Lavoro

Riforma Fornero bocciata dai consulenti: «Poca flessibilità in entrata»

Riforma Fornero bocciata dai consulenti: «Poca flessibilità in entrata»
La categoria: «Su partite Iva e associazione in partecipazione meglio un passo indietro»

Cancellazione dei requisiti che individuano le “vere” partite Iva introdotte dalla legge n. 92/2012 (meglio conosciuta come Riforma Fornero); incremento a 8mila euro del limite economico annuo per il lavoro accessorio; abolizione dell’obbligo della causale per i contratti a termine sottoscritti fino al 31 dicembre 2016. Sono alcune delle proposte di modifica della normativa in vigore messe a punto dal Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro.

Il documento parte dalla constatazione che la legge n. 92/2012 di riforma del mercato del lavoro, «non ha centrato gli obiettivi occupazionali che si prefiggeva, forse perché pensata per un modello di mercato del lavoro già in espansione». Al contrario si è verificato, in particolare, un irrigidimento della flessibilità in entrata. A fronte di tale situazione i consulenti hanno individuato alcuni interventi che agiscono anche sulla riduzione del costo del lavoro.

Per quanto riguarda i vincoli alla flessibilità in entrata introdotti dalla legge n. 92, le proposte sono rilevanti. Per le partite Iva si auspica la cancellazione dell’articolo 69 bis del Dlgs 276/2003, introdotto dalla Riforma Fornero. Significa eliminare la possibilità di trasformare le prestazioni a partita Iva in collaborazione coordinata e continuativa se si verificano due di questi tre presupposti: rapporto superiore a otto mesi annui in due anni consecutivi; corrispettivo da partita Iva superiore all’80% dei corrispettivi annui complessivi del collaboratore sempre in due anni consecutivi; postazione fissa presso una sede del committente a disposizione del collaboratore.

Ritorno alla situazione ante riforma anche per il contratto di associazione in partecipazione, che ha introdotto vincoli al numero di associati e al tipo di mansioni che si possono svolgere con questo tipo di rapporto. Per il tempo determinato, invece, si chiede la sospensione, fino alla fine del 2016, dell’obbligo di indicare la causale nonché dei periodi di sospensione obbligatoria tra due contratti, il c.d. “Stop and Go” (60-90 giorni in base alla legge n. 92, riducibili a 20-30 dai contratti collettivi rispetto ai 10-20 giorni prima della riforma).

Meno vincoli anche all’apprendistato, per il quale devono essere eliminati i nuovi obblighi di stabilizzazione da parte delle aziende (50% degli apprendisti quando la legge sarà a regime), lasciando solo quelli previsti dai contratti nazionali. Per quanto riguarda la formazione, invece, si auspica la possibilità di standardizzare il percorso a livello nazionale, in modo da ridurre il puzzle oggi esistente in quanto ogni Regione può agire in modo autonomo. Sempre sul fronte della flessibilità, si propone l’innalzamento del tetto economico per lavoratore e per anno a 8mila euro per le imprese e gli studi professionali (oggi il tetto è di 5mila euro complessivi per il lavoratore, con un tetto a 2mila euro se il committente è impresa o professionista). Inoltre si ritiene opportuno l’accorpamento giuridico di questo contratto con quello dell’impiego intermittente. La realizzazione di tali interventi determinerebbe una sorta di balzo all’indietro, prima del 18 luglio 2012, data di entrata in vigore della legge n. 92.

Oltre ad altri interventi relativi alla responsabilità solidale, al documento unico di regolarità contributiva e al contributo di fine rapporto che finanzia l’ASpI, i consulenti del lavoro ritengono opportuno introdurre uno sgravio fiscale di cinque anni (totale per retribuzioni fino a 40mila euro e al 50% fino a 80mila euro) per i lavoratori under 30 o over 50, nonché contributi ridotti per 3 anni se si stabilizza un dipendente a termine. Infine una riduzione di cinque punti percentuali del costo del lavoro a tempo indeterminato ottenibile tramite 12,2 miliardi di euro recuperati con una revisione delle tariffe Inail, la razionalizzazione del Fondo di tesoreria, utilizzo del 50% delle risorse recuperate dalla lotta all’evasione fiscale, la riduzione della spesa pubblica.

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