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Salva Roma, sì al nuovo decreto. Tasi, ok aumento a 0,8 per mille

Il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera al decreto sugli enti locali che contiene le nuove misure per salvare Roma dal default. Via libera del governo anche alla possibilità per i comuni di aumentare la Tasi di un ulteriore 0,8 per mille, ripetto al tetto del 2,5 per mille fissato in precedenza
Il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera al decreto sugli enti locali che contiene le nuove misure per salvare Roma dal default. Via libera del governo anche alla possibilità per i comuni di aumentare la Tasi di un ulteriore 0,8 per mille, rispetto al tetto del 2,5 per mille fissato in precedenza

Nel Salva-Roma ter, il nuovo D.L. approvato in Consiglio dei Ministri, si anticipano alla gestione ordinaria del Campidoglio 570 milioni di euro, altrimenti dovuti in più rate. Questo importo non verrà considerato tra le entrate finali, e quindi non sarà rilevante ai fini del Patto di stabilità interno: consentiranno l’equilibrio di parte corrente del bilancio di Roma Capitale per gli anni 2013 e 2014.
Nel nuovo testo si stabilisce, però, l’obbligo per il Campidoglio di preparare un piano di rientro dal debito, che deve essere trasmesso «ai ministeri dell’Interno e dell’Economia e delle Finanze e alle Camere perché ne sia verificata l’attuazione». Non solo. Il D.L. stabilisce i criteri per il raggiungimento di un piano di risanamento e cioè recepisce quanto già approvato in sede parlamentare nell’emendamento a firma Giorgio Santini (Pd). Per rientrare del debito il Comune dovrà ricorrere a liberalizzazione e dismissioni.

Il D.L., infatti, stabilisce l’obbligo «di applicare le disposizioni finanziarie e di bilancio e i vincoli in materia di acquisto di beni e servizi e di assunzione di personale, operare una ricognizione dei fabbisogni di personale nelle società partecipate, adottare modelli innovativi per la gestione dei servizi di trasporto pubblico locale, di raccolta dei rifiuti e di spazzamento delle strade anche ricorrendo alla liberalizzazione e procedere, se necessario, alla dismissione o alla messa in liquidazione delle società partecipate che non risultino avere come fine sociale attività di servizio pubblico e valorizzare e dismettere quote del patrimonio immobiliare del Comune». Infine, il D.L. dispone che il Comune di Roma debba trasmettere «ai ministeri dell’Interno e dell’Economia e delle Finanze e alle Camere detto piano di rientro al fine di consentire la verifica della sua attuazione».

«Dobbiamo riuscire a dare un grande impulso ad una fase nuova e complicata. La giunta dovrà essere adeguata a questo livello» . A dichiararlo Luigi Nieri, vice sindaco di Roma ed esponente di Sel, intervenuto ai microfoni di Radio Città Futura, sull’ipotesi di un rimpasto in giunta, a seguito del ritiro decreto Salva Roma. «La vera partita che si è giocata in questi giorni è il fatto che il sindaco Marino ha posto il tema che si riapre la partita su Roma Capitale», ha concluso Nieri.

«Io non ho nulla contro Roma e contro il Lazio. Ma non capisco perché i buchi nostri dobbiamo pagarceli noi, mentre quelli di Roma e del Lazio devono pagarli tutti gli italiani». Lo afferma in un post su Facebook il governatore pd della Toscana Enrico Rossi aggiungendo: «E mentre Alemanno e la Polverini siedono beati in Parlamento. Qualcosa non torna e sarebbe giusto cambiare».

«Lega, opposizione totale»: il segretario del Carroccio, Matteo Salvini, sintetizza così la posizione del suo partito sul salva Roma. «Ma Renzel ci prende per scemi? – ha scritto su Facebook germanizzando il nome del presidente del Consiglio – Esulta perché non mette la Web tax, ma impone la tassa Tasi, costringendo i Comuni ad alzarla al massimo per sopravvivere. E fa il solito regalo al Comune di Roma… che schifo! Lega, Opposizione totale».

