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San Marino senza segreto bancario

San Marino senza segreto bancario
Dopo oltre 11 anni la convenzione contro le doppie imposizioni siglata dall’Italia con la Repubblica di San Marino diventa legge

Pace definitiva tra Italia e San Marino sul fronte fiscale. L’Aula del Senato ha infatti approvato la ratifica della Convenzione tra la Repubblica italiana e quella di San Marino per evitare le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito e per prevenire le frodi fiscali. La ratifica è diventata così definitiva. Tutti i gruppi si sono dichiarati a favore. Anche il Movimento cinque stelle ha votato a favore dopo aver visto accolto dal Governo un proprio ordine del giorno in cui si punta, tra l’altro, a prevedere il monitoraggio da parte del Governo del traffico di capitali fra Italia e San Marino nonché delle società costituite o che saranno costituite, percipienti utili o dividendi o canoni o interessi di origine italiana.

Così dopo oltre 11 anni dalla firma del 21 marzo 2002 e a poco più di un anno dal protocollo di modifica del 13 giugno 2012, la convenzione contro le doppie imposizioni siglata dall’Italia con la Repubblica di San Marino diventa legge. Tra le previsioni di maggiore rilievo della Convenzione va segnalata quella contenuta all’articolo 26 sullo scambio di informazioni, modificato dal protocollo del 13 giugno 2012 proprio per tener conto delle nuove direttive Ocse, che prevede che le autorità competenti degli Stati contraenti “si scambieranno le informazioni verosimilmente pertinenti per applicare le disposizioni della Convenzione (…) nonché per prevenire l’elusione e l’evasione fiscale“.

Al § 5 dell’articolo 26 si prevede che gli Stati contraenti non potranno opporsi allo scambio di informazioni per il fatto che le stesse sono coperte da “segreto bancario”, o che “sono detenute da una banca, da un’altra istituzione finanziaria, da un mandatario o da una persona che opera in qualità di agente o fiduciario o perché dette informazioni si riferiscono a partecipazioni in una persona“. Quindi, di fatto, anche tra Italia e San Marino viene eliminato il “segreto bancario” che diverrà non più opponibile alle richieste di entrambi le parti contraenti.

Tra gli altri punti salienti della convenzione si segnala, in fatto di dividendi, che il § 2 dell’articolo 10 dispone l’esenzione totale da ritenuta a condizione che l’effettivo beneficiario del reddito sia “una società diversa da una società di persone che ha detenuto almeno il 10% del capitale della società che distribuisce i dividendi per un periodo di almeno 12 mesi antecedenti alla data della delibera di distribuzione dei dividendi“; in tutti gli altri casi, la ritenuta non potrà superare il 15% dell’ammontare lordo dei dividendi. Nelle ipotesi in cui non vale l’esenzione, la ritenuta non potrà eccedere il 13%, per gli interessi, e il 10%, per le royalties. Infine, l’accordo raggiunto con la Repubblica di San Marino si occupa ovviamente anche di risolvere i casi di doppia residenza fiscale privilegiando la sede di direzione effettiva.

Caduto definitivamente il “muro” tra l’Italia e la repubblica del Titano, ne restano però da abbattere molti altri, primo tra tutti quello con la Svizzera.
E qui la situazione si complica: la Svizzera ha siglato i cosiddetti “accordi di Rubik” con Austria, Regno Unito e Germania (accordo poi sospeso), che prevedono il mantenimento dell’anonimato sui conti in cambio di una tassazione a forfait sul passato e un prelievo standard per il futuro. L’Italia avrebbe voluto fare lo stesso, visto che la stima dei depositi di italiani in territorio elvetico è di circa 120 miliardi di euro.
Ma le trattative avviate dal Governo Monti si sono arenate. Adesso è direttamente l’Europa a cercare una nuova via per dialogare con la Svizzera, seguendo la scia degli Stati Uniti, con cui la confederazione elvetica ha siglato un accordo fiscale. Il segreto bancario svizzero, però, è duro a morire: dalla Camera bassa è infatti arrivato il primo stop alla rimozione del segreto, con la bocciatura ad ampia maggioranza della procedura di urgenza sulla discussione volta a ratificare l’accordo fiscale con gli Stati Uniti.

Se la vicenda con la Svizzera non sembra avviarsi a una conclusione, al contrario il Lussemburgo ha annunciato l’intenzione di scambiare informazioni con il resto dell’Unione europea a partire dal 1° gennaio del 2015.
E anche l’Austria ha confermato una analoga decisione, aprendo le porte alla revisione degli accordi con l’estero sul trattamento fiscale dei conti di cittadini non residenti.
Qualcosa si muove anche altrove: gli Stati membri hanno recentemente incaricato la Commissione Europea di dare avvio a una trattativa con Andorra, Liechtenstein, Monaco e San Marino per rivedere gli accordi sulla tassazione dei redditi da risparmio.

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