Lavoro

Riforma del lavoro: cosa non va secondo la Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro

La circolare 1 dell'11 febbraio 2013 della Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro analizza tutti i punti critici della Riforma Fornero
La circolare 1 dell’11 febbraio 2013 della Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro analizza tutti i punti critici della Riforma Fornero

La Riforma Fornero del lavoro è in vigore ormai da qualche mese e le perplessità destate già prima dell’approvazione si stanno rivelando reali. Le novità volute dall’ormai ex Ministro Elsa Fornero scontentano infatti sia le imprese che i lavoratori a causa di una serie di provvedimenti mancanti e di altri che non tengono conto della situazione reale di entrambe le parti in causa.

In questi giorni la Fondazione Studi – Consulenti del Lavoro ha diffuso una circolare in cui analizza tutte le criticità della Riforma, andando a toccare i punti del testo che rendono difficile la vita alle aziende e ai possibili assunti, a partire dall’aumento del costo del lavoro, uno dei fattori che – già prima della Riforma – intralciava l’occupazione. Ma il piano Fornero, segnalano i Consulenti del Lavoro, penalizza anche la crescita dell’Italia e il suo tessuto produttivo.

Vediamo nel dettaglio quali sono i punti critici segnalati dalla guida della Fondazione.

Mobilità. La Riforma Fornero ha bloccato gli sgravi concessi alle imprese che assumevano lavoratori iscritti alle liste di mobilità. Un provvedimento che in tempi di crisi sta rendendo ancora più difficile di quanto non lo sia la possibilità per un lavoratore di reinserirsi nel mondo del lavoro e per i datori di trovare situazioni di assunzione favorevoli. “Si tratta – commentano i Consulenti – di uno strumento legislativo che nel tempo aveva consentito di ottenere ottimi risultati di occupabilità, pertanto, visto anche l’aggravarsi delle situazioni di difficoltà economica, per i datori poteva continuare a rappresentare un ottimo stimolo ad assumere”. A ciò si aggiunge la mancata proroga nella legge di Stabilità per il 2013 della previsione contenuta nell’articolo 4 della legge 236/1993 che consente ai lavoratori licenziati in forma individuale di essere iscritti nelle liste della ‘piccola mobilità’, e nemmeno allo stanziamento necessario a finanziare gli incentivi per l’assunzione dei lavoratori iscritti in tali liste.

ASpI. L’Assicurazione per l’impiego grava fortemente sulle imprese in caso di interruzione del contratto a tempo indeterminato non dovute a dimissioni del lavoratore. In questo caso per l’azienda è previsto un versamento del 41% del massimale mensile. Il rincaro non prevede differenziazioni per le aziende sotto i 15 dipendenti e dunque va a colpire anche le Pmi. Ma non è tutto: “il contributo – sottolineano i Consulenti – deve essere versato anche in riferimento a quei lavoratori che, pur avendone diritto in teoria, non possiedono, all’atto del licenziamento, i requisiti contributivi previsti per accedere agli ammortizzatori sociali, finendo per essere una sorta di contributo di solidarietà.

Tempo determinato. Con la Riforma il contratto a tempo determinato diventa più caro per l’azienda con l’introduzione di un nuovo aggravio fiscale. Il contributo “è dovuto a decorrere dal periodo di paga di gennaio 2013 sia per i contratti di nuova stipula, sia (stante la mancata puntualizzazione legale) anche per i rapporti già in essere. La stessa è pari all’1,4% e andrà a colpire tutti i rapporti di lavoro non a tempo indeterminato, ad esclusione dell’elencazione richiamata di seguito”. La riforma Fornero ha poi previsto un “premio di stabilizzazione”, che consiste nella possibilità di restituzione all’azienda del contributo addizionale versato relativamente agli ultimi sei mesi di rapporto a tempo determinato. Tale restituzione opera in caso di trasformazione del rapporto a tempo indeterminato o in caso di riassunzione a tempo indeterminato del lavoratore entro il termine di sei mesi dalla data di cessazione del precedente rapporto a tempo determinato (in tal caso si opererà una riduzione del contributo da recuperare rispetto al periodo intercorso tra la cessazione e la riassunzione).

Apprendistato. La Riforma prevede un aumento dei costi per l’assunzione di un apprendista. “A partire dal 1 gennaio 2013 la contribuzione dovuta per gli apprendisti aumenterà della misura dell’1.61 per effetto del comma 36 dell’art. 2 della Legge Fornero. Il contributo è destinato al finanziamento dell’ASpI per i lavoratori con qualifica di apprendista; la misura prevista si applicherà a tutti gli apprendisti compresi quelli assunti a partire dal 01/01/2012 per i quali era stato previsto lo sgravio totale dei contributi; per tali ultimi soggetti quindi l’azienda dovrà comunque sostenere un costo pari all’1.61% della retribuzione imponibile”.

Assunzione donne. La Riforma prevede una serie di agevolazioni per le aziende che assumono personale femminile (50% dei contributi a carico) che però “non risulta operativa per mancanza dei decreti che dovranno stabilire i territori di residenza ‘agevolabili’ nonché il concetto di ‘impiego non regolarmente retribuito’ citato dalla norma”.

Gestione separata. Aumenta anche l’aliquota prevista per la Gestione separata Inps: “a partire dal 1 gennaio 2013 l’aliquota della gestione separata riferita ai titolari di altra posizione previdenziale obbligatoria aumenta dal 18% al 20%. Questa aliquota si applica anche agli associati in partecipazione ed ai professionisti che non hanno l’obbligo di versamento ad altra cassa previdenziale. A partire dal 1 gennaio 2014 anche l’aliquota ordinaria della gestione separata subirà un incremento dall’attuale 27,72% al 28,72%”.

Cooperative. “Le cooperative ex D.P.R. 602/70 che impiegano soci con rapporto di lavoro dipendente, a partire dal 1 gennaio 2013 e subordinatamente all’emanazione di un decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali di concerto con il ministro dell’economie e delle finanze, subiranno un graduale allineamento all’aliquota dell’1,31% con incrementi di 0.26 punti percentuali dal 2013 al 2016 e di 0,27 dal 2017. Analogamente potrà essere determinato l’aumento di 0.06 punti percentuali annui al fine di consentire l’allineamento all’aliquota dello 0,30% di cui alla Legge 845/78”.

questo link il testo completo della circolare dei Consulenti del Lavoro.

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