Diritto

Responsabilità negli appalti: decisiva l’autonomia

Responsabilità negli appalti: decisiva l'autonomia
In caso di subappalto dei lavori, la responsabilità dell’appaltatore è esclusa solo se il subappaltatore svolge il suo lavoro in piena ed assoluta autonomia organizzativa e dirigenziale

Nel caso di subappalto dei lavori è configurabile l’esclusione di responsabilità dell’appaltatore solo nel caso in cui al subappaltatore sia affidato lo svolgimento dei lavori che questi svolga in piena autonomia organizzativa e dirigenziale rispetto all’appaltatore. È questo uno dei principi che vengono sottolineati dalla Corte di Cassazione (sez. IV Pen.) con la sentenza n. 22032 depositata il 26 maggio 2015.

IL FATTO
Presso un cantiere edile nel quale una S.p.A. stava realizzando un complesso residenziale su subappalto conferitole da un’altra società, a sua volta incaricata dell’appalto dalla committente S.r.l., si verificava un infortunio del quale rimaneva vittima un carpentiere. In particolare, l’operaio stava provvedendo all’armatura della soletta del primo piano di uno degli edifici in costruzione, a circa 3,5 metri da terra, quando durante l’attività di fissaggio delle fodere delle assi in legno sul piano di calpestio non ancora ultimato, precipitava al suolo sfondando l’asse centrale di uno dei parapetti ivi posti. A seguito della precipitazione il lavoratore riportava lesioni personali dalle quali derivava una malattia guarita in un tempo superiore a quaranta giorni.
Per rispondere dell’accaduto venivano tratti a giudizio l’amministratore della società committente, il consigliere delegato della società affidataria, il capocantiere di tale ultima società (quale coordinatore per l’esecuzione dei lavori nominato dalla impresa committente) e l’amministratore unico della ditta subappaltatrice e datore di lavoro dell’operaio infortunato, la cui posizione non rileva in questa sede.

Il Tribunale di Milano pronunciava sentenza di condanna nei confronti degli imputati rinvenendo nella condotta di ciascuno di essi la violazione dei doveri cautelari rispettivamente imposti. In particolare, all’amministratore della società committente veniva ascritto di aver omesso di verificare con opportune azioni di controllo che il coordinatore in fase di esecuzione facesse applicare le disposizioni contenute nel piano di sicurezza e di coordinamento; al coordinatore medesimo veniva mosso l’addebito di non aver fatto applicare le disposizioni contenute nel piano di sicurezza e di coordinamento, mentre all’amministratore e al capocantiere dell’impresa affidataria veniva addebitata la inidoneità strutturale del parapetto il cui sfondamento aveva permesso la caduta al suolo del lavoratore, siccome installato in modo difforme da quanto previsto dal libretto d’uso e manutenzione.

In sede di appello la Corte territoriale ha riformato la pronuncia di primo grado limitatamente alla statuizione concernente il giudizio di bilanciamento delle concorrenti circostanze eterogenee, riconoscendo come prevalenti le attenuanti generiche e pertanto rideterminando la pena inflitta agli imputati.

Avverso tale sentenza propongono ricorso per cassazione gli imputati.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza impugnata. Soffermando l’attenzione sui rapporti tra committente e coordinatore per l’esecuzione la Corte, richiamandosi all’art. 6, comma 2, del D.Lgs. n. 494/1996 (trasfuso nell’art. 92, comma 2, del D.Lgs. n. 81/2008 – Testo Unico sulla salute e sicurezza sui luoghi di lavoro) evidenzia che esso da una parte prevede che il coordinatore per la progettazione rediga il piano di sicurezza e di coordinamento (Psc) e che disponga un fascicolo contenente informazioni utili ai fini della sicurezza, dall’altra che durante la realizzazione dell’opera il coordinatore per l’esecuzione provveda a verificare, tramite le opportune azioni, l’applicazione da parte delle imprese esecutrici e dei lavoratori autonomi, le disposizioni contenute nel Psc e la corretta applicazione delle procedure di lavoro.

Tutto ciò tenendo anche presente che tale controllo verrà svolto con modalità le quali escludono la presenza continuativa in cantiere ma che tuttavia assicurino il risultato, ossia che le prescrizioni del piano operativo di sicurezza (Pos) siano osservate. Trattasi di “alta vigilanza”, la quale deve intendersi:
a) come il controllo sulla corretta osservanza, da parte delle imprese, delle disposizioni contenute nel Psc, nonché sulla scrupolosa applicazione delle procedure di lavoro a garanzia dell’incolumità dei lavoratori;
b) nella verifica dell’idoneità del Pos e nell’assicurazione della sua coerenza rispetto al Psc;
c) nell’adeguamento dei piani in relazione all’evoluzione dei lavori e alle eventuali modifiche intervenute, verificando, altresì, che le imprese esecutrici adeguino i rispettivi Pos.
L’obbligo del committente invece è quello di verificare che il coordinatore svolga effettivamente tale compito, il quale non si concretizza in un controllo capillare e continuo dell’attività di questi, ma si sostanzia con modalità che valgono a descriverla anch’essa come “alta vigilanza”, come quella testé richiamata per il coordinatore. Fermo restando il principio secondo il quale nell’ambito dei subappalti gli obblighi prevenzionistici gravano su tutti coloro che esercitano i lavori e, quindi, anche sul subappaltatore interessato all’esecuzione di un’opera parziale e specialistica, vale quindi il principio secondo cui il subappaltante è esonerato dagli obblighi di protezione solo nel caso in cui il lavori subappaltati rivestano una completa autonomia, sicché non possa verificarsi alcuna sua ingerenza rispetto ai compiti del subappaltatori.

Corte di Cassazione – Sentenza N. 22032/2015

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