Lavoro

Salute e sicurezza nei luoghi di lavoro: il medico del lavoro consiglia

Spesso in un ambiente di lavoro si creano condizioni che possono nuocere alla salute e mettere a rischio la sicurezza del lavoratore. E’ necessario, invece, creare un contesto di benessere e di tutela della persona, applicando un corretto sistema di garanzie. Per questo il datore di lavoro organizza un Servizio di Prevenzione e Protezione, fatto di professionisti esterni o di lavoratori selezionati, informati e formati, e di strumenti messi a loro disposizione per la gestione e il miglioramento dell’ambiente di lavoro.

Salute e sicurezza nei luoghi di lavoro: il medico del lavoro consiglia

Il Responsabile del servizio di prevenzione e protezione (RSPP) è un esperto in sicurezza, figura istituita nel nostro ordinamento nel 1994, proprio per tutelare e salvaguardare i lavoratori dai rischi sui luoghi di lavoro: affianca il datore di lavoro nell’attività di analisi dei rischi dell’ambiente e connessi all’attività lavorativa svolta in azienda.

Il datore di lavoro deve rispettare le norme in tema di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro e inoltre deve vigilare e verificare periodicamente che tutte le procedure di prevenzione e protezione della salute e della sicurezza siano rispettate ed eseguite correttamente dai lavoratori, pertanto anche i lavoratori dovranno farsi parte attiva di questo sistema, innanzitutto pretendendo un’adeguata formazione sui rischi per la salute connessi alla propria mansione o insiti nell’ambiente di lavoro. Troppo spesso sono i lavoratori che, a causa di cattiva o inesistente formazione, trasgrediscono le basilari regole della sicurezza nel posto di lavoro, disattendendo le disposizioni o “variando” le procedure di sicurezza studiate per quegli ambienti e per la mansione specifica.

E’ da sottolineare, inoltre, che il legislatore con il D.Lgs 81/08 ha voluto dare una impostazione organica a tutto il sistema normativo italiano ma anche un concreto aiuto ai datori di lavoro e a tutti gli esperti che a vario titolo si occupano di sicurezza: il testo unico della sicurezza è infatti composto da XIII Titoli ognuno dei quali si occupa di attività connesse ai rischi – solo per fare una rapida elencazione di alcuni di questi titoli, il Titolo II parla di “Luoghi di Lavoro”, il Titolo VI parla di “Movimentazione Manuale dei carichi”, il Titolo VII di “Videoterminali”, il Titolo VIII di “Agenti Fisici” (rumore, vibrazioni, campi elettromagnetici, microclima), il Titolo IX di “Sostanze Pericolose” (agenti chimici, cancerogeni, amianto), il Titolo X di “esposizione ad Agenti biologici” (Batteri, virus, parassiti e funghi) – oltre che contenere ben 51 allegati che danno indicazioni concrete su come valutare la presenza dei rischi e come questi devono essere gestiti.

[accordion state=”closed” color=”blue” title=”COME CLASSIFICARE I RISCHI IN UN AMBIENTE DI LAVORO?” tag=”h3″ ]

Spesso si confondono le parole “rischio” e “pericolo”, nonostante abbiano un significato differente. Una definizione “tecnica” delle due parole si trova alla lettera r) ed s)  dell’art. 2 del Testo Unico della Sicurezza (il D.Lgs 81/08), che ora proviamo a spiegare in modo più semplice.

Il “pericolo” può essere rappresentato da qualsiasi strumento di lavoro (utensile, strumentazione, apparecchiatura elettrica/elettronica, ponteggio, automezzo) o dagli ambienti stessi di lavoro se, ad esempio, non ben climatizzati, ma persino da una procedura di lavoro se utilizzata o svolta in modo non corretto.

Il “rischio” è invece “l’incrocio” tra la probabilità di accadimento di un evento pericoloso e il danno che, al verificarsi di questo evento, il lavoratore ne riceverà.

Se classifichiamo il danno in:

  • Lieve: danno che produce effetti reversibili e inabilità temporanea di brevissima durata;
  • Modesto: danno che produce effetti reversibili e inabilità temporanea;
  • Significativo: danno che produce effetti permanenti e inabilità parziale;
  • Grave: danno che produce effetti letali o totale inabilità.

