Diritto

Riposi settimanali e giornalieri: la normativa si riferisce anche ai lavoratori discontinui

La normativa disciplinante il riposo giornaliero e quello settimanale, che contempla un periodo di riposo di almeno 24 ore consecutive di regola coincidente con la domenica, da cumulare con le previste 11 ore di riposo giornaliero, si riferisce anche ai lavori discontinui

La normativa disciplinante il riposo giornaliero e quello settimanale, che contempla un periodo di riposo di almeno 24 ore consecutive nell’arco delle settimana di regola coincidente con la domenica, da cumulare con le previste 11 ore di riposo giornaliero, si riferisce anche ai lavori discontinui. Deroghe all’anzidetta disciplina possono essere introdotte solo a seguito di contrattazione collettiva o mediante accordi nazionali. E’ quanto stabilito dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 11581 del 23 maggio 2014.

IL FATTO
Il caso trae origine dalla sentenza con cui la Corte di Appello, in accoglimento dell’impugnazione proposta da un lavoratore avverso la decisione di primo grado di rigetto della domanda, avanzata dal predetto, per il risarcimento del danno connesso ai mancati riposi settimanali e giornalieri, pronunciava condannava nei confronti della s.r.l. di cui questi era dipendente.
Nel pervenire a tale decisione, il giudice di appello richiamava, in tema di lavoro discontinuo, quale quello di vigilanza cui era addetto il lavoratore, l’art. 7 e l’art. 9 del D.Lgs. n. 66/2003, per la determinazione della durata del riposo giornaliero e settimanale e riteneva non condivisibile l’interpretazione della società con riguardo alla derogabilità della normativa nelle ipotesi di cambio di squadra, ipotesi che non poteva ritenersi riferita al cambio di turno dell’intera squadra di appartenenza del lavoratore, come si era verificato nella specie.

Non vi era stata neanche deroga espressa, sicché doveva valere la disciplina generale che prevedeva un riposo per ogni giorno di lavoro pari ad 11 ore, un riposo settimanale di 24 ore consecutive alla fine del riposo settimanale e che ad ogni cambio di turno, alla fine del turno settimanale, spettasse un riposo di 35 ore complessive, dal passaggio dal terzo al primo turno o dal terzo al secondo.

Rilevava che la soppressione del riposo settimanale, anche se parziale, comportava un danno connesso all’impossibilità di ricostituzione delle energie psico-fisiche e di dedicare il tempo allo svolgimento di attività culturali o ricreative e che doveva calcolarsi la percentuale relativa al riposo soppresso, che, con criterio equitativo, era determinata in misura pari al 50% della complessiva retribuzione giornaliera nell’ipotesi di soppressione di 11 ore e del 15% nell’ipotesi di soppressione di 3 ore, non potendo valere la considerazione che il lavoratore avesse usufruito successivamente di riposi maggiori, rilevando come termine di riferimento il giorno o la settimana e risultando i mancati riposi dai prospetti prodotti in giudizio dalla stessa appellata.

Contro la sentenza proponeva ricorso per cassazione la società, sostenendo, per quanto qui di interesse, che l’art. 7 dispone che fanno eccezione alla regola generale del riposo settimanale di 24 ore, da cumulare con quelle di riposo giornaliero, le attività di lavoro a turni, ogni volta che il lavoratore cambi squadra e non possa usufruire, tra la fine del servizio di una squadra e l’inizio di quello della squadra successiva, di periodi di riposo giornaliero o settimanale; inoltre, sosteneva che tale norma attiene al periodo di riposo ogni sette giorni e non al cambio turno.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
La Cassazione ha respinto il ricorso, affermando l’importante principio di cui in massima, in particolare, evidenziando che gli artt. 7 e 9 del D.lsg. n. 66/03, nel disciplinare il riposo giornaliero e quello settimanale, che contempla un periodo di riposo di almeno 24 ore consecutive di regola coincidente con la domenica, da cumulare con le previste 11 ore di riposo giornaliero, si riferisce anche ai lavori discontinui (quali quello di vigilanza cui era addetto il lavoratore), e che deroghe all’anzidetta disciplina possono essere introdotte solo a seguito di contrattazione collettiva o mediante accordi nazionali, onde, in mancanza di siffatta previsione in deroga, devono valere i principi sopra enunciati.
Di rilievo le conseguenze pratiche della sentenza.
Ed infatti, sulla base dell’interpretazione offerta dalla Cassazione, è ininfluente la considerazione che il lavoratore usufruisca successivamente di riposi maggiori, rilevando come termine di riferimento il giorno o la settimana.

