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Registro dei revisori legali senza accessi automatici, nessuna equipollenza coi dottori commercialisti

Registro dei revisori legali senza accessi automatici, nessuna equipollenza coi dottori commercialisti
La Commissione Europea boccia l’equipollenza tra dottore commercialista e revisore legale ed apre la strada alla necessità di un esame integrativo abilitante uguale per tutti i professionisti (dottori commercialisti inclusi) che vogliano svolgere l’attività di revisore legale dei conti

La Commissione Europea boccia l’equipollenza tra dottore commercialista e revisore legale ed apre la strada alla necessità di un esame integrativo abilitante uguale per tutti i professionisti (dottori commercialisti inclusi) che vogliano svolgere l’attività di revisore legale dei conti. Una posizione fatta propria dall’ufficio legislativo del Ministero della Giustizia italiano e, a sua volta, trasmessa anche al dicastero dell’Economia.

Così – in piena polemica sui malfunzionamento del Registro dei Revisori a causa dei disguidi informatici e gestionali di Consip (vedasi questo articolo) e all’indomani della conseguente proroga del termine per l’iscrizione inizialmente fissato al 23 settembre (vedasi questo articolo) – arriva la notizia della posizione (innovativa e divergente dalla tesi dell’equipollenza sostenuta anche dal Cun) della Commissione Ue sul tema dell’esame di abilitazione e dell’equipollenza. La tesi della Dg “Capitali e imprese” è chiara: una eventuale norma nazionale che stabilisca l’equipollenza senza esame integrativo si porrebbe in contrasto con la direttiva n. 2006/43/Ce. Un monito non da poco per il Ministro della Giustizia chiamato alla redazione dei regolamenti in tema di esame ed equipollenze. Che, avuto notizia della posizione comunitaria, espressa nel giugno scorso, a luglio ha preso posizione chiarendo, anche al Ministero dell’Economia, la rilevanza del “solco” che divide il revisore dalle altre professioni che agiscono, fondamentalmente, nell’interesse del cliente mentre il revisore applica, e verifica l’applicazione delle norme, in posizione di terzietà. Una premessa importante alla luce del fatto che il nuovo regolamento, a cui è affidato il compito di attuare la parte del D.lgs n. 39/2010 relativa agli esami di accesso al Registro, sarà pronto entro la fine dell’anno.

Il tratto saliente della normativa dovrebbe essere che tutti i professionisti che si iscriveranno ex novo al Registro dovranno sostenere una prova d’esame che attesti le conoscenze specifiche richieste dalla revisione. E affrontare un percorso formativo che dia loro perfetta conoscenza della terzietà della professione che si apprestano ad esercitare, al servizio non del cliente ma della certezza dei bilanci. In tutto questo, perderebbe valore anche l’affermazione del Cun a favore dell’equipollenza per i dottori commercialisti, anche alla luce del fatto che tale professione potrà essere svolta in tutti i paesi comunitari, sempre a tutela della veridicità delle informazioni societarie contenute nei bilanci.

«Si tratta – spiega Virgilio Baresi, presidente dell’Istituto Nazionale dei Revisori Contabili che associa circa 6mila professionisti – di un risultato di enorme rilievo per il mondo dei revisori che diventeranno la prima professione italiana che avrà un titolo europeo che le consentirà di esercitare in tutta la Ue. E questo non come professionista “di parte”, come accade ad esempio per avvocati o commercialisti che possono ovviamente assistere chi vogliono, ma come soggetto terzo che è nelle condizioni di controllare il bilancio di qualsiasi azienda europea». L’obiettivo dell’Inrl è che i revisori legali facciano la revisione come professione “unica” e la stima di Baresi è che il mercato possa assorbire circa 40mila operatori nel prossimo triennio. «Una possibilità interessante soprattutto per i giovani che si affacciano al mercato del lavoro e che avrà effetti importanti sullo sviluppo del sistema economico e delle imprese, finalmente allineate a tutti gli altri competitor europei».

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