E la scala delle probabilità di accadimento di un evento pericoloso in:

  • Molto bassa: non sono noti episodi pericolosi di questo tipo per l’attività lavorativa presa in considerazione;
  • Bassa: accadimento raro;
  • Media: accadimento occasionale;
  • Alta:  accadimento frequente.

Dalla combinazione di queste variabili, è possibile classificare il rischio in:

  • Irrilevante (si devono valutare semplici azioni migliorative);
  • Basso (si dovranno attuare azioni correttive a medio termine);
  • Medio (si dovranno attuare azioni correttive a breve termine);
  • Elevato (si dovranno attuare azioni urgenti max un mese);
  • Molto elevato (inaccettabile: attuare azioni correttive immediate).

Per fare solo un esempio, se abbiamo un’elevata probabilità di accadimento di un evento e un danno grave – si pensi a chi per lavoro deve lavorare in altezza su ponteggi o piattaforme aeree senza rispettare le norme e senza le adeguate protezioni – la probabilità di cadere dall’alto è elevata e in questo caso chi cade riceverà un danno gravissimo: rischio molto elevato. Se ci mettiamo nell’ipotesi che la probabilità di accadimento dello stesso evento di cui sopra è molto bassa perché il datore di lavoro rispetta tutte le norme esistenti per la conduzione dei lavori in altezza e fornisce al lavoratore tutte le protezioni necessarie, il danno resterà sempre “grave” ma avremo ridotto il rischio a medio o basso.

[/accordion] [accordion state=”closed” color=”green” title=”LE PRINCIPALI CAUSE NOCIVE PER LA SALUTE” tag=”h3″ ]

Nel caso di locali al chiuso, un ambiente insalubre per i lavoratori equivale ad un ambiente scarsamente illuminato oppure rumoroso (si pensi a locali altamente affollati come i call center) oppure con condizioni microclimatiche o igieniche non ottimali o con postazioni di lavoro non ergonomiche (in ambiente di ufficio il lavoratore dovrebbe avere a disposizione uno spazio/volume di azione di 10 m3).

Nel caso di ambienti esterni sicuramente le condizioni microclimatiche, specie se estreme (si pensi ad ambienti troppo freddi o troppo caldi), possono rappresentare un rischio per la salute del lavoratore che per mansione deve lavorare in esterno. Si pensi ad esempio all’operario specializzato che opera nel settore degli oleodotti/gasdotti che per buona parte dell’anno dovrà operare in esterno in paesi dove le temperature sono molto calde o molto fredde ma anche, più semplicemente, all’addetto alle manutenzioni stradali che opererà all’esterno buona parte dell’anno sia d’inverno che d’estate.

Da evidenziare anche quelle che vengono definite cause nocive connesse alla caratteristiche aziendali sia ambientali che organizzativo/gestionali e in questo caso si parla di rischio da stress lavoro-correlato. Le carenze in questi ambiti, prolungate nel tempo, possono creare gravi malattie professionali di natura psicologica fino ad arrivare a casi di burn-out.

[/accordion] [accordion state=”closed” color=”orange” title=”QUALI SONO LE MALATTIE PROFESSIONALI?” tag=”h3″ ]

Le malattie professionali sono quelle malattie che si conseguono per la ripetizione nel tempo di azioni lavorative non corrette; si parla, infatti, di malattie acquisite per “causa lenta”: il rischio agisce nel tempo.

L’Inail ha tabellato circa un centinaio di malattie professionali riconosciute nei settori dell’industria e dell’agricoltura ma esistono tante altre malattie professionali non “tabellate”.

La maggior parte di queste malattie professionali agiscono sull’apparato muscolo-scheletrico a causa del rischio derivante da una scorretta movimentazione manuale dei carichi ripetuta nel tempo o per l’esposizione ad agenti fisici come le vibrazioni meccaniche e/o i movimenti ripetitivi degli arti superiori o a causa di posture incongrue.

In altri casi i rischi possono innescare malattie professionali tabellate a carico dell’apparato uditivo, conseguenza di esposizione prolungata al rumore o a carico dell’apparato respiratorio, nell’eventualità di esposizione ad agenti chimici, biologici o cancerogeni.

