporta nuove procedure e le USL (ex-ASL per alcune Regioni) sollecitano a muoversi entro e non oltre il 30 giugno per non avere problemi e pagare di più.
Finora il pagamento del ticket sanitario è avvenuto tramite attestazione della fascia di reddito da parte del medico prescrittore, oppure con autocertificazione dell’assistito al momento della prenotazione. A partire dal 1° luglio la fascia di reddito di appartenenza (attribuita dal Ministero delle Finanze sulla base della dichiarazione dei redditi) comparirà in automatico sulla ricetta: non si potranno dunque effettuare modifiche o inserimenti da parte del medico o del farmacista.
Per questo motivo, potrebbe accadere che alcuni cittadini non risultino presenti nel Sistema TS (Tessera Sanitaria), ad esempio i lavoratori dipendenti che hanno solo il Cud e non hanno l’obbligo di presentare la dichiarazione dei redditi, oppure potrebbero risultare con una fascia di reddito non corrispondente a quella dichiarata.
Attenzione dunque: perché l’assenza dal Sistema TS dopo il 1° luglio comporterà una attribuzione automatica alla fascia più alta (con pagamento intero del ticket). Inoltre, non si potrà più fare l’autocertificazione della fascia di reddito, ma potrà avvenire soltanto presso gli sportelli Cup, oppure online (Pec, e-mail) o fax della azienda USL di appartenenza, attraverso la compilazione e invio di un apposito modulo regionale.

Superticket
Dal 2011 ha fatto la sua comparsa anche il cosiddetto “superticket”, ovviamente a carico del paziente. Anche in questo caso, ogni Regione ha totale discrezionalità. Il risultato è che mentre quattro Regioni non applicano alcun superticket, nove lo applicano nella misura fissa di 10 euro a ricetta (solo per quelle di valore superiore ai 10 euro), quattro lo differenziano a seconda del reddito del paziente (chi a seconda dei parametri Isee, chi in base ad autocertificazione) e altre tre in base al valore della ricetta. Tutto ciò rende ancora più disomogenee, a livello regionale, le spese per usufruire della stessa prestazione sanitaria. Secondo i dati dell’Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali), il superticket, aumentando il costo delle prestazioni coperte dal Servizio sanitario nazionale, di fatto ne ha provocato la diminuzione (-17,20% in media in un anno).
Ciò conferma che molti cittadini hanno scelto di passare al settore privato o, nel peggiore dei casi, hanno rinunciato del tutto alla prestazione.

Italia spaccata
Se nelle Regioni del Nord – e in particolare del Nord Est e in Valle d’Aosta – i cittadini si mostrano nel complesso abbastanza soddisfatti del Servizio sanitario pubblico, la situazione si ribalta al Sud e nelle isole. Espresso in un indice da 0 a 100, il livello di soddisfazione tocca i 75 punti in Valle D’Aosta, i 74 in Trentino, i 72 in Alto Adige, cala ma comunque non scende sotto i 63 punti nel Nord Est, mentre crolla a un drammatico 42 in Calabria. In tutto il Sud e le Isole, nessuna Regione riesce a superare il 57, toccato solo da Basilicata e Sardegna. Il Lazio si allinea con le Regioni meridionali, con un 51.

Il ticket
C’è poi il ticket, attraverso cui il cittadino partecipa alla spesa: in quasi tutte le Regioni, il ticket ammonta al massimo a 36,15 euro per ogni ricetta, con qualche eccezione: in Calabria è di 45 euro e in Sardegna è di 47,15 euro. Negli ultimi tre anni, il costo dei tickets è aumentato in media del 24,9% su scala nazionale.
“Non ci stupiscono affatto i dati sul caro-ticket in sanità. Nella nostra Regione la Uil Fpl ha evidenziato il costo eccessivo dei ticket, che, tra l’altro, coinvolge solamente il 33% dei cittadini”. Lo afferma il segretario generale della Uil Fpl di Roma e Lazio Sandro Bernardini.
“Per le risonanze magnetiche, i cui tempi di attesa per determinati esami superano i 300 giorni circa, (ad esempio quella del Cervello e del tronco Encefalico) o per le TAC, – sottolinea Bernardini – rispetto a 6 anni fa il costo del ticket è aumentato di ben 25 euro, oltre il 65% in più rispetto al costo originario. Il cittadino per questi esami deve quindi sborsare 61,15 euro che corrispondono a 36,15 euro del vecchio ticket, più i 15 euro (a seguito dell’introduzione del Decreto n. 42 del 17 novembre 2008 dell’allora Commissario ad Acta, più i 10 euro in più ad impegnativa previsti dal D.L. n. 98 del 6 luglio 2011)”.

Tempi d’attesa
Un dato importante riguarda i tempi d’attesa per accedere ad una prestazione (ad esempio una visita specialistica) prescritta dal medico di base: le risposte concorrono bene a spiegare come mai la differenza di soddisfazione tra Regioni è così marcata. Prendiamo i due estremi: in Valle d’Aosta il 35% dei cittadini accede alla visita specialistica ospedaliera entro una settimana, mentre solo l’8% deve aspettare due mesi o più. In Lazio solo il 14% dei cittadini accede alla visita in settimana, e ben il 39% deve sottoporsi alla lunga attesa di due mesi o più. Non c’è quindi troppo di cui stupirsi se il 60% dei cittadini si rivolge anche a studi e ambulatori privati.

I costi
Il cosiddetto “federalismo sanitario” ha dato libertà alle Regioni di stabilire tariffari propri per le prestazioni ambulatoriali. Così, per la stessa visita o per il medesimo esame, i costi possono risultare molto differenti a seconda della Regione. Una prima visita specialistica costa per esempio 18 euro in Basilicata e nella provincia autonoma di Bolzano, 26 euro nelle Marche, 28 euro in Lombardia, 37 in Piemonte, 39 in Friuli Venezia Giulia.
A parità di prestazione, dunque, i prezzi cambiano in base alla geografia. Il Servizio sanitario nazionale stabilisce infatti un tetto massimo di costo per ciascuna prestazione garantita dai cosiddetti Lea (Livelli essenziali di assistenza). Ogni Regione, però, può stabilire tariffe proprie. La logica suggerirebbe che, dato che i costi reali di uno stesso esame dovrebbero essere gli stessi dalle Alpi alla Sicilia, anche le tariffe fossero allineate. Niente affatto: per esempio, se in buona parte delle Regioni la tariffa per un prelievo di sangue costa circa 3 euro, nelle Marche oltrepassa i 6 euro. E ancora: se la tariffa per un’ecografia completa dell’addome è mediamente di 65 euro, in Veneto è di circa 111 euro.

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