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Sale la dote ASpI per le aziende che assumono

Sale la dote ASpI per le aziende che assumono
Atteso mercoledì in Aula al Senato il decreto occupazione: tra le novità aumento della dote dell’ASpI per chi assume dal 50 al 70% e finanziamento dei tirocini formativi

Il decreto sull’occupazione giovanile è atteso mercoledì in Aula al Senato. La riunione di domani delle commissioni riunite Lavoro e Finanze dovrebbe fare luce sul nodo risorse, nonché sugli emendamenti annunciati dal Governo. Stralciate le proposte sulla flessibilità in vista dell’Expo 2015 – la materia è affidata dal ministro Enrico Giovannini (Lavoro) ad un avviso comune delle parti sociali – per il presidente della commissione Lavoro, Maurizio Sacconi (Pdl) il testo «sarà largamente confermato» dalle commissioni con «qualche modifica minima».

Si profila il via libera per gli 11 emendamenti presentati dai relatori, Maria Grazia Gatti (Pd) e Salvatore Sciascia (Pdl), che aumentano dal 50 al 70% la dote ASpI per le imprese che assumono i lavoratori che percepiscono l’assicurazione sociale per l’impiego. La decontribuzione fino a 650 euro mensili non scatta per le assunzioni nel lavoro domestico. Dalla condizione che «le assunzioni determinino un aumento occupazionale netto» si fa «salvo che il posto si sia reso vacante per dimissioni volontarie, invalidità, pensionamento per raggiunti limiti d’età, riduzione volontaria dell’orario di lavoro o licenziamento per giusta causa e non in seguito a licenziamenti per riduzioni di personale». L’incentivo non spetta all’impresa che assume un lavoratore dopo averlo licenziato.

Vengono inoltre finanziati i tirocini formativi, con un fondo di 2 milioni presso il ministero del Lavoro per erogare un’indennità ed uno da 10,6 milioni per promuovere l’alternanza tra studio e lavoro agli strudenti iscritti ai corsi di laurea nell’anno 2013-2014. Moltre Regioni sono in ritardo in vista del 24 luglio, data per il recepimento delle nuove “Linee guida per la regolamentazione dei tirocini“, approvate dalla conferenza Stato Regioni il 24 gennaio, in attuazione della legge n. 92/2012, che fissano un compenso minimo di 300 euro e limiti di durata. Secondo la Cgil, dopo Toscana e Abruzzo, solo 7 Regioni hanno recepito le linee guida (Veneto, Piemonte, Emilia Romagna, Lazio, Campania, Puglia, Basilicata), mentre si attende la definizione della nuova normativa in Liguria, Marche, Trentino, Sardegna, Lombardia, Calabria, Molise, dove è in atto la concertazione con le parti sociali o la discussione in Consiglio regionale. Mancano all’appello Umbria, Friuli Venezia Giulia, Valle D’Aosta e Sicilia.
La maggior parte delle Regioni ha introdotto una indennità minima di 400 euro – il Piemonte 600 euro rimodulabili a seconda dell’orario – a carico dell’azienda ospitante, salvo l’eventuale cofinanziamento della Regione. In alcune Regioni sono stati previsti incentivi alle assunzioni al termine del tirocinio, le normative si discostano sulla durata massima (6 o 12 mesi) e sul numero minimo di dipendenti necessario per ospitare un tirocinante.
Per le Regioni ritardatarie il Dl occupazione prevede si applichino le vecchie regole della legge Treu fino a fine 2015. «La discordanza tra le discipline regionali mette a rischio la parità di trattamento sul territorio nazionale – aggiunge Lani –. Vanno garantite regole uniformi e reali opportunità di inserimento, invece di reiterare il malcostume degli stage truffa».

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