Lavoro

Ricollocazione: il contratto non c’è più

Ricollocazione: il contratto non c'è più
Tutele crescenti senza «contratto di ricollocazione». Lo schema di decreto legislativo attuativo del Jobs Act bollinato dalla Ragioneria dello Stato è diverso dal testo licenziato dal Consisto dei Ministri la vigilia di Natale

Tutele crescenti senza «contratto di ricollocazione». Lo schema di decreto legislativo attuativo del Jobs Act bollinato dalla Ragioneria dello Stato è diverso dal testo licenziato dal Consisto dei Ministri la vigilia di Natale. Tra le differenze: l’eliminazione del «contratto di ricollocazione» (art. 11), l’allungamento a dieci anni del periodo di valutazione degli oneri finanziari legati alla nuova «offerta di conciliazione» (art. 6) e la norma sull’entrata in vigore.

Voucher di ricollocazione
Doveva rappresentare un’assoluta novità, ossia una soluzione di politica attiva per l’impiego a favore di lavoratori interessati da licenziamento collettivo o per motivo oggettivo (con o senza seguito giudiziale, con o senza conciliazione) oppure da licenziamento per motivo disciplinare ritenuto dal giudice insufficiente, ma senza reintegrazione. In questi casi, il lavoratore avrebbe avuto diritto a un «contratto di ricollocazione» stipulato con un’agenzia accreditata scelta dal lavoratore, al fine di ottenere un’assistenza intensiva nella ricerca della nuova occupazione: il tutto a spese dello stato (Inps), che avrebbe riconosciuto al lavoratore una dote di «voucher» da spendere presso l’agenzia ed emessi dai centri per l’impiego.

Le risorse
La riforma prevede che, in caso di licenziamento dei lavoratori e al fine di evitare contenzioso, il datore di lavoro possa offrire al lavoratore una somma variabile tra le due e le 18 mensilità. Si chiama «offerta di conciliazione» e l’originario testo di decreto legislativo ne valutava un onere pari a 2 milioni di euro per il 2015, 7,9 milioni per il 2016 e 13,8 milioni per il 2017. La Ragioneria ha allungato la quantificazione a 10 anni aggiungendo:

  • 17,5 milioni per il 2018;
  • 21,2 milioni per il 2019;
  • 24,4 milioni per il 2020;
  • 27,6 milioni per il 2021;
  • 30,8 milioni per il 2022;
  • 34 milioni per il 2023;
  • 37,2 milioni dal 2024.

Entrata in vigore
Infine un nuovo art. 12 fissa l’entrata in vigore della riforma dal giorno dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

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