Diritto

Rettifica induttiva legittima se il contribuente si sottrae al contraddittorio

Rettifica induttiva legittima se il contribuente si sottrae al contraddittorio
L’onere di provare l’esistenza di ragioni giustificatrici dello scostamento tra i ricavi dichiarati e quelli calcolati in base agli studi di settore grava sul contribuente che si sia sottratto al contraddittorio instaurato dall’Ufficio

L’onere di provare l’esistenza di ragioni giustificatrici dello scostamento tra i ricavi dichiarati e quelli calcolati in base agli studi di settore grava sul contribuente che si sia sottratto al contraddittorio instaurato dall’Ufficio. Ad affermarlo è la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 2239 del 3 febbraio 2014.

Il caso trae origine da un ricorso proposto dall’Agenzia delle Entrate contro la sentenza con cui la Commissione tributaria regionale ha annullato un avviso di accertamento IVA-IRPEF-IRAP basato sulla determinazione presuntiva dei ricavi sull’assunto che “i parametri costituiscono dei semplici indizi al fine di motivare l’accertamento, ma non possono assurgere a prova“, essendo quindi necessari “altri elementi che consentano di poter affermare l’accertamento di un maggior reddito in capo al contribuente“.

L’Ufficio finanziario si lamenta dell’errore commesso dalla CTR, ritenendo i parametri insufficienti a fondare un accertamento in rettifica, pur quando il contribuente abbia omesso di corrispondere all’invito dell’Amministrazione al contraddittorio.

La Cassazione ha dato ragione all’Agenzia delle Entrate: nell’accogliere il ricorso, ha chiarito che se il contribuente non risponde all’invito al contraddittorio in sede amministrativa, l’Ufficio finanziario può motivare l’accertamento sulla sola base dell’applicazione degli “standards”, dando conto dell’impossibilità di costituire il contraddittorio con il contribuente, nonostante il rituale invito, e il giudice può valutare, nel quadro probatorio, la mancata risposta all’invito.

La conseguenze pratiche della decisione sono di sicuro rilievo, in quanto ammette la legittimità dell’utilizzo di parametri presuntivi per l’accertamento del reddito (art. 3, comma 181, legge n. 549/1995 e D.P.C.M. 29 gennaio 1996), salva sempre la possibilità per il contribuente di contrastarli, in ordine alla loro congruità, dando dimostrazione dell’insussistenza di maggiori indici di reddito in essi previsti.

Corte di Cassazione – Ordinanza N. 2239/2014

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