Art. 7 D.Lgs. 66/03 - Riposo giornaliero

Ferma restando la durata normale dell’orario settimanale, il lavoratore ha diritto a 11 ore di riposo consecutivo ogni 24 ore. Il riposo giornaliero deve essere fruito in modo consecutivo fatte salve le attività caratterizzate da periodi di lavoro frazionati durante la giornata, o da regimi di reperibilità.

Art. 9 D.Lgs. 66/03 - Riposi settimanali

Il lavoratore ha diritto ogni sette giorni a un periodo di riposo di almeno 24 ore consecutive, di regola in coincidenza con la domenica, da cumulare con le ore di riposo giornaliero di cui all’articolo 7. Il suddetto periodo di riposo consecutivo è calcolato come media in un periodo non superiore a quattordici giorni.
Fanno eccezione alla disposizione di cui al comma 1:

  1. attività di lavoro a turni ogni volta che il lavoratore cambi turno o squadra e non possa usufruire, tra la fine del servizio di un turno o di una squadra e l’inizio del successivo, di periodi di riposo giornaliero o settimanale;
  2. le attività caratterizzate da periodi di lavoro frazionati durante la giornata;
  3. per il personale che lavora nel settore dei trasporti ferroviari: le attività discontinue; il servizio prestato a bordo dei treni; le attività connesse con gli orari del trasporto ferroviario che assicurano la continuità e la regolarità del traffico ferroviario;
  4. i contratti collettivi possono stabilire previsioni diverse, nel rispetto delle condizioni previste dall’articolo 17, comma 4.

Il riposo di 24 ore consecutive può essere fissato in un giorno diverso dalla domenica e può essere attuato mediante turni per il personale interessato a modelli tecnico-organizzativi di turnazione particolare ovvero addetto alle attività aventi le seguenti caratteristiche:

  1. operazioni industriali per le quali si abbia l’uso di forni a combustione o a energia elettrica per l’esercizio di processi caratterizzati dalla continuità della combustione e operazioni collegate, nonché attività industriali ad alto assorbimento di energia elettrica e operazioni collegate;
  2. attività industriali il cui processo richieda, in tutto o in parte, lo svolgimento continuativo per ragioni tecniche;
  3. industrie stagionali per le quali si abbiano ragioni di urgenza riguardo alla materia prima o al prodotto dal punto di vista del loro deterioramento e della loro utilizzazione, comprese le industrie che trattano materie prime di facile deperimento e il cui periodo di lavorazione si svolge in non più di tre mesi all’anno, ovvero quando nella stessa azienda e con lo stesso personale si compiano alcune delle suddette attività con un decorso complessivo di lavorazione superiore a tre mesi;
  4. i servizi e attività il cui funzionamento domenicale corrisponda a esigenze tecniche ovvero soddisfi interessi rilevanti della collettività ovvero sia di pubblica utilità;
  5. attività che richiedano l’impiego di impianti e macchinari ad alta intensità di capitali o ad alta tecnologia;
  6. attività di cui all’articolo 7 della legge 22 febbraio 1934, n. 370;
  7. attività indicate agli articoli 11, 12, 13 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114.

Sono fatte salve le disposizioni speciali che consentono la fruizione del riposo settimanale in giorno diverso dalla domenica nonché le deroghe previste dalla legge 22 febbraio 1934, n. 370.
Con decreto del ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il ministro per la funzione pubblica per quanto coinvolge i pubblici dipendenti, adottato sentite le organizzazioni sindacali nazionali di categoria comparativamente più rappresentative nonché le organizzazioni nazionali dei datori di lavoro, saranno individuate le attività aventi le caratteristiche di cui al comma 3, che non siano già ricomprese nel decreto ministeriale 22 giugno 1935, e successive modifiche e integrazioni, pubblicato nella G.U. n. 161 del 12 luglio 1935, nonché quelle di cui al comma 2, lett. d), salve le eccezioni di cui alle lettere a), b) e c). Con le stesse modalità il ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il ministro per la funzione pubblica per quanto coinvolge i pubblici dipendenti, provvede all’aggiornamento e alla integrazione delle predette attività. Nel caso di cui al comma 2, lett. d), e salve le eccezioni di cui alle lettere a), b), e c) l’integrazione avrà senz’altro luogo decorsi 30 giorni dal deposito dell’accordo presso il ministero stesso. I predetti decreti, per le materie di esclusivo interesse dei dipendenti pubblici, sono adottati dal ministro per la funzione pubblica, di concerto con il ministro del lavoro e delle politiche sociali.

Corte di Cassazione – Sentenza N. 11581/2014

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