«Un decreto Salva Milano? Sarebbe un Salva Italia»: così il sindaco del capoluogo lombardo, Giuliano Pisapia, a margine di un evento, ha risposto a una domanda provocatoria su un ipotetico decreto ad hoc per Milano sul modello di quanto fatto dai governi per altre città italiane, ultima la capitale.

GLI ALTRI PROVVEDIMENTI

Tasi più flessibile (verso l’alto) fino ad un possibile rincaro dello 0,8 per mille da decidere comune per comune ma con l’impegno di destinarne parte alle detrazioni per le categorie a reddito più basso. Proroga della “rottamazione” delle cartelle Equitalia che, scaduta il 28 febbraio, potrà invece proseguire fino al 31 marzo e “cancellazione” della Web Tax introdotta di recente, ma già decisamente depotenziata per i dubbi subito espressi da Matteo Renzi. Sono questi gli interventi economici decisi dal primo Cdm operativo, durante il quale inoltre si sono riempite le ultime caselle di viceministri e segretari. E arriva anche una rassicurazione: le coperture, anche i 10 miliardi per tagliare il cuneo, dice il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Graziano Delrio, ci sono e saranno specificate nelle prossime settimane. Dunque come noto si continua a lavorare sulle due diverse ipotesi che sono o il taglio dell’Irap, o dell’Irpef o un “mix” tra le due misure.

Il capitolo Tasi. Per quanto riguarda la Tasi si procede dunque secondo la strada già tracciata dall’esecutivo Letta e contrattata da Delrio quando era Ministro con i primi cittadini. Insorge l’opposizione: la Tasi? «È la prima tassa varata da Renzi», dice, ad esempio, il presidente della commissione Finanze della Camera Daniele Capezzone (Fi). I Comuni avranno una maggiore flessibilità sulle aliquote con la possibilità di aumentarle fino all’8 per mille, ma in cambio dovranno finalizzare il maggior gettito, o comunque gran parte degli incassi, per introdurre sconti per alcune categorie di cittadini. Soddisfatta ma preoccupata l’Anci: «È necessaria una riforma organica della finanza locale – dice il responsabile Finanza Locale, Guido Castelli – altrimenti si rischia di dover rincorrere numeri e coperture producendo un effetto quasi automatico delle tasse locali, cosa che ovviamente noi sindaci non vorremmo». Sono esentati dal versamento della Tasi soltanto i fabbricati della Chiesa indicati nei Patti Lateranensi (si tratta di circa 25 immobili destinati al culto ubicati a Roma) e ai Comuni andranno 125 milioni in più rispetto ai 500 già stanziati dal Governo Letta per compensare il mancato gettito ai Comuni dovuto alla differenza tra l’aliquota Tasi prima casa (2,5 per mille) rispetto alla aliquota Imu (4 per mille).

Via la Web tax. Il Cdm stabilisce inoltre che scompare del tutto la Web tax, la tassa a carico dei grandi gruppi internet (era stata soprannominata la Google Tax) che ha generato un vespaio di polemiche, anche con la Ue. La tassa, già depotenziata, ora non esiste più. E lo annuncia su twitter lo stesso premier al termine del Cdm: «Rimossa la web tax, ne riparleremo in un quadro di normativa europea». Replica Francesco Boccia, presidente della commissione Bilancio alla Camera e uno dei principali “sponsor” della norma: così si favoriscono le multinazionali.

Equitalia. Infine una buona notizia per i contribuenti: viene infatti prorogata di un mese la possibilità di “rottamare” le vecchie cartelle, cioè tutte quelle arretrate di Equitalia, senza pagare gli interessi. La sanatoria scadeva il 28 febbraio e molti cittadini hanno affollato gli sportelli. Nonostante le file, fisiologiche in questi casi, non si sono verificate particolari criticità – spiegano gli uffici – e a tutti è stata garantita assistenza anche prolungando gli orari di sportello. Ma a questo punto, chi fosse stato titubante, avrà tempo fino al 31 marzo.

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