Tra le tante malattie professionali possiamo citare a titolo di esempio:

  • Ernia discale lombare, dovuta a movimentazione manuale dei carichi continuativa durante il turno lavorativo. Tipicamente dell’addetto alla movimentazione dei materiali da costruzione (manovale) o del magazziniere o del corriere/spedizioniere che movimentano a mano sacchi e scatole di varia dimensione e peso;
  • Sindromi varie da sovraccarico biomeccanico degli arti superiori: spalla, gomito, polso e mano. Per esempio nel caso di addetti alle catene di montaggio (azioni ripetute a carico di gomito e spalla), addetti alla codifica di documenti  (azioni ripetute a dita strette: “pinch” mano-dita), addetto manovale che ripete nel tempo diverse azioni della mano principale realizzando presa palmare o presa ad uncino;
  • Sindrome del tunnel carpale sempre per sovraccarico biomeccanico della mano e del polso, tipica di chi lavora come videoterminalista facendo grosso utilizzo di tastiera e mouse (azioni ripetute di flessione o deviazioni laterali a carico del polso);
  • Ipoacusia da rumore (sordità mono e bilaterale), tipica di chi utilizza costantemente nel tempo attrezzature elettriche o a scoppio come i martelli pneumatici, le motoseghe, i tosaerba, gruppi elettrogeni portatili ma anche di chi lavora nel settore musicale ed è esposto costantemente ad alti livelli sonori o di chi lavora nei call center a causa dei rumori ambientali di fondo o quelli interni alla cuffia.
[/accordion] [accordion state=”closed” color=”red” title=”CONSIGLI PER CHI LAVORA DAVANTI AD UN PC” tag=”h3″ ]

Nel caso di lavoro in ufficio, al desk, davanti al PC per molte ore al giorno i rischi sono collegati sia all’esposizione prolungata al videoterminale che può creare patologie oculistiche, sia ad una eventuale scorretta prolungata postura da seduti che può generare problemi al rachide lombo-sacrale.

Per la norma Videoterminalista è colui che trascorre almeno 4 ore consecutive giornaliere per un totale di 20 ore settimanali davanti ad un videoterminale (praticamente tutti i lavoratori che svolgono mansioni di ufficio). Questi lavoratori sono soggetti a sorveglianza sanitaria e quindi il loro stato di salute deve essere monitorato, con cadenze prestabilite, dal Medico Competente aziendale.

Consigli: Utilizzare sedie ergonomiche che permettano la regolazione dell’altezza del sedile oltre che dello schienale. Posizionare l’altezza della sedia in modo tale che la linea degli occhi sia poco sopra il top del video. Tenere una postura da seduti in modo che tutti gli angoli che dovrà formare il corpo (gamba-coscia, bacino-schiena, avambraccio-braccio) siano a circa 90 gradi. Avambracci ben appoggiati sulla scrivania in modo da scaricare le tensioni che si potrebbero accumulare sulla cervicale. Scrivania il più possibile ordinata con adeguato spazio per disporre solo gli strumenti di lavoro.

Infine è obbligatorio rispettare la prescrizione normativa di fare una pausa di 15 minuti ogni due ore di lavoro consecutivo durante la quale è consigliabile distogliere lo sguardo dal videoterminale, non leggere nulla (per esempio il quotidiano) e fare piccoli esercizi di rilassamento/stretching.

[/accordion] [accordion state=”closed” color=”gray” title=”CONSIGLI PER CHI LAVORA IN PIEDI” tag=”h3″ ]

Per chi lavora molto in piedi (ad es. eventi fieristici, camerieri, parrucchieri) i rischi sono connessi a posture incongrue e fisse prolungate nel tempo che possono portare a patologie a carico della schiena (sovraccarico dei dischi intervertebrali), delle gambe (affaticamento legamenti e articolazioni, varici) e dei piedi (la volta plantare si può appiattire: “piedi piatti”).

