Diritto

Responsabile unico del procedimento: garante della sicurezza anche nello svolgimento dei lavori

Responsabile unico del procedimento: garante della sicurezza anche nello svolgimento dei lavori
Il R.U.P. (Responsabile unico del procedimento) è garante della sicurezza non solo nella fase genetica dei lavori ma anche durante il loro svolgimento

A carico del R.U.P. (Responsabile unico del procedimento) grava una posizione di garanzia connessa ai compiti di sicurezza, non solo nella fase genetica dei lavori, laddove vengono redatti i piani di sicurezza, ma anche durante il loro svolgimento, fase nella quale vige l’obbligo di sorvegliarne la corretta attuazione, controllando anche l’adeguatezza e la specificità dei piani di sicurezza rispetto alla loro finalità, preordinata alla incolumità dei lavoratori. Lo ha affermato la Corte di Cassazione con la sentenza n. 34088 del 4 agosto 2015.

IL FATTO
Il caso trae origine da una sentenza con cui il Tribunale di Sassari aveva dichiarato l’imputato, nella sua qualità di responsabile del procedimento e dell’esecuzione dei lavori, colpevole per avere cagionato per colpa generica e specifica lesioni personali comportanti una malattia di durata superiore ai quaranta giorni all’operaio C.R. (costituito parte civile nel processo), che era stato colpito violentemente alla testa dall’entrata della pompa di una betoniera erogante calcestruzzo. In particolare al C.G.B.F., quale coordinatore in fase di progettazione e di esecuzione dei lavori (per conto della committente Amministrazione comunale di S.) era stato contestato di avere omesso di far applicare all’impresa esecutrice il piano di sicurezza e di coordinamento (P.S.C.), ai sensi dell’abrogato art. 5, comma 1, lett. b), D.Lgs. n. 494/96.

La Corte d’Appello aveva ritenuto pacifico che il R.U.P., nella sua qualità di coordinatore dei lavori in fase di esecuzione (oltre che di progettazione) avesse l’obbligo di verificare che il sub-appaltatore avesse predisposto il P.O.S. e lo avesse portato a conoscenza dei lavoratori interessati e che in cantiere vi fosse coordinamento tra appaltatore, sub-appaltatore e ditta incaricata del solo gettito del calcestruzzo. Secondo la sentenza, quindi, la consapevole omissione da parte del R.U.P. di tali attività doveva ritenersi causalmente collegata all’evento lesivo.

Avverso tale sentenza proponeva ricorso per cassazione l’imputato, sostenendo che la Corte territoriale non aveva spiegato da dove il C.G.B.F. avrebbe dovuto trarre la conoscenza di un sub-appalto e soprattutto della sua ritualità, dal momento che l’impresa appaltatrice aveva dichiarato che avrebbe eseguito in proprio i lavori e che del presunto sub-appaltatore F. e della obbligatoria autorizzazione al sub-appalto non risultava traccia agli atti del processo e, di conseguenza nessuno, né dall’impresa appaltante, né dall’impresa aggiudicatrice dei lavori, si era fatto carico di comunicargli alcunché. Osservava inoltre la difesa che la sentenza impugnata era altresì contraddittoria e manifestamente illogica laddove, da un lato, attribuiva al C.G.B.F. l’omessa vigilanza sulla predisposizione del P.O.S. e la conseguente informativa agli operai sui rischi delle specifiche lavorazioni, dall’altro attestava che per lo scarico di cemento su piani di quota differenti e per situazioni simili dovesse soccorrere la regola, prevista nello stesso P.S.C. redatto dal geometra C.G.B.F., di avvalersi dell’ausilio di un addetto a terra, regola che era stata seguita nel caso concreto dall’odierno ricorrente (in quanto il P. era coadiuvato dal geometra M., professionista del settore svolgente mansioni di capo cantiere). In conclusione, secondo la difesa, errava la sentenza impugnata laddove aveva ritenuto di individuare la cooperazione colposa del ricorrente sia nell’avere omesso di vigilare sulla predisposizione e attuazione del P.O.S. (non obbligatorio all’epoca per quell’impresa), sia per avere omesso di coordinare le varie imprese presenti in cantiere.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso presentato dall’imputato. Osservano, sul punto, gli Ermellini come sul responsabile dei lavori incomba, ai sensi del D.P.R. n. 494 del 1996, art. 6, l’obbligo della verifica delle condizioni di sicurezza del lavoro in attuazione dei relativi piani (art. 4 e art. 5, comma 1, lett. a), D.P.R. citato).

Orbene, ciò premesso, deve ricordarsi che ai sensi del D.P.R. n. 554 del 1999, art. 7, comma 2 (regolamento di attuazione della legge Quadro dei Lavori Pubblici), il responsabile del procedimento provvede a creare le condizioni affinchè il processo realizzativo dell’intervento risulti condotto nei tempi e costi preventivati e nel rispetto della sicurezza e della salute dei lavoratori, in conformità a qualsiasi altra disposizione di legge in materia. Inoltre egli, ai sensi dell’art. 8, lett. f), deve coordinare le attività necessarie alla redazione del progetto definitivo ed esecutivo, verificando che siano rispettate le indicazioni contenute nel documento preliminare alla progettazione e nel progetto preliminare, nonché alla redazione del piano di sicurezza e di coordinamento e del piano generale di sicurezza. Inoltre, ai sensi dell’art. 8, comma 3, egli vigila sulla attività, valuta il piano di sicurezza e di coordinamento e l’eventuale piano generale di sicurezza e il fascicolo predisposti dal coordinatore per la progettazione.

In sostanza a carico del R.U.P. (Responsabile unico del procedimento) grava una posizione di garanzia connessa ai compiti di sicurezza, non solo nella fase genetica dei lavori, laddove vengono redatti i piani di sicurezza, ma anche durante il loro svolgimento, fase nella quale vige l’obbligo di sorvegliarne la corretta attuazione, controllando anche l’adeguatezza e la specificità dei piani di sicurezza rispetto alla loro finalità, preordinata alla incolumità dei lavoratori

Orbene, nel caso di specie, come correttamente rilevato dal giudice di merito, il C.G.B.F. è venuto meno all’adempimento degli oneri gravanti a suo carico.
I giudici della Corte territoriale hanno infatti evidenziato a tal proposito che i compiti dell’imputato non potevano esaurirsi nella mera redazione del P.S.C., dovendo egli anche svolgere l’indispensabile opera di coordinatore che prevedeva innanzitutto il controllo che il sub-appaltatore F. avesse a sua volta predisposto il P.O.S e lo avesse a sua volta portato a conoscenza dei lavoratori interessati. Egli inoltre avrebbe dovuto accertarsi che in cantiere sussistesse una buona coordinazione tra appaltatore (E. s.r.l.), sub-appaltatore (impresa individuale F.) e ditta incaricata della sola gettata del calcestruzzo.

Le predette attività demandate al C.G.B.F. erano state da lui omesse e tale omissione è collegata con nesso di causalità all’evento lesivo occorso al lavoratore.

Ne consegue il rigetto del ricorso.

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