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Ristrutturazione e detrazione IRPEF: quote residue trasmissibili all’erede

Ristrutturazione e detrazione IRPEF: quote residue trasmissibili all’erede
A quali condizioni l’erede di un immobile può continuare a fruire delle quote della detrazione IRPEF residua riguardante i costi di ristrutturazione sostenuti dal de cuius?

Con la circolare n. 17/E del 24 aprile 2015, l’Agenzia delle Entrate ha fornito alcuni chiarimenti rilevanti ai fini della prossima scadenza relativa alla predisposizione del modello UNICO 2015 e al modello 730. Uno dei punti più interessanti riguarda le condizioni che consentono all’erede di un immobile di continuare a fruire delle quote della detrazione residua riguardante i costi di ristrutturazione sostenuti dal de cuius.

Le condizioni previste per il trasferimento della detrazione sono disciplinate dall’art. 16-bis TUIR. In particolare, il comma 8, ultimo periodo prevede che “in caso di decesso dell’avente diritto, la fruizione del beneficio fiscale si trasmette, per intero, esclusivamente all’erede che conservi la detenzione materiale e diretta del bene”.
Il trasferimento automatico della detrazione ruota attorno al significato attribuibile a tale espressione. La circolare n. 24/E del 2004 (richiamata dalla circolare n. 17/E del 2015) ha chiarito che “la detenzione materiale e diretta del bene”, “alla quale è subordinata la possibilità di continuare a fruire della detrazione da parte dell’erede, sussiste qualora l’erede assegnatario abbia la immediata disponibilità del bene potendo disporre di esso liberamente e a proprio piacimento quando lo desideri, a prescindere dalla circostanza che abbia adibito l’immobile ad abitazione principale”.

La possibilità di utilizzare l’immobile liberamente deve essere potenziale, ma non vuol significare affatto che l’utilizzo debba essere effettivo. Al limite il contribuente può anche non utilizzare l’immobile, a condizione, però, che il detentore sia libero in qualsiasi momento di cambiare con effetto immediato tale scelta ed utilizzare l’immobile stesso.
Ad esempio se l’immobile è concesso in comodato ad un altro soggetto, tale scelta non è irreversibile ed il contratto potrebbe anche essere interrotto a causa di risoluzione. Tuttavia, in questo caso, la disponibilità viene a mancare in quanto la disponibilità del bene non sarebbe immediata.

Il chiarimento è stato fornito espressamente dalla circolare n. 20/E del 2011 (par. 2.2). In particolare, il documento di prassi ha specificato che l’erede, concedendo in comodato l’immobile, non può più disporre in modo diretto ed immediato del bene e, quindi, non potrà continuare a beneficiare della detrazione per gli oneri di ristrutturazione sostenuti dal de cuius.

Secondo quanto precisato dall’Agenzia delle Entrate con la circolare in rassegna, la condizione della detenzione diretta ed immediata del bene deve essere verificata per ogni anno per il quale il contribuente intende fruire della detrazione e non solo per l’anno di accettazione dell’eredità.
Pertanto se il contribuente, dopo aver fruito di tre quote di detrazione decide di concedere l’immobile in uso (in comodato) ad un soggetto terzo, perderà il diritto a fruire delle quote di detrazione residue. Conseguentemente laddove, successivamente, il contratto di comodato dovesse essere risolto, l’erede tornerà in possesso dell’immobile ed avendo così la piena disponibilità dell’immobile potrà tornare a fruire delle quote di detrazione residue.
A tal proposito deve però ritenersi che le quote relative agli anni corrispondenti al periodo in cui era in vigore il contratto di comodato, sono definitivamente perse.
In altre parole, la detrazione del costo deve essere completata in un periodo non superiore a 10 anni, con la conseguenza che, pur potendo beneficiare delle quote residue (negli anni successivi), non potranno essere “recuperate” le quote pregresse che si considereranno definitivamente perse.

Agenzia delle Entrate – Circolare N. 17/E/2015

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