Diritto

Ricorso inammissibile se consegnato direttamente all’impiegato

Ricorso inammissibile se consegnato direttamente all'impiegato
In tema di impugnazioni, il ricorso per Cassazione consegnato direttamente dal contribuente o dal suo difensore all’impiegato addetto all’Ufficio finanziario “front office” dell’Agenzia delle Entrate deve considerarsi inesistente. La procedura esula completamente dal paradigma normativo della notifica contemplata dal codice di procedura civile (che postula l’intervento dell’Ufficiale Giudiziario)

In tema di impugnazioni, il ricorso per Cassazione consegnato direttamente dal contribuente o dal suo difensore all’impiegato addetto all’Ufficio finanziario “front office” dell’Agenzia delle Entrate deve considerarsi inesistente. La procedura esula completamente dal paradigma normativo della notifica contemplata dal codice di procedura civile (che postula l’intervento dell’Ufficiale Giudiziario). Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 25395 del 1° dicembre 2014.

IL FATTO
Il caso trae origine dal ricorso presentato da un contribuente avverso l’Agenzia delle Entrate per la cassazione della sentenza con cui la Commissione Tributaria Regionale del Piemonte, confermando sul punto la sentenza di primo grado, ha rigettato la domanda di rimborso IRPEF avanzata dal medesimo con riferimento alle ritenute effettuate dal suo datore di lavoro sulle somme corrisposte quale incentivo alle dimissioni; domanda basata sul contrasto – accertato con la sentenza della Corte di Giustizia Europea del 21.7.05, in causa C-207/04 – tra la Direttiva comunitaria 76/207 CE e la disposizione dettata dall’articolo 19, comma 4-bis, TUIR.

Secondo la Commissione Tributaria Regionale la domanda di rimborso era intempestiva, in quanto proposta oltre il termine di 48 mesi dalla data di effettuazione della ritenuta.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso presentato dal contribuente, perché non è stato notificato nelle forme di cui agli articoli 137 e segg, del codice di procedura civile, o delle speciali disposizioni di cui alla legge n. 53/94 e successive modificazioni, ma è stato consegnato all’Ufficio Front Office della Agenzia delle Entrate, che ne ha rilasciato ricevuta in data 23.12.11.

Al riguardo gli Ermellini precisano che la notifica “mediante consegna dell’atto all’impiegato addetto che ne rilascia ricevuta sulla copia” è prevista dalla legge (articolo 16, terzo comma, D.Lgs. n. 546/92) per le notifiche degli atti del giudizio tributario; laddove, a mente del secondo comma dell’articolo 62 D.Lgs. n. 546/92, “al ricorso per cassazione ed al relativo procedimento si applicano le norme del codice di procedura civile, in quanto compatibili con quelle del presente decreto”.

Il ricorso per cassazione avverso le sentenze delle Commissioni Tributarie va quindi notificato nelle forme del codice di procedura civile (salvo il disposto della legge n. 53/94 e successive modificazioni). La diretta consegna di tale ricorso, ad opera del ricorrente o del suo difensore, all’impiegato addetto all’Ufficio esula completamente dal paradigma normativo della notifica contemplata dal codice di rito (che postula l’intervento dell’Ufficiale Giudiziario) e, pertanto, deve considerarsi inesistente; dal che discende l’inammissibilità del ricorso per omessa notifica.

D’altro canto, per il caso, speculare a quello qui in esame, di inesistenza della notifica del ricorso per cassazione effettuata dall’Agenzia delle Entrate tramite i messi autorizzati (art. 16, comma 4, D.Lgs. n. 546/92), la stessa Cassazione aveva precisato in passato che i messi speciali degli uffici finanziari hanno potere di effettuare validamente notifiche – ove debitamente autorizzati – nell’ambito del procedimento speciale dinanzi alle Commissioni Tributarie, ma sono privi di qualsiasi potere notificatorio nell’ambito del procedimento per cassazione (anche se in materia tributaria), che è regolato esclusivamente dalle norme di carattere generale ed in particolare dal codice di procedura civile.

Corte di Cassazione – Sentenza N. 25395/2014

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