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Rimborsi Iva superiori a 15mila euro, salvi i lavoratori autonomi

Rimborsi Iva superiori a 15mila euro, salvi i lavoratori autonomi
La situazione di rischio legata allo svolgimento dell’attività da meno di due anni, che esclude la possibilità di evitare la prestazione della garanzia sui rimborsi Iva oltre 15mila euro, vale solo per le imprese e non per gli esercenti arti e professioni; i neo-lavoratori autonomi, quindi, possono accedere alle semplificazioni introdotte dal D.Lgs. n. 175/2014

La situazione di rischio legata allo svolgimento dell’attività da meno di due anni, che esclude la possibilità di evitare la prestazione della garanzia sui rimborsi Iva oltre 15mila euro, vale solo per le imprese e non per gli esercenti arti e professioni; i neo-lavoratori autonomi, quindi, possono accedere alle semplificazioni introdotte dal D.Lgs. n. 175/2014. Il periodo di due anni si computa dall’effettuazione della prima operazione e non dall’apertura della partita Iva. Inoltre, il termine di novanta giorni per rettificare una richiesta di rimborso già presentata vale per la modifica in aumento della somma originariamente richiesta; per la revoca, invece, vale il più ampio termine della scadenza per la presentazione della dichiarazione dell’anno successivo.
Intanto, mancano oramai solo pochi giorni all’avvio dell’operazione rimborso del credito Iva 2014: da lunedì 2 febbraio 2015, infatti, sarà possibile chiedere il rimborso presentando la dichiarazione annuale in forma autonoma.

Obbligo di garanzia limitato ai soggetti «a rischio»
Dopo le modifiche apportate dall’art. 13 del D.Lgs. n. 175/2014, l’erogazione dei rimborsi Iva fino a 15mila euro annui avviene, a favore di tutti i contribuenti, senza la prestazione di alcuna garanzia o adempimento aggiuntivo; oltre tale soglia, poi, la garanzia (fideiussione, cauzione in titoli di stato ecc.) è obbligatoria solo per i contribuenti che si trovano in una situazione considerata a rischio erariale, mentre gli altri contribuenti possono scegliere fra la prestazione della garanzia e il visto di conformità «rinforzato».

In base al comma 4 dell’art. 38-bis, sono considerati a rischio:

  1. i soggetti passivi che esercitano un’attività d’impresa da meno di due anni (escluse le start up innovative di cui all’art. 25 del D.L. n. 179/2012);
  2. i soggetti passivi ai quali, nei due anni antecedenti la richiesta di rimborso, sono stati notificati avvisi di accertamento o di rettifica da cui risulti, per ciascun anno, una differenza tra gli importi accertati e quelli dell’imposta dovuta o del credito dichiarato superiore:
    – al 10% degli importi dichiarati se questi non superano 150mila euro;
    – al 5% degli importi dichiarati se questi superano 150mila euro ma non 1.500.000 euro;
    – all’1% degli importi dichiarati, o comunque a 150mila euro, se gli importi dichiarati superano 1.500.000 euro;
  3. i soggetti passivi che richiedono il rimborso dell’eccedenza definibile risultante all’atto della cessazione dell’attività.

In merito alla situazione di cui al punto 1, l’Agenzia ha precisato che, in base alla formulazione della norma, che fa riferimento all’attività di impresa, l’obbligo di prestazione della garanzia, nel caso di esercizio dell’attività da meno di due anni, non si riferisce ai soggetti che svolgono attività di lavoro autonomo. I neo-artisti e professionisti, dunque, possono tranquillamente avvalersi dell’alternativa del visto di conformità «rinforzato». L’Agenzia ha inoltre precisato che, ai fini del computo del periodo di due anni, riferito ai due anni antecedenti la data di richiesta del rimborso annuale o trimestrale, per esercizio dell’attività di impresa si intende l’effettivo svolgimento dell’attività stessa, che ha inizio con la prima operazione effettuata (probabilmente rilevano solo le operazioni attive) e non con la sola apertura della partita Iva.

Modifica della somma chiesta a rimborso
E’ stata fatta chiarezza, poi, in merito ai termini per la modifica della richiesta di rimborso espressa nella dichiarazione annuale. Coordinando i chiarimenti forniti con le circolari n. 25/2012 e 32/2014, l’Agenzia ha infatti precisato che:

  • qualora il contribuente intenda chiedere un rimborso più alto rispetto a quello richiesto originariamente, potrà presentare una dichiarazione integrativa, eventualmente munita del visto di conformità, entro i 90 giorni dalla presentazione della dichiarazione (più esattamente, secondo la circolare n. 32/2014, entro 90 giorni dalla scadenza del termine);
  • qualora invece il contribuente intenda revocare la precedente richiesta di rimborso, potrà rettificare la dichiarazione presentando una dichiarazione integrativa entro il termine per la presentazione della dichiarazione relativa al periodo d’imposta successivo.

L’Agenzia ha infine puntualizzato che nel caso in cui il contribuente intenda apporre il visto di conformità assente nella dichiarazione originaria, potrà presentare la dichiarazione integrativa anche oltre il termine di 90 giorni dalla presentazione della dichiarazione.

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