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Salta l’Irpef sulle seconde case sfitte

Salta l'Irpef sulle seconde case sfitte
Nessun aumento della tassazione sulle seconde case sfitte. A garantirlo è una nota ufficiale di Palazzo Chigi

Nessun aumento della tassazione sulle seconde case sfitte. A garantirlo è una nota ufficiale di Palazzo Chigi diffusa per smentire «le indiscrezioni» di stampa «su nuove ipotesi di tassazione sulle seconde case, per coprire il provvedimento sull’Imu». Ma la presidenza del Consiglio conferma anche che il ritorno dell’Irpef, nella misura del 50%, sugli immobili a disposizione sfitti (seconde o terze case per le vacanze e anche quelli dati in uso a un familiare) era effettivamente previsto dalle bozze del decreto sul superamento dell’Imu varato mercoledì. Una misura che avrebbe dovuto garantire 1,6 miliardi nel 2014 e contribuire alla copertura della deducibilità dell’Imu per imprese e professionisti ai fini Ires e Irpef (nella misura del 50%). Che salta dalla versione finale del decreto insieme al ripristino dell’Irpef sulle seconde case.

Sotto il pressing del Pdl, palazzo Chigi ha dovuto dunque dare lo stop quasi in extremis al ritorno nell’imponibile Irpef dei cosiddetti immobili a disposizione, che ne erano stati esclusi per effetto delle misure collegate alla super-Imu introdotta dall’esecutivo Monti. Una decisione arrivata ieri mattina quasi come un fulmine a ciel sereno a via XX Settembre, dove fino all’altra sera il ripristino dell’Irpef sulle seconde case sfitte era considerato quasi un punto fermo. I tecnici del Tesoro, già alla prese con la difficile composizione del puzzle delle coperture del decreto varato mercoledì (ancora ieri pomeriggio non veniva escluso il ricorso a una clausola di salvaguardia con l’aumento delle accise, benzina compresa), sono stati costretti a ricalibrare il testo e a congelare la misura sulla deducibilità Imu ai fini Ires e Irpef per le imprese.

L’idea di un ritorno dell’Irpef su seconde e terze case sfitte non è però del tutto accantonata. Questa misura è destinata ad essere rispolverata tra poche settimane al momento del varo della legge di stabilità, con cui dovrebbe essere definito il funzionamento della service tax, e del decreto “collegato” che servirà per comporre la copertura necessaria alla cancellazione della rata Imu di dicembre (2,4 miliardi). Anche perché il ministro Fabrizio Saccomanni già nel corso di un’audizione di fine luglio alle commissioni Finanze di Camera e Senato aveva puntato il dito sulla «ingiustificata asimmetria» tra gli immobili affittati, sottoposti all’Irpef, e le seconde e terze case a disposizione esclusivamente assoggettate all’Imu.

Non è escluso che nel frattempo vengano studiate forme di selettività. Il ripristino dell’Irpef sugli immobili a disposizione, ad esempio, potrebbe essere escluso per i lavoratori italiani emigrati all’estero che conservano però un casa nelle città di origine per soggiornarvi durante le vacanze.

Intanto il Pdl canta vittoria, anche se diversi tecnici del Governo lasciano intendere che la doppia questione “case sfitte e deducibilità imprese” nei giorni scorsi era stata portata a conoscenza anche degli esperti del Popolo della libertà, come le varie bozze confermerebbero. «L’ipotesi di colpire la casa di villeggiatura con un aumento dell’Irpef più che una svista è una proposta diabolica (e alquanto cretina)», afferma il capogruppo del Pdl alla Camera, Renato Brunetta, subito dopo la divulgazione della nota di Palazzo Chigi. «Va bene che una parte del Pd vuol colpire la piccola e media borghesia italiana, ma questa volta i tecnici del ministero dell’Economia hanno superato se stessi. Bravo Letta che li ha smascherati», aggiunge Brunetta. Critiche, queste ultime, che non sono affatto piaciute al ministro per i Rapporti con il Parlamento, Dario Franceschini: «Assurdo attaccare tecnici di grande valore anziché ringraziarli».

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