Diritto

Rischio elettivo ed operazioni eseguite diversamente

Rischio elettivo ed operazioni eseguite diversamente
Il c.d. “rischio elettivo” – che esonera il datore di lavoro da ogni responsabilità per l’infortunio patito dal dipendente ove questi abbia posto in essere un contegno abnorme, inopinabile ed esorbitante rispetto al procedimento lavorativo e alle direttive ricevute – non può ritenersi sussistente solo perché una determinata operazione, rientrante nelle mansioni proprie del lavoratore, possa — in ipotesi — eseguirsi anche diversamente

In tema di infortuni sul lavoro, il c.d. “rischio elettivo”, che esonera il datore di lavoro da ogni responsabilità per l’infortunio patito dal dipendente ove questi abbia posto in essere un contegno abnorme, inopinabile ed esorbitante rispetto al procedimento lavorativo e alle direttive ricevute, non può ritenersi sussistente solo perché una determinata operazione, rientrante nelle mansioni proprie del lavoratore, possa in ipotesi eseguirsi anche diversamente. Lo ha affermato la Corte di Cassazione con la sentenza n. 15700 del 27 luglio 2015.

IL FATTO
Il caso trae origine da una sentenza con cui la Corte d’Appello di Bologna rigettava – per quel che rileva in questa sede – il gravame di una S.n.c. contro la pronuncia di primo grado che l’aveva condannata al risarcimento dei danni patiti, a seguito di infortunio sul lavoro occorso il 26 giugno 1999 in Germania, dal suo dipendente M.M. (di cui era stato riconosciuto un concorso di colpa pari al 30%).

Contro la sentenza proponeva ricorso per cassazione la S.n.c., in particolare rilevando l’errore della statuizione dei giudici di appello per avere trascurato la c.t.u. che aveva accertato che l’infortunio si era verificato unicamente per una condotta del tutto autonoma, abnorme e imprevedibile posta in essere dal lavoratore; al più – proseguiva il ricorso – l’unica concorrente responsabilità poteva essere quella della GmbH & Co. (società committente di diritto tedesco presso la quale il lavoratore era stato inviato in trasferta per l’esecuzione d’un contratto d’appalto), per aver consentito l’accesso in azienda in un giorno non lavorativo.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso presentato dalla S.n.c. Secondo il costante insegnamento della Corte Suprema, in tema di c.d. rischio elettivo, il datore di lavoro è esonerato da ogni responsabilità per l’infortunio patito dal dipendente ove questi abbia posto in essere un contegno abnorme, inopinabile ed esorbitante rispetto al procedimento lavorativo e alle direttive ricevute, così da porsi come causa esclusiva dell’evento, creando egli stesso condizioni di rischio estraneo a quello connesso alle normali modalità del lavoro da svolgere.

Orbene, nel caso di specie, il lavoratore aveva segnalato al capo squadra (anch’egli dipendente della S.n.c.), la pericolosità della situazione, e quest’ultimo, pur informato telefonicamente dal dipendente medesimo, aveva dato disposizioni affinché si procedesse ad installare il macchinario.

Da ciò la sentenza ha correttamente desunto che l’infortunio non si era verificato per una condotta del tutto autonoma, abnorme e imprevedibile del lavoratore e ciò a prescindere dal contrario avviso del c.t.u., non vincolante per il giudice di merito.

Né può parlarsi, per i Supremi Giudici, di rischio elettivo sol perché una determinata operazione, rientrante nelle mansioni proprie del lavoratore, poteva — in ipotesi — eseguirsi anche diversamente.

Correttamente, poi, la sentenza aveva escluso qualunque responsabilità in capo alla committente tedesca per aver consentito l’accesso in azienda in un giorno non lavorativo, vuoi perché la committente non aveva alcun compito di coordinamento nell’installazione della macchina palettizzatrice, vuoi perché l’apertura dell’azienda in un giorno non lavorativo non ha avuto alcuna incidenza causale nella determinazione dell’infortunio, così come non l’ha avuta la mera presenza dell’argano manuale a fune, che non è stato utilizzato (né poteva esserlo) in occasione dell’infortunio di cui si controverte.

È appena il caso di ricordare che in tanto il committente è tenuto a provvedere, all’interno del proprio cantiere, alle misure di sicurezza dei lavoratori non alle sue dipendenze in quanto egli stesso si sia reso garante della vigilanza relativa alle misure da adottare in concreto, riservandosi i poteri tecnico – organizzativi dell’opera o del servizio da eseguire, situazione che la sentenza aveva escluso nel caso di specie.

Ne consegue il rigetto del ricorso.

Corte di Cassazione – Sentenza N. 15700/2015

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *