Lavoro

Riforma Fornero, Doni il sangue? Vai in pensione più tardi

La riforma Fornero ha abrogato la contribuzione figurativa per i periodi di riposo riconosciuti ai donatori di sangue, costretti a recuperare fino a diversi mesi
La riforma Fornero ha abrogato la contribuzione figurativa per i periodi di riposo compensativo riconosciuti ai donatori di sangue, costretti a recuperare fino a diversi mesi

I donatori di sangue, quelli prossimi alla pensione, sono inferociti contro la riforma Fornero. A causa delle nuove disposizioni pensionistiche, a chi ha donato il sangue durante la sua vita lavorativa non saranno computati i giorni di riposo seguiti al prelievo per l’ottenimento dell’agognato vitalizio. Quindi, i giorni di assenza dovranno essere recuperati per raggiungere il tetto di giornate lavorative necessarie al pensionamento.

L’allarme è stato lanciato da Ferruccio Giovetti, il presidente dell’Avis di Cremona, una delle associazioni più vecchie d’Italia. L’ente, che conta ben 17 mila soci, quest’anno spegnerà 80 candeline, ma pare doverlo fare in un momento tutt’altro che felice. I donatori più anziani per arrivare alla pensione dovranno recuperare i giorni in cui, con regolare permesso, sono rimasti a casa per il prelievo. Per alcuni si parla di dieci mesi in più.

L’alternativa è smettere di lavorare alla data fissata, ma con un assegno diminuito di circa il 2%. Secondo Giovetti “in un momento in cui l’Italia è ancora in dietro soprattutto per quanto riguarda la raccolta di plasma questo provvedimento potrebbe fare cattiva pubblicità al servizio di donazione volontaria”.

A livello nazionale è già partita la mobilitazione delle associazioni, per chiedere che il parlamento intervenga. La Commissione Affari Costituzionali ha già accolto un emendamento che permetterebbe di risolvere il problema, ma manca ancora il passaggio in commissione Bilancio, che dovrà confermare se ci sono le coperture economiche.

A Brescia, intanto, però, nella sede dell’Avis si rischia il caos. «Alcuni donatori che di solito vengono a fare donazione nei giorni feriali — racconta il presidente Gianpietro Briola — hanno scelto di venire il sabato o la domenica, nell’incertezza che non ci sia il riconoscimento dei contributi». Un afflusso che però pone seri problemi di gestione. Nei giorni feriali, infatti, arrivano 70-80 donatori, di cui il 60% sono lavoratori, con punte del 70-75% al lunedì e al venerdì. «Se tutti dovessero riversarsi nel week-end, la situazione diventerebbe ingestibile». Senza contare che, scoraggiati da lunghe attese, molti potrebbero anche decidere di ridurre la frequenza delle donazioni o di ritirarsi. «Per piastrine e plasma ci vuole più di un’ora, per cui non si può fare nel week-end», osserva Briola. «Il rischio è che questa norma scoraggi del tutto questo tipo di donazioni, con tutto ciò che ne consegue per la collettività».

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