Diritto

Rimborso IRPEF negato: sulla decadenza non si applica la giurisprudenza UE

Rimborso IRPEF negato: sulla decadenza non si applica la giurisprudenza UE
In caso di imposte pagate sulla base di norme che la giurisprudenza comunitaria ha ritenuto contrastanti con il diritto comunitario, il contribuente può domandarne il rimborso solo entro il termine di decadenza stabilito dalla disciplina nazionale, senza che la pronuncia comunitaria possa incidere sul decorso di esso

In caso di imposte pagate sulla base di norme che la giurisprudenza comunitaria ha ritenuto contrastanti con il diritto comunitario, il contribuente può domandarne il rimborso solo entro il termine di decadenza stabilito dalla disciplina nazionale, senza che la pronuncia comunitaria possa incidere sul decorso di esso. Non potendo configurarsi come espressione di “overruling”, questa è inidonea ad operare retroattivamente, atteso che la decisione comunitaria non riguarda la materia processuale, né il termine per la domanda di rimborso d’imposta, che peraltro resta proponibile anche prima che alla direttiva stessa venga data attuazione nello Stato italiano. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 273 del 12 gennaio 2015.

IL FATTO
Il caso trae origine dal contenzioso instaurato tra un contribuente e l’Agenzia delle Entrate. La CTR accoglieva l’appello dell’Agenzia delle Entrate contro la decisione di quella provinciale, sicché l’opposizione del contribuente relativa al diniego di rimborso inerente alla maggiore IRPEF versata mediante ritenuta alla fonte, operata dal datore di lavoro nell’anno 2001 in occasione dell’erogazione dell’indennità per l’incentivo all’esodo, veniva ritenuta infondata. In particolare il giudice di secondo grado osservava che il contribuente non aveva diritto a ripetere quanto pagato in più, avendo presentato la domanda di rimborso solamente in data 19 dicembre 2006, atteso che la norma discriminatoria (art. 19, comma 4-bis, TUIR) era sì in contrasto con la direttiva CEE 76/207, come anche stabilito dalla Corte di Giustizia Europea (sentenza C-207/2004 del 21 luglio 2005, nonché con la successiva ordinanza C-128/07 del 16 gennaio 2008), tuttavia il termine di decadenza non doveva farsi decorrere dalla loro pronuncia, senza che la normativa di esclusione (prevista in contrario dall’art. 36, D.L. n. 223/2006), potesse avere applicazione, atteso che il preteso diritto doveva essere esercitato sin da quando la ritenuta era stata operata, e ciò in base anche allo stesso ordinamento comunitario.

Contro la sentenza proponeva ricorso per cassazione il contribuente, in particolare sostenendo che la CTR non considerava che egli non era decaduto dalla facoltà di richiedere il rimborso di quanto riteneva trattenuto in più del dovuto, trattandosi di “overruling” intervenuto nel frattempo da parte della Corte di Giustizia tra il 2005 ed il 2008, sicchè solo dalla conoscenza dei relativi pronunciamenti gli interessati erano stati posti nella condizione di esercitare il loro diritto.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
La Cassazione ha respinto il ricorso del contribuente. In particolare, va qui ricordato che un precedente vincolante può essere revocato da un giudice superiore a quello che lo ha stabilito nonché, laddove non opera lo stare decisis orizzontale, da un giudice appartenente allo stesso ufficio di quest’ultimo. La revoca, che è detta overruling, determina l’esclusione retroattiva del precedente dalla common law e la sua sostituzione con il nuovo precedente stabilito dal giudice che l’ha operata. L’overruling deve essere adeguatamente motivato con riferimento, ad esempio, a una più approfondita analisi della fattispecie, al mutamento delle circostanze di fatto o all’interesse pubblico. Negli Stati Uniti è possibile il prospective overruling, ossia l’esplicitazione di una nuova regola applicabile al caso concreto ma solo in futuro, con esclusione dunque della controversia di cui si sta decidendo, per tutelare l’affidamento delle parti e la certezza del diritto. È possibile anche un anticipatory overruling, ossia la disapplicazione del precedente di una Corte Suprema da parte di una Corte inferiore fondato sulla ragionevole certezza che la Corte Suprema avrebbe cambiato il precedente.
La vincolatività del precedente può inoltre essere superata con il distinguishing: in questo caso il giudice esclude l’applicabilità di uno specifico precedente al caso di specie sulla base delle sottili differenze in fatto che possano marcare una certa distanza fra la fattispecie portata al suo esame e la fattispecie in passato decisa da altro giudice, sempre che tali differenze si possano considerare rilevanti per la questione da decidere. In altri termini, con il distinguishing il giudice dimostra che l’identità tra la fattispecie portata al suo esame e quella del precedente è solo apparente. Il ricorso a questa tecnica, che gioca un ruolo molto importante nei sistemi di common law, è, a differenza dell’overruling, possibile anche ai giudici inferiori. Tanto con l’overruling quanto con il distinguishing il giudice legittima sé stesso a individuare autonomamente la regola del caso di specie, indipendentemente dalla vincolatività del precedente. Il procedimento logico inverso al distinguishing è chiamato harmonizing: con esso il giudice reputa irrilevanti le differenze tra la nuova controversia e quella decisa dal precedente, che viene così applicato.

Tanto premesso, i giudici di legittimità hanno osservato che nel caso di imposte pagate sulla base di norme che la giurisprudenza comunitaria ha ritenuto contrastanti con il diritto comunitario, come nel caso in esame, il contribuente può domandarne il rimborso solo entro il termine di decadenza stabilito dalla disciplina nazionale, senza che sul decorso di tale termine possa incidere la pronuncia comunitaria, non potendo questa configurarsi come espressione di “overruling” – e, come tale, inidonea ad operare retroattivamente – atteso che la decisione comunitaria non riguarda la materia processuale, né il termine per la domanda di rimborso d’imposta, la quale, peraltro, resta proponibile anche prima che alla direttiva stessa venga data attuazione nello Stato italiano.

Da qui, dunque, il rigetto del ricorso.

Di rilievo la conseguenze pratiche della sentenza. Il termine di decadenza per il rimborso delle imposte sui redditi, decorrente dalla “data del versamento” o da quella in cui “la ritenuta è stata operata”, opera anche nel caso in cui l’imposta sia stata pagata sulla base di una norma successivamente dichiarata in contrasto con il diritto dell’Unione Europea da una sentenza della Corte di Giustizia, atteso che l’efficacia retroattiva di detta pronuncia – come quella che assiste la declaratoria di illegittimità costituzionale – incontra il limite dei rapporti esauriti, ipotizzabile allorché sia maturata una causa di prescrizione o decadenza, trattandosi di istituti posti a presidio del principio della certezza del diritto e delle situazioni giuridiche.

Corte di Cassazione – Sentenza N. 273/2015

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