Fisco

Roma capitale dell’evasione: paga la Tari solamente un cittadino su tre

Stima di Crif Ratings. Previsti 771 milioni, incassati 230. Ama replica: riscosso l’83%. Sono 150 mila le utenze sconosciute dai data base: un danno di circa 50 milioni di euro

Roma capitale dell'evasione: paga la Tari solamente un cittadino su tre
Stima di Crif Ratings. Previsti 771 milioni, incassati 230. Ama replica: riscosso l’83%. Sono 150 mila le utenze sconosciute dai data base: un danno di circa 50 milioni di euro

Solo un romano su tre paga la Tari, gli altri due o sono evasori totali oppure non ricevono a casa nemmeno il bollettino, semplicemente non risultano in alcun database. Stando all’analisi condotta dall’agenzia Crif Ratings sui bilanci dei comuni italiani, Roma è capitale nazionale dell’evasione della tariffa per il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti: il tasso di riscossione sull’accertato del Comune è appena del 29%. In pratica: il Campidoglio mette in preventivo, sì, di riscuotere 771 milioni di euro dalla Tari, però in realtà vede arrivare in cassa solo 230 milioni. La differenza (541 milioni) rappresenta il mancato incasso che pesa sulle casse del Comune. Replica secca l’Ama: «Questi dati non corrispondono alla realtà: per il 2016 abbiamo incassato l’83,7% di quanto fatturato» e tra incassi reali e presunti «la forbice è in costante miglioramento».

Crif Ratings, però, stima che, considerando circa 275 euro la spesa media per la Tari a Roma, mancano all’appello 198 euro per cittadino se si tiene conto del territorio del Comune di Roma, 149 euro calcolando sui 121 comuni della Città metropolitana. Un grosso problema per le amministrazioni che hanno già spedito nelle case i bollettini per la prima tranche della Tari e che, ormai da anni, sono costrette a coprire il buco relativo al mancato incasso rastrellando risorse in origine messe a bilancio per altri servizi. Spesso risparmiando sulla manutenzione cittadina.

Ma tant’è, il quadro di Roma non è incoraggiante. Può migliorare attraverso il censimento che il Campidoglio ha avviato in parallelo al nuovo modello di raccolta differenziata porta a porta. Per adesso, però, si sa che a San Lorenzo non paga la Tari uno su quattro, 30 mila sono gli evasori a Tor Bella Monaca, 17 mila nel municipio X tra Ostia, Acilia e Dragona, a Trastevere quasi un residente su tre evade del tutto. Numeri da default. Per non parlare del conto mai saldato dai palazzi delle istituzioni, una fiche da cento milioni (20 di governo e ministeri) che non arriva mai nelle casse del Campidoglio.

In più, dentro Roma, c’è una città – «come Siena o Benevento», disse Raggi – che non paga alcunché. Non i morosi, proprio le utenze che per Ama non esistono, fuori da database e statistiche. Per le 150 mila utenze fantasma Roma ha un danno di circa 50 milioni, ma è solo una stima in aggiornamento continuo. Qualche mese fa nel municipio I, per esempio, è emerso che il 50% delle utenze domestiche non pagava Tari perché non era tracciato. Bar, negozi, ristoranti che ogni giorno alzano la serranda e sono visibili da tutti, diventavano trasparenti quando si trattava di versare il dovuto. «Scrocconi della spazzatura», così Raggi aveva definito il popolo degli evasori.

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