Consigli: alternare, se possibile, la posizione in piedi con quella da seduti; utilizzare indumenti comodi (non jeans stretti, bene abiti con fibre naturali) ma soprattutto scarpe comode con plantare anatomico; fare attività fisica (meglio se nuoto, ma anche salire e scendere le scale quando possibile), evitare pediluvi con acqua calda e dormire con le gambe sollevate (mettere un cuscino sotto il materasso nella zona dei piedi) e per prevenire le varici indossare calze elasticizzate.

Nel caso dei parrucchieri, altra categoria costretta a tenere posture incongrue in piedi per tempi prolungati, il consiglio è quello di dotarsi o di chiedere al datore di lavoro adeguati sgabelli regolabili in altezza che permettano di lavorare con una giusta posizione delle braccia e di poter alternare le posture.

[/accordion] [accordion state=”closed” color=”blue” title=”CONSIGLI PER CHI FA LAVORI USURANTI” tag=”h3″ ]

Per gli addetti alla catena di montaggio il rischio principale è riconducibile alla postura in piedi e/o incongrua da tenere per tempi prolungati (di cui già precisato alla risposta precedente), situazione spesso aggravata dal fatto che lo spazio per piedi, gambe e braccia è insufficiente, l’altezza di lavoro inadeguata e il pavimento troppo duro.

I consigli sono di ordine “logistico” e riguardano la postazione di lavoro. Gli strumenti o il materiale di lavoro devono essere ben raggiungibili in funzione dell’altezza di ciascuno (evitare allungamenti in avanti o torsioni); adattare, se possibile, il piano di lavoro alla propria statura: esistono anche piani regolabili meccanicamente (un piano di lavoro troppo alto o troppo basso costringerà a posture incongrue); avere a disposizione pedane rialzate per chi ha statura più bassa; disporre di tappetini che isolino e stimolino piccoli movimenti del piede, specie in presenza di pavimentazione troppo dura e fredda; eseguire brevi pause su sedie comode; praticare dello sport o, quanto meno, camminare a piedi o fare giornalmente esercizi di stretching o rilassamento. Inoltre è importante indossare abiti ma soprattutto scarpe comode a punta larga che sorreggano e proteggano il piede e garantiscano l’isolamento termico.

Per i lavoratori notturni i rischi sono collegati al “cambiamento/adattamento” del ritmo biologico dell’individuo. I principali rischi per la salute del lavoratore sono: disturbi del sonno (di mattina si dorme poco e male), problemi cardiovascolari (ipertensione e malattie ischemiche); problemi di ansia e irritazione; problemi all’apparato digestivo (dovuti a cattive abitudini alimentari, maggiori assunzioni di alcool e fumo). Da sottolineare che le  lavoratrici notturne sono più esposte dei colleghi uomini a tutti i rischi elencati (le donne con famiglia in Italia hanno spesso anche l’onere della famiglia e sono in concreto sottoposte a un “doppio lavoro”: in azienda e a casa). Si consiglia quindi di rispettare gli orari di lavoro senza sottoporsi a straordinari o lavori extra dopo il turno; rispettare le pause, i riposi, il periodo di ferie di 2 settimane consecutive previsti dai CCNL; evitare di fumare o bere bevande zuccherate o alcoolici durante i turni; provare a condurre un regime alimentare regolare. Infine di sottoporsi agli accertamenti periodici previsti per legge a carico del datore di lavoro o farne richiesta allo stesso non appena si dovesse avvertire un peggioramento dello stato di salute.

[/accordion] [accordion state=”closed” color=”green” title=”CONSIGLI PER CHI LAVORA NELLA RISTORAZIONE” tag=”h3″ ]

Per chi lavora nel settore della ristorazione (cuochi, chef o baristi/barman) i rischi rilevabili sono: rischi elettrici, rischio di tagli e abrasioni, rischio dovuto a movimentazione manuale dei carichi; rischio da agenti biologici (batteri, virus, funghi), rischi da agenti fisici (microclima); rischio da stress lavoro-correlato.

Consigli: movimentare i sacchi, le scatole, le cassette delle derrate alimentari o le più grandi pentole piene (marmitte) sempre in due persone; utilizzare sempre guanti di protezione; attivare sempre gli aspiratori delle cappe; esigere pulizia assoluta delle cucine e delle dispense; organizzare le cucine e le dispense prima di iniziare il lavoro.

