Diritto

Rendita da malattia professionale: necessario il nesso causale con la lavorazione svolta

Rendita da malattia professionale: necessario il nesso causale con la lavorazione svolta
La rendita per malattia professionale richiede che la malattia sia contratta nell’esercizio o a causa della lavorazione svolta, sicché il riconoscimento del diritto alla rendita implica uno stretto nesso tra patologia e attività lavorativa, che in casi di fattori plurimi deve costituire “la condizione sine qua non della malattia”

La rendita per malattia professionale richiede che la malattia sia contratta nell’esercizio o a causa della lavorazione svolta, sicché il riconoscimento del diritto alla rendita implica uno stretto nesso tra patologia e attività lavorativa, che in casi di fattori plurimi deve costituire “la condizione sine qua non della malattia“.

E’ quanto deciso dalla Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, con la sentenza 9 ottobre 2013, n. 22974.

In particolare, la suprema Corte intervenendo in tema di malattia professionale ha statuito che non ha diritto alla rendita per malattia professionale il lavoratore che faceva dipendere i suoi problemi all’ernia del disco dall’avere svolto, per 19 anni, un lungo tragitto in macchina per andare al lavoro, in quanto la patologia non è causata dall’attività lavorativa in sé, ma è stata contratta al di fuori dell’ambito lavorativo.

La vicenda ha visto protagonista un lavoratore che aveva chiamato in giudizio l’INAIL inanzi al Tribunale, affinchè venisse accertato il suo diritto alla rendita vitalizia per malattia professionale. Infatti il lavoratore accusava un problema all’ernia del disco causata dal percorso in auto per recarsi sul posto di lavoro. Il Tribunale adito rigetta la domanda del lavoratore. Avverso la decisione del giudice di prime cure il lavoratore ricorre alla Corte di Appello che in parziale riforma della sentenza di primo grado riconosce l’esistenza del nesso causale tra la patologia denunciata dal lavoratore e il prolungato tragitto giornaliero per recarsi al lavoro, protrattosi per diciannove anni attraverso l’utilizzo dei proprio autoveicolo.

L’INAIL, avverso la decisione dei giudici di appello, ricorre per cassazione affidandosi ad un unico motivo di censura.

Gli Ermellini accolgono il ricorso ritenendo fondato il motivo di doglianza dell’INAIL e precisano che il riconoscimento della malattia professionale è legato alla dimostrazione dello stretto nesso eziologico tra la patologia e l’attività lavorativa svolta. La malattia professionale, quindi, non può essere riconosciuta se il problema fisico è contratto “in occasione di lavoro” (come nel caso in specie), anzi: l’attività lavorativa deve costituire “la condizione sine qua non della malattia”.

Pertanto alla luce di quanto soprascritto il requisito della inscindibile connessione tra rendita e attività lavorativa caratterizza anche la differenza tra malattia professionale e infortunio sul lavoro. Solo in relazione a quest’ultimo la copertura assicurativa va estesa anche agli eventi verificatisi al di fuori dei luoghi di lavoro e non solo nel corso della prestazione lavorativa, nonché per accadimenti ricollegabili, seppure in forma indiretta, allo svolgersi dell’attività di lavoro.

Sulla base dello stretto legame tra attività lavorativa e malattia è stata distinta la rendita dall’equo indennizzo per il cui riconoscimento è stato ritenuto sufficiente che la menomazione subita dal lavoratore sia comunque connessa con il servizio prestato. Il requisito della inscindibile connessione tra rendita e attività lavorativa caratterizza anche la differenza tra malattia professionale ed infortunio sul lavoro. Solo in relazione a quest’ultimo secondo un indirizzo ormai consolidato la copertura assicurativa va estesa anche agli eventi verificatisi al di fuori dei luoghi di lavoro e non solo nel corso della prestazione lavorativa nonché per accadimenti ricollegabili seppure in forma indiretta allo svolgersi dell’attività di lavoro. L’articolo 3 del DPR 30 giugno 1924 n. 11224 ricollega l’assicurazione per le malattie professionali a specifiche tabelle a dimostrazione della configurabilità di un nesso eziologico tra malattia ed esercizio di attività lavorativa con possibili effetti morbigeni.

Il DPR 30 giugno 1965 n. 1124 distingue, quindi, tra due ben diverse qualificazioni giuridiche di eventi lesivi oggetto di tutela, ossia “infortunio sul lavoro” e “malattia professionale”. Questi eventi, legittimando domande con una diversa causa petendi e un diverso petitum, richiedono conseguentemente sul versante processuale una distinta articolazione delle prove con riguardo anche al nesso eziologico. In particolare, la normativa per la malattia professionale prevede il riconoscimento della relativa rendita in quanto venga causata dal lavoro e non contratta in occasione del lavoro.

Corte di Cassazione – Sentenza N. 22974/2013

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