Fisco

Riscossione forzata sempre più costosa

Diventa sempre più costosa l’iscrizione a ruolo a carico del contribuente che vede notificarsi al proprio domicilio la cartella di pagamento per somme non versate

Negli ultimi tempi, sono in aumento i cittadini che non pagano le imposte nei termini. A causa delle difficoltà economiche, non si avvalgono nemmeno del ravvedimento spontaneo e non pagano le somme chieste a seguito di comunicazione di irregolarità. In questi casi, il fisco iscrive a ruolo le somme dovute e il contribuente riceve la cartella di pagamento. L’iscrizione a ruolo comporta però un aumento delle somme da pagare, per le sanzioni, applicabili nella misura intera, di norma il 30%, per gli interessi, per i compensi di riscossione e per altre spese.
Ad esempio, a fronte di un presunto debito per imposte di 529 euro, la cartella, se viene pagata entro 60 giorni può costare 818,22 euro ovvero, se viene pagata dopo 60 giorni, 852,22 euro (più gli interessi di mora e i diritti di notifica). O ancora, a fronte di un presunto debito per imposte di 4.914 euro, se la cartella viene pagata entro 60 giorni, le somme dovute sono di 7.140,02 euro; se, invece, viene pagata dopo 60 giorni, il debito sale a 7.436,79 euro (più gli interessi di mora e i diritti di notifica).

In merito agli interessi di mora, per chi paga le cartelle in ritardo, dal 1° maggio 2013 la misura è passata dal 4,5504% al 5,2233 per cento.

Nelle cartelle è rilevante il peso delle sanzioni, magari applicate per ritardi di pochi giorni o per dimenticanze che non rilevano ai fini del tributo. Un esempio riguarda un contribuente al quale, dopo avere pagato le imposte ipotecarie e catastali per 2.007,68 euro, a seguito di una tardiva presentazione della denuncia di successione, vengono chiesti 2.774,99 euro (se pagati entro 60 giorni) o 2.890,33 euro (oltre i 60 giorni), ai quali vanno aggiunti interessi di mora e diritti di notifica. Come si è detto, le sanzioni “pesano” molto sulle somme dovute. Basti pensare che, in caso di ricorso con esito negativo, la sanzione minima applicabile è di importo pari o superiore al tributo dovuto. Se a ciò si aggiungono gli interessi e le altre spese, capita magari che, a fronte di un presunto debito di 50mila euro, le somme iscritte a ruolo siano di oltre 150mila euro.

I contribuenti possono fruire di uno speciale sconto sulle sanzioni, se il loro debito rientra nella mediazione tributaria. In caso di omessi o tardivi versamenti che risultano dalle dichiarazioni annuali dei redditi, dell’Iva e dell’Irap, è infatti possibile ricorrervi (circolare 33/E del 3 agosto 2012). Per le Entrate, se il valore è di ammontare non superiore a 20mila euro, considerate in tale valore solo le imposte, il contribuente può avvalersi della mediazione e fruire della riduzione delle sanzioni al 40 per cento. L’Agenzia delle Entrate ha precisato che, a seguito del controllo automatizzato delle dichiarazioni annuali dei redditi, Iva e Irap, l’ufficio recupera le imposte non versate, applicando la sanzione del 30 per cento. La stessa sanzione è applicata in caso di tardivo versamento, che non è stato regolarizzato con il ravvedimento. A seguito del controllo, al contribuente viene inviata la comunicazione di irregolarità con l’invito a pagare le somme chieste entro 30 giorni. In assenza del pagamento, l’ufficio procede all’iscrizione a ruolo, la cui cartella può essere impugnata con ricorso alla Commissione tributaria provinciale. In questi casi, se il valore della lite non supera i 20mila euro, il contribuente deve prima presentare istanza di mediazione (articolo 17, del Dlgs 546/1992).

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