[/accordion] [accordion state=”closed” color=”orange” title=”CONSIGLI PER CHI GUIDA” tag=”h3″ ]

Il rischio principe per chi viaggia molto in strada per lavoro utilizzando l’auto o il camion è, ovviamente, l’incidente stradale. A seguire le alterazioni muscolo-scheletriche per postura da seduto prolungata nel tempo. Da tenere in considerazione anche il rischio connesso allo stato di gravidanza per le donne in età fertile che svolgono questo tipo di lavoro.

Consigli: pianificare bene prima di mettersi in viaggio il tragitto da percorrere; allacciarsi sempre le cinture di sicurezza prima di mettersi in marcia; rispettare i limiti di velocità; non continuare a guidare o rimettersi in viaggio se si avvertono stanchezza o sonno; tenere sempre il proprio automezzo (l’ambiente di lavoro) in perfetto stato di manutenzione; non consumare pasti corposi durante i viaggi o abusare di bevande alcooliche. Si consiglia inoltre a chi guida camion, tir o autobus di evitare di scendere a terra dalla cabine con un salto, utilizzare sempre le apposite maniglie scendendo con il viso rivolto verso la cabina: manovre scorrette dopo un lungo periodo di immobilità a bordo possono causare gravi danni alle articolazioni degli arti inferiori e in alcuni casi anche fratture.

[/accordion] [accordion state=”closed” color=”red” title=”CONSIGLI PER CHI LAVORA NEL SETTORE AGRICOLO” tag=”h3″ ]

Il settore agricolo è quello dove si concentrano buona parte dei rischi rilevabili nelle altre attività lavorative, infatti si possono trovare rischi da esposizione ad agenti fisici (rumore, microclima), biologici (a causa di morsi di animali o ferite e tagli sporchi di terra) e chimici (utilizzo di diserbanti/fitofarmaci e/o fertilizzanti); rischi da movimentazione manuale dei carichi; rischi da esposizione da atmosfere esplosive e rischio di incendio; rischio connesso allo stato di gravidanza; rischi connessi all’utilizzo di macchinari con parti in movimento e attrezzature e, considerato anche l’altissimo numero di lavoratori extra comunitari occupati in questo settore, si deve tenere in considerazione anche il rischio connesso alla lingua e alla comprensione.

Consigli: il consiglio principe è di attenersi sempre alle norme sia generali che specifiche che regolano l’acquisto e l’utilizzo di strumenti, macchinari e prodotti chimici; utilizzare solo mezzi e apparecchiature a norma; non rimuovere mai le protezioni previste dal costruttore per le macchine e gli strumenti di lavoro; fare una regolare, continua manutenzione degli strumenti di lavoro; utilizzare sempre i D.P.I. (Dispositivi di Protezione Individuale: occhiali di protezione, mascherine o maschere con i filtri adeguati per la protezione delle vie respiratorie, indossare guanti, pantaloni o salopette anti-taglio); per chi è straniero e non ha ben chiare le informazioni di sicurezza, le procedure o le istruzioni per l’uso di strumenti o macchinari da utilizzare, procurarsi la traduzione nella lingua conosciuta delle istruzioni o pretendere dal datore di lavoro la giusta formazione, possibilmente nella lingua dello stato di appartenenza.

Considerato l’alto numero di incidenti che accadono in questo ambito si consiglia inoltre di evitare gli ingressi o i lavori di manutenzione all’interno di silos di raccolta dei cereali (presenza di polveri esplosive) o vasche di raccolta dei liquami (presenza di biogas) senza avere la giusta formazione/addestramento e senza i corretti dispositivi di protezione.

E’ opportuno ricordare infine che all’interno di qualsiasi azienda agricola, anche quella a conduzione familiare, deve esistere un servizio di prevenzione e protezione, strutturato dal datore di lavoro, che dovrebbe prevedere la presenza di almeno un Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza e del Medico Competente che dovrà attuare la sorveglianza sanitaria realizzando visite mediche periodiche e a cui il lavoratore potrà fare riferimento in caso di sopraggiunto stato di malessere connesso all’attività lavorativa.

[/accordion]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *