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Rimborsi IVA in caso di omessa presentazione del modello VR: prescrizione decennale

Rimborsi IVA in caso di omessa presentazione del modello VR: prescrizione decennale
Alla luce dell’evoluzione giurisprudenziale, che si è andata consolidando nel senso di ritenere applicabile il termine decennale di prescrizione, l’Agenzia delle Entrate ritiene di riconoscere il diritto al rimborso IVA richiesto entro il termine di prescrizione ordinaria, anche in caso di omessa presentazione del modello VR

L’Agenzia delle Entrate riconosce il diritto al rimborso dell’IVA ai contribuenti che, pur non avendo presentato l’apposito modello VR, abbiano presentato la richiesta entro il termine di prescrizione decennale; in considerazione del consolidamento in tal senso della giurisprudenza della Corte di Cassazione, l’Amministrazione abbandona dunque la tesi del termine di decadenza biennale. Lo ha reso noto il sottosegretario all’economia Zanetti, in risposta all’interrogazione n. 5-05400, relativa alla erogazione di rimborsi IVA anche nel caso di omessa presentazione del modello VR.

In particolare, è stato chiesto al Mef, in relazione alle controversie pendenti concernenti l’impugnazione dei dinieghi di rimborso dell’IVA, a seguito della cessazione dell’attività, laddove il contribuente abbia omesso la presentazione del Modello VR, se l’Agenzia delle Entrate «intenda finalmente abbandonare la prosecuzione dei suddetti contenziosi, accogliendo ed erogando i dovuti rimborsi, fino ad oggi bloccati da eccezioni tanto formali quanto, come visto, giuridicamente errate».
Tale situazione apparirebbe dannosa per i contribuenti, che non riescono ad ottenere i dovuti rimborsi IVA, ma anche contraria alle indicazioni comunitarie.

Per meglio comprendere la problematica segnalata, che origina un notevole contenzioso, è opportuno far presente che trattasi della situazione in cui il contribuente, pur avendo indicato il credito nella dichiarazione annuale prodotta, ha omesso la presentazione del relativo Modello VR al concessionario della riscossione e, successivamente, presenta all’Ufficio istanza di rimborso oltre il termine previsto dall’art. 21, comma 2, ultimo periodo, del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546.

Le contrapposte posizioni sostenute in contenzioso dall’Amministrazione finanziaria e dai contribuenti possono essere così brevemente schematizzate:

  • a parere dell’Amministrazione finanziaria, quando la richiesta di rimborso non viene effettuata utilizzando l’apposito Modello VR, la fattispecie disciplinata dall’articolo 38-bis del decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 1972 non si realizza, con la conseguenza che all’istanza «atipica» presentata al di fuori della procedura prevista – e quindi «in mancanza di disposizioni specifiche» – non può che applicarsi la norma residuale di cui all’articolo 21 del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546, che ammette l’istanza di rimborso entro il termine di decadenza biennale;
  • per i contribuenti, al contrario, l’indicazione del credito nella dichiarazione mediante la compilazione del rigo relativo al rimborso richiesto sarebbe sufficiente a far venir meno l’operatività del predetto articolo 21 del decreto legislativo n. 546 del 1992, con la conseguenza di assoggettare la fattispecie al regime della prescrizione ordinaria. Più specificamente, la domanda di rimborso sarebbe da considerarsi già presentata con la compilazione nella dichiarazione annuale del quadro «RX» del Modello UNICO o «VX» della dichiarazione IVA, considerata quale formale esercizio del diritto, che resterebbe poi soggetto al solo termine di prescrizione decennale.

L’orientamento della giurisprudenza di legittimità, dopo diverse pronunce di tenore contrastante, si è andato consolidando solo recentemente nel senso di ritenere applicabile il termine decennale di prescrizione.
L’andamento contrastante della giurisprudenza di legittimità, che, come evidenziato, si è andata consolidando solo in tempi recenti, ha indotto l’Amministrazione finanziaria ad adottare una posizione di cautela nella gestione del contenzioso pendente.
Preso atto, peraltro, dell’evoluzione giurisprudenziale richiamata l’Agenzia delle Entrate ritiene di dover adeguare la gestione delle controversie in argomento all’orientamento ormai consolidato della Corte di Cassazione e, conseguentemente, riconoscere il diritto al rimborso richiesto entro il termine di prescrizione ordinaria, subordinandone il diritto alla dimostrazione da parte del contribuente della sussistenza dei relativi presupposti.

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