Diritto

Ricarico: si calcola come media ponderata tra le categorie merceologiche

Ricarico: si calcola come media ponderata tra le categorie merceologiche
La Corte di Cassazione ha chiarito quali siano le modalità di calcolo delle cosiddette “percentuali di ricarico” nell’ambito dell’accertamento induttivo dei redditi determinati in base alle scritture contabili

Con la sentenza n. 25100 del 26 novembre 2014, la Sezione tributaria della Corte di Cassazione ha chiarito quali siano le modalità di calcolo delle cosiddette “percentuali di ricarico” nell’ambito dell’accertamento induttivo dei redditi determinati in base alle scritture contabili.

IL FATTO
La controversia scaturisce dall’impugnazione di un avviso di accertamento fondato sulla rettifica della percentuale di ricarico da applicarsi al costo del venduto per il periodo di imposta 2003. A quanto è dato comprendere dalla narrativa dei fatti, l’ufficio procedente aveva determinato le percentuali di ricarico calcolando la media ponderata per ciascuna categoria di prodotto ed utilizzando i prezzi indicati dall’azienda stessa verosimilmente nel proprio listino prezzi.
In parziale riforma della sentenza di prime cure, la CTR ha dichiarato l’infondatezza della rettifica, ritenendola non sufficientemente plausibile alla luce degli elementi addotti dal contribuente.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell’Amministrazione finanziaria. In particolare, la Suprema Corte ricorda che:
– da un lato, l’ufficio deve specificamente indicare nell’atto impositivo gli indici di inattendibilità dei dati rettificati e dimostrare la loro astratta idoneità a rappresentare una capacità contributiva non dichiarata,
– dall’altro il contribuente deve confutare tali elementi (Cass., 20 giugno 2014, n. 14068; in senso conforme, sentenze 24 luglio 2013, n. 17952; 10 dicembre 2013, n. 27568; 26 marzo 2014, n. 7163).
L’attendibilità della presunzione è condizionata dalla “minuziosa indicazione” dei criteri di calcolo della media ponderata per ciascuna classe merceologica.

Nel caso di specie, l’irragionevolezza delle percentuali di ricarico dichiarate dal contribuente – elemento richiesto dalla giurisprudenza di legittimità affinché possa ritenersi integrata la prova presuntiva (Cass., 9 dicembre 2013, n. 27488; conformemente, 24 settembre 2010, n. 20201) – è dimostrata dal fatto che esse collidono con il listino dei prezzi predisposto dallo stesso contribuente. Proprio tale elemento è stato utilizzato dall’ufficio per rettificare le percentuali di ricarico (cfr. Cass., 24 luglio 2013, n. 17952; in senso conforme, 6 agosto 2002, n. 11813).

La problematica affrontata dalla Corte di Cassazione nella sentenza in rassegna concerne le modalità di calcolo delle percentuali di ricarico: l’ufficio procedente deve ricostruire il prezzo di vendita applicando al costo di acquisto una maggiorazione che permetta la copertura dei costi generali ed il conseguimento di un profitto.
La situazione più complessa si realizza nel caso in cui sia necessario rettificare i ricavi relativi a beni appartenenti a categorie merceologiche diverse, dovendosi calcolare per ognuna la percentuale di ricarico e la quantità venduta.
Si pone poi il problema dell’individuazione delle corrette modalità di computo della percentuale: la media deve essere ponderata (Cass., 2 ottobre 2008, n. 24434) e deve essere determinata in relazione ad un campione di beni significativo sia per qualità che per quantità (Cass., 13 marzo 2009, n. 6086).

I giudici tributari negano l’applicabilità automatica della percentuale di ricarico calcolata per un’impresa ad un’altra, ovvero alla stessa ma in relazione a differenti periodi d’imposta (CTC, sez. II, 23 marzo 1992, n. 2224, in Corr. trib., 1993, 2352). È inoltre ritenuto necessario il riferimento a elementi concernenti la specifica realtà della singola impresa, nonché il raccordo di tali elementi con il complesso di quelli conosciuti.
Ad esempio, è stato considerato corretto l’operato dell’ufficio che aveva corroborato la sua rettifica richiamandosi anche alla posizione centrale di una profumeria, alla risalente data della sua apertura, ai prezzi consigliati dalla ditta fornitrice della merce ed alla necessità di assicurare un’adeguata remunerazione al capitale impiegato ed al lavoro prestato dall’imprenditore (Cass., 27 settembre 2002, n. 13995).

Corte di Cassazione – Sentenza N. 25100/2014

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