Diritto

Revoca beneficio prima casa: 2 anni in più per notificare l’avviso di liquidazione

Revoca beneficio prima casa: 2 anni in più per notificare l’avviso di liquidazione
La proroga di due anni dei termini per la rettifica e la liquidazione della maggiore imposta, in caso di mancata presentazione o inefficacia dell’istanza di condono quanto ai valori dichiarati o agli incrementi di valore assoggettabili a procedimento di valutazione, è applicabile anche all’ipotesi riguardante la definizione delle violazioni relative all’applicazione di agevolazioni tributarie sulle medesime imposte

In tema di agevolazioni tributarie “prima casa”, la proroga di due anni dei termini per la rettifica e la liquidazione della maggiore imposta, in caso di mancata presentazione o inefficacia dell’istanza di condono quanto ai valori dichiarati o agli incrementi di valore assoggettabili a procedimento di valutazione, è applicabile anche all’ipotesi riguardante la definizione delle violazioni relative all’applicazione di agevolazioni tributarie sulle medesime imposte: nell’uno e nell’altro caso, l’Ufficio è chiamato a valutare l’efficacia dell’istanza di definizione, cosicché, trattandosi delle medesime imposte, sarebbe incongrua l’interpretazione che riconoscesse solo nella prima ipotesi la proroga dei termini per la rettifica e la liquidazione del dovuto. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 6742 del 2 aprile 2015.

IL FATTO
Con atto stipulato il 21 aprile 2001 e registrato l’8 maggio 2001, un contribuente ha acquistato un alloggio, quale prima casa, avvalendosi dell’aliquota ridotta ai fini dell’IVA applicata sul prezzo d’acquisto. Il 21 marzo 2005 l’Agenzia delle Entrate gli ha notificato avviso di liquidazione di maggiore imposta a seguito della revoca del beneficio per non avere l’acquirente stabilito la propria residenza presso tale abitazione nel termine perentorio di un anno (all’epoca) previsto dalla legge.
Il contribuente ha adito il giudice tributario chiedendo l’annullamento dell’avviso essendo, a suo dire, spirato il termine triennale di decadenza per l’azione impositiva.

La Commissione Tributaria Provinciale di Roma ha rigettato il ricorso, aderendo alla tesi, esposta dal fisco, dell’intervenuta proroga biennale del termine di decadenza per effetto della legge di condono.

Tale decisione è stata riformata dalla Commissione Tributaria Regionale del Lazio, la quale ha ritenuto che la proroga biennale – prevista dall’art. 11, comma 1-bis, della legge n. 289/2002 – non ha potuto operare nel caso in esame perché l’avviso di liquidazione non è stato emesso per rettificare un valore ma per disconoscere un beneficio.

Contro la sentenza ha proposto ricorso per cassazione l’Agenzia delle Entrate, in particolare invocando la proroga sino al 2006 per il disposto della legge sul condono del 2002 secondo cui i “termini per la rettifica e la liquidazione della maggiore imposta sono prorogati di due anni”.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso presentato dall’Agenzia delle Entrate. In forza dell’art. 16 del D.P.R. n. 633/1972 – e dell’allegata tabella A, parte II, voce 21 – l’aliquota dell’IVA è ridotta per le operazioni che hanno per oggetto case di abitazione non di lusso (D.M. 2 agosto 1969) in presenza delle condizioni di cui alla nota II-bis all’art. 1 della tariffa (parte prima) allegata al T.U. dell’imposta di registro; in caso d’inosservanza si applicano le disposizioni indicate nella predetta nota. Essa (nel testo vigente ratione temporis) prevede che per l’applicazione dell’aliquota ridotta deve ricorrere, tra le altre, la condizione che l’immobile sia ubicato nel territorio del Comune in cui l’acquirente stabilisca la propria residenza entro un anno dall’acquisto. La liquidazione della maggiore imposta con aliquota ordinaria, a carico del compratore, è soggetta a termine triennale di decadenza (art. 76, comma 2, T.U. cit.) che inizia a decorrere “dal momento in cui sia rimasto ineseguito il proposito di trasferire la propria residenza nel Comune in cui è sito l’immobile” (Sez. U, n. 1196 del 2000; conf. Cass. 4321/09 e 279/13).

Sulla questione in commento la Suprema Corte si è già ripetutamente espressa affermando il principio dell’applicabilità della proroga alle ipotesi di violazione della normativa regolante le agevolazioni tributarie, tra le quali rientra la fattispecie in oggetto, ritenendo manifestamente infondata la tesi opposta. In particolare, la proroga di due anni dei termini per la rettifica e la liquidazione della maggiore imposta prevista dall’art. 11, comma 1, della legge n. 289/2002, in caso di mancata presentazione o inefficacia dell’istanza di condono quanto ai valori dichiarati o agli incrementi di valore assoggettabili a procedimento di valutazione, è applicabile anche all’ipotesi di cui al comma 1-bis, riguardante la definizione delle violazioni relative all’applicazione di agevolazioni tributarie sulle medesime imposte, in quanto, nell’uno e nell’altro caso, l’Ufficio è chiamato a valutare l’efficacia dell’istanza di definizione, cosicché, trattandosi delle medesime imposte, sarebbe incongrua l’interpretazione che riconoscesse solo nella prima ipotesi la proroga dei termini per la rettifica e la liquidazione del dovuto (così specificamente Cass. 12069/10 e 7646/14).

Contrariamente a quanto ritenuto dal giudice d’appello, il comma 1-bis – con la formulazione «le violazioni relative alla applicazione, con agevolazioni tributarie, delle imposte su atti, scritture, denunce e dichiarazioni di cui al comma 1, possono essere definite (…)» – esprime testualmente il concetto che le violazioni delle disposizioni agevolative sono del tutto assimilate alle violazioni relative alla enunciazione del valore degli immobili di cui al comma che precede. Da ciò la giurisprudenza di legittimità ricava il convincimento che «la proroga prevista nel comma 1 per le violazioni in esso contenute si applica anche a quelle di cui al comma 1-bis, senza necessità di un esplicito richiamo» e che «la previsione in entrambi i commi di un condono per le violazioni previste, impone tale conclusione, essendo del tutto incongruo che ipotesi assolutamente equivalenti abbiano trattamento diverso».

Infine, si è osservato che «è invalso nella legislazione concernente i condoni fiscali l’uso di concedere proroghe alle autorità incaricate degli accertamenti, in relazione al maggior lavoro che l’esame delle istanze di condono impone agli Uffici, il che ulteriormente conferma la identità di ratio delle disposizioni parola».

Nel caso di specie, la sentenza della Corte territoriale non ha tenuto conto della proroga, prevista dal citato art. 11, del termine per la liquidazione della maggiore imposta, tempestivamente operata dal fisco il 21 marzo 2005, cioè prima delle scadenza del termine prorogato sino al 21 aprile 2006.

Da qui, dunque, l’accoglimento del ricorso.

La proroga di due anni dei termini per la rettifica e la liquidazione della maggiore imposta, in caso di mancata presentazione o inefficacia dell’istanza di condono quanto ai valori dichiarati o agli incrementi di valore assoggettabili a procedimento di valutazione, è applicabile anche all’ipotesi riguardante la definizione delle violazioni relative all’applicazione di agevolazioni tributarie sulle medesime imposte: nell’uno e nell’altro caso, l’Ufficio è chiamato a valutare l’efficacia dell’istanza di definizione, cosicché, trattandosi delle medesime imposte, sarebbe incongrua l’interpretazione che riconoscesse solo nella prima ipotesi la proroga dei termini per la rettifica e la liquidazione del dovuto.
Corte di Cassazione – Sentenza N. 6742/2015

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *